Scoperti estremofili sopravvissuti per 50.000 anni all’interno di cristalli giganti

I microrganismi ritrovati all’interno dei cristalli giganti presenti nelle grotte di Chihuahua (Fig. 1), in Messico, potrebbero essere qui sopravvissuti per decine di migliaia di anni! Questi microrganismi, che sembrano essere molto diversi da quasi tutte le forme di vita presenti sulla Terra, sono un ottimo esempio di come la vita possa essere presente anche in ambienti estremamente ostili, compresi quelli che potremmo ritrovare su altri pianeti.

Figura 1: Cristalli giganti nelle grotte di Chihuahua

“Questi organismi sono straordinari” ha affermato l’astrobiologa Penelope Boston, direttore del NASA Astrobiology Institute di Moffett Field lo scorso 17 febbraio in occasione della riunione annuale della American Association for the Advancement of Science. “Essi non sono vicini a nessun altro genere noto agli scienziati – continua la dott.ssa Boston – I loro parenti più stretti vivono in grotte dall’altra parte del mondo o in terreni di origine vulcanica o addirittura in composti come il toluene.” Per otto anni, Boston e i suoi colleghi hanno studiato i microrganismi presenti all’interno di piombo, argento e zinco estratti dalla miniera di Naica.

Le analisi effettuate sugli enormi cristalli di solfato di calcio suggeriscono che i batteri presenti a loro interno potrebbero essersi “nascosti” in queste vere e proprie capsule del tempo per un periodo che va dai 10.000 ai 50.000 anni, periodo in cui potrebbero essere rimasti “dormienti”, sospendendo cioè l’attività metabolica pur rimanendo vitali ed in grado di riattivare in qualsiasi momento il loro metabolismo.

Il team della dott.ssa Boston ha “riattivato” i batteri in laboratorio e ha studiato il loro materiale genetico, confrontandolo con quello degli altri organismi trovati nelle pareti della grotta e in altre aree in prossimità dei cristalli. I batteri presenti all’interno dei cristalli sembrano essere simili ma non identici a quelli che vivono al di fuori, sulle pareti rupestri o in altre zone vicine. Ciò che rende la Boston e il suo team fiduciosi è la certezza che i campioni ottenuti non sono stati contaminati con altri microrganismi e, quindi, che le loro stime riguardo all’età dei batteri intrappolati nei cristalli risultano più che affidabili.

Il team non ha ancora pubblicato i risultati, che, se confermati, dimostrerebbero che siamo di fronte ad alcuni degli estremofili più “estremi” del pianeta: sopravvivono a profondità di 100-400 metri sotto la superficie terrestre e sopportano temperature dai 45 °C ai 65 °C. “Ogni sistema estremofilo che stiamo studiando, in realtà, ci consente di spingere ulteriormente in avanti i limiti della vita“, ha detto Boston.

 

 

Gli estremofili sono di particolare interesse per l’astrobiologia in quanto molti di questi microrganismi sono in grado di sopravvivere in ambienti simili a quelli extraterrestri noti. Inoltre, la loro scoperta sottolinea l’enorme adattabilità delle forme di vita primitive e quindi aumenta le possibilità di trovare forme di vita (almeno microbiche) nel Sistema Solare. In particolare, i batteri chemioautotrofi, che ottengono l’energia per sopravvivere dall’ossidazione di composti inorganici, potrebbero essere particolarmente adatti ad ambienti alieni. Sotto i profondi strati di permafrost di Marte, ad esempio, potrebbero esistere regioni capaci di ospitare forme di vita endolite (litotrofi, in grado di vivere dentro a rocce, coralli, gusci animali). Microrganismi alofili potrebbero occupare diverse nicchie ecologiche su altri pianeti: l’acqua liquida, infatti, alle temperature e pressione caratteristiche della superficie marziana dovrebbe essere altamente salina. Ancora, gli oceani sotterranei di Europa, la luna di Giove, potrebbero ospitare forme di vita in corrispondenza di sorgenti idrotermali, proprio come succede negli oceani terrestri.

 

              

 

Concludendo, studi come questo pongono promettenti basi per quanto riguarda la ricerca di vita oltre la Terra, e, al tempo stesso, la scoperta della dott.ssa Boston e del suo team ci ricorda quanto poco gli scienziati ancora conoscano i microrganismi presenti sul nostro pianeta. E’ troppo prematura, infatti, l’idea di alcuni ricercatori di inviare nuove sonde verso mondi potenzialmente abitabili, come la luna di Giove o quella di Saturno. “Esistono ancora troppe incognite sulle forme di vita che potrebbero essere imbarcate su veicoli spaziali ed inviate verso altri mondi”, dice Cassie Conley, responsabile della protezione planetaria della NASA. La vita della nostra Terra potrebbe prendere il sopravvento e contaminare irreparabilmente tali mondi!

 

Fonte: https://www.sciencenews.org/article/microbes-survived-inside-giant-cave-crystals-50000-years

Antonella Ligato

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