Nuovi acquisti? Occhio ai “fashion-batteri”

Quante volte, a causa del lavoro e della vita frenetica, vi riducete a comprare l’abbigliamento adatto ad una serata all’ultimo momento? E quante avete indossato il vostro “nuovo” vestito il giorno stesso dell’acquisto?

Ebbene, la targhetta dei vestiti appena comprati non è indice d’igiene. Il dottor Philip Tierno, capo del reparto di microbiologia ed immunologia dell’Università di New York, ha analizzato 14 abiti nuovi e ha individuato degli “indossatori” inaspettati. Residui cellulari, lieviti e batteri sono stati evidenziati su giacche e pantaloni; la seta, tessuto che dona sensazione di freschezza, presentava tracce di secrezioni respiratorie, microorganismi vaginali, tracce di urina e addirittura di feci. La carica batterica presente sui tessuti era nettamente superiore a quella presente su oggetti di uso quotidiano.

Abbiamo un sistema immunitario forte, ma sarà probabilmente capitato a qualcuno di voi di avere dei leggeri fastidi, come gastroenteriti, dopo una giornata di shopping sfrenato. Questo perché probabilmente il cliente precedente a voi avrà lasciato una scia di Norovirus sull’abito dei vostri sogni, in particolar modo tra le cuciture che rivestono ascelle e natiche. Secondo l’esperta di igiene Lisa Ackerley, i Norovirus, virus a singolo filamento di RNA, resistono sugli abiti anche 48 ore e potrebbero quindi facilmente infettare l’indossatore successivo. Un altro patogeno “indossatore” è lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA), che è trasmesso trasmesso tramite contatto diretto e può causare dermatiti.

Se ciò non bastasse, anche i prodotti chimici utilizzati sui vestiti possono essere causa di pruriti, eruzioni cutanee ed allergie; in particolar modo, il professor Donald Belsito, dermatologo del Columbia University Medical Center di New York, sottolinea l’uso della formaldeide impiegata come disinfettante per eliminare muffe e pieghe dai vestiti.

Le possibilità d’infezione dopo aver indossato un abito appena comprato sono basse, ma è ben chiaro che lavare gli indumenti prima di sfoggiare il vestito tanto desiderato è importante per l’igiene personale. Uno studio della London School of Hygiene and Tropical Medicine conferma che lavaggi a temperature dai 40-60 °C in su abbattono i 100 milioni di Escherichia coli , Norovirus, Salmonella o Staphylococcus aureus che si accumulano anche nelle nostre lavatrici; lavaggi inferiori, se recidivi, potrebbero indurre la formazione di ceppi farmacoresistenti.

Dopo una giornata di shopping sarebbe quindi buona norma se ci lavassimo le mani… non vorrete la collezione di E. coli proveniente dal cliente che desiderava lo stesso abito scelto da voi?!

Veronica Nerino

Fonte:

Lavatrici a bassa temperatura: risparmi in energia ma non in salute- Corriere della sera

Rischio per la salute legato a infezioni e sostanze chimiche-italiasalute.it

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