Serratia marcescens, quell’opportunista di un patogeno….

 

 

 

Spagna, ospedale di La Paz, scoppia un’epidemia da Serratia marcescens nell’unità di terapia intensiva neonatale che costringe il Ministero della Salute a chiudere l’unità.

Il Ministero della Salute spagnolo ha chiuso l’unità di terapia intensiva neonatale dopo che 51 bambini sono stati infettati da Serratia marcescens. Dei 51 bambini, 27 hanno sviluppato l’infezione mentre 24 sono risultati essere solo colonizzati (non hanno sviluppato alcuna infezione). Attualmente, la maggior parte dei bambini è stata dimessa, ma undici rimangono ancora in isolamento. È stata segnalata anche una morte nel reparto neonatale, tuttavia, non è ancora stato stabilito se sia stata proprio Serratia la causa diretta della morte, poichè il bambino era solo alla venticinquesima settimana di gestazione, pesava meno di 1000 grammi e aveva altre patologie associate alla prematurità. I responsabili della terapia intensiva neonatale a La Paz, hanno rilevato una maggiore presenza di batteri nel reparto in questione e hanno aperto una commissione d’inchiesta che si riunisce ogni giorno e stabilisce una serie di misure preventive.

Serratia marcescens è un patogeno opportunista il cui significato clinico è stato apprezzato solo negli ultimi quattro decenni. Si tratta di un importante agente patogeno nosocomiale e di una frequente fonte di focolai di infezioni ospedaliere, sia in adulti che in pazienti pediatrici. I risultati di un programma di sorveglianza negli Stati Uniti e in Europa, indicano che Serratia spp. è responsabile in media del 6,5% di tutte le infezioni da Gram negativi in terapia intensiva (al quinto posto tra i Gram negativi nei reparti di terapia intensiva) e del 3,5% delle infezioni nei pazienti che non si trovano in terapia intensiva. Attualmente, Serratia è la settima causa più comune di polmonite, con un’incidenza del 4,1% negli Stati Uniti, del 3,2% in Europa e del 2,4% in America Latina, e la decima causa più comune di infezione del flusso sanguigno con un’incidenza del 2,0% tra i pazienti ospedalizzati. S. marcescens è raramente associata ad infezioni invasive primarie poichè causa soprattutto infezioni opportunistiche che insorgono ogni qual volta il batterio riesca ad ottenere l’accesso ad un ospite immunocompromesso. I pazienti più a rischio sono quelli con disturbi debilitanti, quelli trattati con antibiotici ad ampio spettro e i pazienti in terapia intensiva. Il catetere urinario a permanenza, per esempio, è un importante fattore di rischio per l’infezione, rischio che è stato direttamente connesso alla vicinanza di altri pazienti cateterizzati colonizzati o infettati dal microrganismo. Anche le vie respiratorie rappresentano un importante portale d’ingresso per S. marcescens, l’80% degli isolati dal tratto respiratorio di pazienti con batteriemie post-operatorie è rappresentato infatti da S. marcescens. Non a caso, le infezioni più comuni sono quelle delle vie urinarie in pazienti cateterizzati, le infezioni del tratto respiratorio in pazienti intubati e le infezioni del flusso sanguigno in pazienti post-chirurgici.

S. marcescens è inoltre una rara causa di endocardite. Nel 1970 infatti, S. marcescens è stata la causa più frequente di endocardite da Gram-negativi tra i tossicodipendenti a San Francisco. La frequenza da allora è notevolmente diminuita, anche se, casi sporadici di endocardite da Serratia, si verificano di tanto in tanto in due gruppi di pazienti ad alto rischio: i consumatori di droga per via endovenosa e i pazienti sottoposti a chirurgia della valvola protesica. Nel corso degli anni, l’infezione da S. marcescens è stata attribuita a diverse fonti. Le più comuni fonti di infezione comprendono nebulizzatori, broncoscopi, laringoscopi e soluzioni contaminate come farmaci per inalazione, siringhe di eparina preriempite, soluzioni saline, e antisettici. Inoltre, diverse fonti ambientali, come l’unità di aria condizionata, urine-bacini di raccolta, distributori di sapone liquido e anche l’acqua del rubinetto, sono state riconosciute come importanti serbatoi d’infezione. Infine, anche Il tratto gastrointestinale, il principale sito di colonizzazione per S. marcescens, può rappresentare una fonte d’infezione, soprattutto per i pazienti immunocompromessi ed ospedalizzati.

Comunque, indipendentemente dalla fonte o dal tipo di serbatoio infettivo, la modalità predominante per la diffusione di S. marcescens è considerata la trasmissione per contatto diretto tra il personale ospedaliero.

Quindi, anche se in passato Serratia marcescens è stato considerato un innocuo saprofita, oggi rappresenta un importante agente patogeno opportunista con una notevole propensione per le infezioni nosocomiali e con una sempre maggiore resistenza antimicrobica (fin da quando, verso la metà degli anni ’70, la resistenza alla gentamicina è cominciata ad emergere, gli amminoglicosidi sono considerati i farmaci di prima scelta per il trattamento delle infezioni causate da Serratia marcescens).

 

Serratia marcescens, Immagine al TEM (Transmission electron micrograph)

 

Dal punto di vista microbiologico, con chi abbiamo a che fare?

Il genere Serratia appartiene alla famiglia delle Enterobacteriaceae e attualmente comprende 14 specie, otto delle quali sono associate ad infezioni nell’uomo. Tra queste, S. marcescens, S. liquefaciens e S. odorifera sono le specie maggiormente coinvolte nell’insorgenza di infezioni di una certa importanza clinica. In particolare, S. marcescens è l’isolato clinico più comune e il più importante patogeno umano.

 

Serratia spp. bastoncini mobili Gram negativi

 

S. marcescens è in grado di produrre un caratteristico pigmento rosso, per questo motivo, in passato, è stato descritto come il batterio con la capacità di “mascherare”, proprio come fa il sangue. All’inizio di questo secolo, la pigmentazione rossa distintiva di S. marcescens, combinata con un apparente basso livello di virulenza, ha portato al suo comune utilizzo come marcatore biologico di infezione. Di conseguenza, S. marcescens è stato utilizzato in una serie di esperimenti di trasmissione batterica classici, che hanno portato ad una migliore comprensione dell’epidemiologia delle infezioni.

Tuttavia, dal 1960 in poi, gli isolati non pigmentati di S. marcescens hanno preso il sopravvento, in ambito clinico, sui ceppi pigmentati, e sono stati sempre più coinvolti nelle infezioni nosocomiali, soprattutto tra i pazienti immunocompromessi.

I batteri appartenenti al genere Serratia, sono bastoncini mobili Gram negativi. Vengono comunemente isolati dal sangue o dalle ferite mediante l’utilizzo dell’agar sangue, oppure da siti respiratori e dalle vie urinarie utilizzando metodi di coltura selettivi come il MacConkey agar. Questo terreno è selettivo perché i batteri del genere Serratia si sviluppano fermentando solo debolmente il lattosio e, dopo 24 h di incubazione, possono apparire incolori o con una lieve colorazione rosa. Ciò li differenzia dai batteri fortemente fermentanti il lattosio come le specie di Escherichia, Klebsiella ed Enterobacter, che producono colonie rosse circondate da una zona di precipitato di bile.

 

Colonie (in rosa) di Serratia marcescens su MacConkey agar.

 

In linea con il suo ruolo di agente responsabile di infezioni opportunistiche, S. marcescens è stato tradizionalmente associato ad una bassa patogenicità intrinseca. Mentre quasi tutti i ceppi producono prodotti extracellulari, come DNasi, chitinasi, lecitinasi, lipasi e gelatinasi, sembra che in S. marcescens, questi enzimi non agiscano da potenti fattori di virulenza. Tuttavia, quasi tutti i ceppi di S. marcescens secernono un’emolisina pore-forming, associata alla citotossicità cellulare e al rilascio di mediatori infiammatori. Questa citotossina è determinante per la penetrazione nei tessuti e sembra avere un ruolo nel quorum sensing.

Come si può prevenire l’infezione?

Il controllo delle infezioni non può dipendere soltanto da un prudente uso degli antimicrobici, ma anche e soprattutto dall’attuazione di politiche efficaci per il controllo delle infezioni. Se si riscontra per esempio un aumento dell’incidenza delle infezioni da S. marcescens, il team di controllo delle infezioni dovrebbe essere in grado di attuare le misure necessarie per prevenirne la diffusione all’interno dell’ospedale, specialmente quando i ceppi isolati sono multiresistenti. Inoltre, come in tutti gli ambiti che riguardano il controllo delle infezioni, ricordiamo che l’igiene delle mani è la componente più importante, e, quando si evidenzia la presenza di S. marcescens, questo dovrebbe essere nuovamente e ampiamente sottolineato a tutto il personale sanitario.

 

 

 

Fonte: Infectious Disease & Antimicrobial Agents

 

Antonella Ligato

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