Onchocerca volvulus: la causa della “cecità fluviale”

Quello di oggi è un parassita particolare, che sembrerebbe essere la causa di non una, ma ben due patologie. Signore e signori, vi presento Onchocerca volvulus.

Onchocerca volvulus è un nematode parassita dell’uomo che causa la malattia nota come “cecità fluviale” ed è il maggior indiziato come causa scatenante del cosiddetto nodding disease (letteralmente “malattia dell’annuire”). Questo nematode misura fino a 50 mm di lunghezza e 0,35 mm di larghezza per quanto riguarda le femmine, contro i 30 e gli 0,13 mm del maschio, e nell’ospite definitivo si incista in strutture dette noduli fibrosi, localizzati nel tessuto sottocutaneo.

Fig.1: Simulium damnosum

Per la trasmissione, O. volvulus necessita di un vettore che in questo caso è un insetto ematofago della famiglia dei Simuliidae, generalmente Simulium damnosum (Fig.1) in Africa (soprannominata non a caso “the damned black fly”, la dannata mosca nera), Simulium ochraceum in America centrale e Simulium metallicum in Venezuela. L’ospite definitivo invece è solo uno: l’uomo.

Il ciclo vitale di questo parassita inizia quando il vettore infetto punge l’ospite per cibarsi del suo sangue; così facendo rilascia le larve nel circolo sanguigno dell’ospite. Da qui, queste si spostano nel tessuto sottocutaneo dove maturano nel giro di qualche mese, incistandosi e formando così noduli fibrosi. Una volta completato lo sviluppo, maschi e femmine escono dai noduli e si accoppiano; le uova, che maturano nel corpo della femmina, vengono infine rilasciate dando vita anche a 1000 microfilarie al giorno. Queste migrano quindi fino alla cute dell’ospite, attendendo l’intervento di un vettore per poter iniziare così il proprio ciclo vitale. Una volta all’interno dell’insetto, le microfilarie maturano a livello dei muscoli toracici e diventano infettanti nel giro di circa una settimana, ricominciando quindi un nuovo ciclo.

La malattia scatenata da O. volvulus è chiamata oncocercosi o cecità fluviale. Questa denominazione è riconducibile a due motivi: il primo è che la malattia si manifesta specialmente in insediamenti umani localizzati lungo il corso dei fiumi, in quanto lo sviluppo delle larve del vettore è legato necessariamente all’ambiente acquatico. Il secondo motivo riguarda il fatto che alcune microfilarie possono raggiungere l’occhio, nel quale muoiono rapidamente scatenando una reazione immunitaria ed un processo infiammatorio a carico della cornea detto cheratite, a cui spesso seguono uveite e glaucoma (Fig.3). Si può avere inoltre anche un interessamento della retina e del nervo ottico, che risulta nella completa perdita della vista.

Tuttavia, non è solo l’occhio a subire le conseguenze dell’infestazione: anche il derma si infiamma causando una dermatite con eventuale depigmentazione, e formazione di noduli dovuti alla presenza degli adulti nel tessuto sottocutaneo.

Fig.2: microfilaria di Onchocerca volvulus

Ma, ahimè, non è finita qui: O. volvulus è anche sospettato di essere la causa scatenante di un’altra malattia: il nodding disease. Questa patologia, documentata per la prima volta in Tanzania nel 1962, colpisce i bambini di età compresa tra 5 e 15 anni e porta a disabilità fisica e mentale permanente. I sintomi sono evidenti: una volta contratta la patologia, la crescita fisica e mentale si arresta in modo permanente portando successivamente ad un ritardo mentale. Il nome di nodding disease è dato dal fatto che il paziente continua ad annuire involontariamente, solitamente quando ha fame o freddo. I sintomi sono di intensità variabile e possono variare dal mancato scuotimento della testa fino a crisi epilettiche vere e proprie. Generalmente la malattia è fatale nel giro di qualche anno.

Nel mondo, queste due patologie hanno una diffusione differente: mentre l’oncocercosi è presente in Africa, in America Latina e nello Yemen, il nodding disease è attualmente presente solamente in Sudan, Uganda e Tanzania. Un dato importante riguarda il fatto che l’oncocercosi è la seconda causa di cecità infettiva al mondo dopo il tracoma (un’infezione batterica dell’occhio dovuta invece a Chlamydia trachomatis). Secondo le stime sono 17,7 milioni le persone affette da oncocercosi mentre ben 123 milioni di individui vivono in zone a rischio.

La diagnosi si basa sull’identificazione del nematode sia nello stadio di microfilaria che di adulto. Per ricercare le microfilarie si utilizza una lampada a fessura per l’ispezione del bulbo oculare, mentre per individuare gli esemplari adulti è necessario ricorrere a piccole biopsie cutanee in vicinanza dei noduli. In alternativa, esistono anche dei test sierologici per riscontrare gli antigeni di O. volvulus.

Per quanto riguarda il nodding disease la diagnosi non è molto accurata e si basa sull’osservazione delle manifestazioni più facilmente riscontrabili della patologia.

Fig.3: evoluzione della cheratite. Immagine presa da “Community Eye Healt

La cura consiste nell’utilizzo di ivermectina per uccidere le microfilarie. Contro gli adulti, invece, si può tentare un intervento chirurgico per rimuovere i noduli, un’ operazione però complessa e molto lunga visto l’elevato numeri degli stessi. Una cura alternativa potrebbe consistere nella sterilizzazione delle femmine del parassita con dioxiciclina, un antibiotico che attacca i batteri simbionti del genere Wolbachia, che sembrerebbero implicati nello sviluppo delle microfilarie. Infine l’OMS nel 2012 ha sperimentato un ulteriore farmaco, il moxidecin, che ha un’attività di rallentamento dello sviluppo delle microfilarie.

Negli anni sono stati effettuati numerosi programmi di prevenzione, di cui riporto qualche esempio significativo: nell’Africa Occidentale tra il 1974 e il 2002 l’oncocercosi è stata tenuta sotto controllo e ridimensionata grazie alla somministrazione massiccia di insetticidi che eliminassero le larve di Simulidae, a cui si è aggiunto nel 1989 l’utilizzo di ivermectina, per contrastare il parassita stesso (procedimento che è stato attuato anche in America Latina). Dal 1995 al 2015 nel continente africano è stato attivo l’African Programme for Onchocerciasis Control (APOC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tramite la somministrazione di ivermectina l’incidenza della malattia è stata drasticamente ridotta, affidando l’attuazione delle procedure alle stesse comunità colpite. Oggi in Africa è attivo l’Expanded Special Project for the Elimination of the Neglected Tropical Diseases in Africa, che si propone di supportare la lotta contro diverse malattie tropicali fra cui anche l’oncocercosi.

Andrea Borsa

FONTI: OMS onchocercosi, OMS nodding disease, new scientist, Cartercenter, Centers for Disease Control and Prevention

Commenta per primo

Rispondi