Il ruolo dell’intestino nel trattamento della schizofrenia

Tra le malattie psicotiche circa l’1,1% della popolazione mondiale sopra i 18 anni sembra soffrire di schizofrenia. Questo è un disturbo psichico che comporta disfunzioni di tipo comportamentali, cognitive ed emotive. A differenza di quanto si possa pensare la schizofrenia non è un disturbo della doppia personalità ma è un problema ben diverso i cui sintomi variano anche mensilmente. Viene diagnosticata sulla base della presenza di almeno due tra i sintomi “positivi” e “negativi” che la caratterizzano. Tra i sintomi positivi troviamo i deliri, le allucinazioni, il comportamento catatonico e altri sintomi che “aggiungono” qualcosa; tra i sintomi negativi, invece, sono da considerare tutti quei sintomi che “tolgono” qualcosa come la diminuzione dell’espressione delle emozioni e l’abulia.

La schizofrenia come grave condizione cronica di salute mentale è il risultato di una combinazione di fattori sia genetici che ambientali. In primis, sono riconosciuti gli squilibri della “chimica del cervello” cioè le alterazioni di neurotrasmettitori cerebrali come la dopamina e il glutammato. Negli ultimi anni alcune analisi portate avanti dai laboratori di ricerca dell’Università della California hanno dimostrato che un simile disturbo sia correlato anche agli squilibri del tratto gastrointestinale. La ricerca suggerisce una relazione tra lo sviluppo della schizofrenia e le disfunzioni del microbioma intestinale causa di infezioni e disfunzioni immunitarie. Per intendere la questione basta conoscere il ruolo della flora batterica intestinale; questa infatti è predisposta a mantenere alto il livello di difesa dell’organismo, a migliorare le attività fisiologiche dell’organismo ma anche a garantire un corretto sviluppo del nostro cervello.

Diversi studi hanno dimostrato che i batteri buoni della flora intestinale aiutino a regolare l’attività di molte sostanze fisiologiche tra cui le proteine che influenzano l’attività cerebrale. Una proteina chiamata BDNFfattore neurotrofico cerebrale, è deputata al mantenimento della neuroplasticità, ha un ruolo fondamentale e di impatto per la capacità del cervello di sviluppare nuovi neuroni e renderli adattabili. Un microbioma intestinale sbilanciato può portare al malfunzionamento dei recettori NMDA del glutammato implicati nel processo di plasticità ed adattabilità neuronale, soprattutto per quanto riguarda memoria e apprendimento. Non solo, questo sbilanciamento microbico causa variazioni di BNDF che possono contribuire allo sviluppo dei sintomi tipici della schizofrenia.

Studi condotti sui pazienti affetti da schizofrenia hanno rilevato la presenza di particolari danni al tratto gastrointestinale correlati direttamente allo sviluppo di anticorpi “anti-cellule cerebrali” nell’ippocampo, nell’amigdala e nella corteccia prefrontale; tutte aree cerebrali compromesse nei pazienti affetti da schizofrenia tali da indurre anomalie nella memoria, nel lavoro, nel pensiero e nelle capacità decisionali.

Alla normale terapia farmacologica che prevede l’utilizzo di farmaci neurolettici, o antipsicotici, si affianca un nuovo trattamento che mira al miglioramento della flora batterica intestinale. Oltre ad un cambiamento, o meglio, ad un miglioramento nella dieta con drastica riduzione di cibi contenenti glutine e caseina, la terapia prevede l’utilizzo di antimicrobici come la Minociclina e di probiotici, “integratori” contenenti “batteri buoni” con impatto positivo nell’umore e nell’immunità corporea  grazie al miglioramento delle condizioni della flora batterica intestinale. Tra le nuove terapia, benchè ancora in fase di studio in termini di cure schizofreniche, esiste anche il trapianto fecale ovvero il trapianto di batteri fecali da qualcuno con un microbioma sano (argomento già trattato in merito ad altre patologie di cui si riporta il link al seguente indirizzo: http://microbiologiaitalia.altervista.org/trapiantare-la-flora-batterica-di-un-soggetto-sano-in-un-malato-per-sconfiggere-il-clostridium-difficile/).

Bisognerebbe affrontare il problema alla radice consultando il proprio team medico per un approccio diverso e rivolto alle nuove terapie coadiuvando i sistemi convenzionali con quelli complementari sopra descritti.

Alice Marcantonio

Fonte: “Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psichiatry”

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