Premi Oscar della resistenza antibiotica: ecco i batteri vincitori…

Da sempre, noi di Microbiologia Italia abbiamo pubblicato diversi articoli incentrati sulla resistenza antibiotica dei batteri (sia di quelli presenti nell’ambiente sia i famosi patogeni per l’uomo). Oggi questa problematica è diventata una vera e propria emergenza sanitaria a livello mondiale, non soltanto per le importanti implicazioni cliniche (aumento di morbilità, letalità, durata della malattia, possibilità di sviluppo di complicanze, possibilità di epidemie), ma anche per la ricaduta economica delle infezioni da batteri antibiotico-resistenti, dovuta ai costi aggiuntivi richiesti per l’impiego di farmaci e di procedure più costose, per l’allungamento delle degenze in ospedale e per eventuali invalidità.

Negli ultimi anni questo fenomeno sta aumentando notevolmente e rende necessaria una valutazione dell’impatto in sanità pubblica, specifica per patogeno, per antibiotico e per area geografica. Ogni microrganismo è infatti causa di malattie di severità e incidenza diverse e nei suoi confronti possono essere disponibili pochi o molti chemioterapici efficaci o anche altre forme di prevenzione primaria come la vaccinazione.

Qualche giorno fa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato una prima lista di “patogeni prioritari” antibiotico-resistenti. Si tratta di un elenco di 12 famiglie di batteri che rappresentano la più grande minaccia per la salute umana. Un batterio resistente alla terapia antibiotica eradicante diventa infatti molto pericoloso, poiché rende la patologia difficilmente curabile, trasformando anche le infezioni più banali in infezioni estremamente pericolose. La lista è stata elaborata per indirizzare e promuovere la ricerca e lo sviluppo di nuovi antibiotici nel quadro di una crescente resistenza globale ai farmaci antimicrobici. In particolare, l’elenco evidenzia la minaccia dei batteri gram-negativi resistenti a diversi approcci terapeutici.

Ma come si origina l’antibiotico resistenza?

I principali meccanismi, ad oggi noti, sono:

  • Iperproduzione del bersaglio terapeutico: il gene del batterio che codifica per la molecola bersaglio dell’antibiotico è iper-espresso, promuovendo un’aumentata produzione del bersaglio stesso e l’inefficacia dell’antibiotico
  • Ridotta affinità per il bersaglio: piccole mutazioni a carico del gene codificante il bersaglio modificano il bersaglio stesso che, così, non viene più opportunamente riconosciuto dall’antibiotico
  • Inattivazione dell’antibiotico: si pensi alle beta-lattamasi prodotte dal batterio che inattivano gli antibiotici beta-lattamici
  • Diminuita penetrazione dell’antibiotico nella cellula batterica, dovuta alla produzione di trasportatori di membrana che riconoscono ed estrudono l’antibiotico dalla cellula
  • Sostituzione del bersaglio: il bersaglio di un antibiotico viene sostituito da un’altra molecola che svolge le medesime funzioni ma con cui l’antibiotico non interagisce

L’aspetto più importante da sottolineare, tuttavia, è che i batteri resistenti hanno la capacità, grazie a elementi trasponibili e plasmidi, di rendere resistenti a loro volta anche altri batteri, generando un meccanismo di diffusione davvero difficile da controllare.

La lista pubblicata dall’OMS è divisa in tre categorie, a seconda dell’urgenza della necessità di nuovi antibiotici: priorità fondamentale, elevata e media. Il gruppo più importante include batteri resistenti a più farmaci, che rappresentano una particolare minaccia in ospedali e case di cura e tra i pazienti la cui assistenza richiede dispositivi come ventilatori e cateteri. I criteri utilizzati per la selezione dei patogeni sono stati: il grado di mortalità delle infezioni da essi causate, la necessità o meno di lunghe degenze ospedaliere per la cura, la frequenza di resistenza agli attuali antibiotici quando vengono contratti dalle persone all’interno di una comunità, la possibilità o meno di prevenzione (attraverso una buona igiene e vaccinazione); il numero di opzioni di trattamento rimaste e la presenza o meno di nuovi antibiotici per trattarli nella pipeline delle aziende farmaceutiche. Il documento è stato sviluppato in collaborazione con il reparto di malattie infettive dell’Università di Tübingen, in Germania, usando una tecnica di analisi decisionale multi-criterio vagliata da un gruppo di esperti internazionali.

Ecco chi sono i batteri vincitori di questa “premiazione” :

Priorità 1: FONDAMENTALE 1. Acinetobacter baumannii, resistente ai carbapenemi 2. Pseudomonas aeruginosa, resistente ai carbapenemi 3. Enterobacteriaceae, resistenti ai carbapenemi, produttori di ESBL

Priorità 2: ELEVATA 1. Enterococcus faecium, resistente alla vancomicina 2. Staphylococcus aureus, resistente alla meticillina, intermediato e resistente alla vancomicina 3. Helicobacter pylori, resistente alla claritromicina 4. Campylobacter, resistente ai fluorochinoloni 5. Salmonellae, resistente ai fluorochinoloni 6. Neisseria gonorrhoeae, resistente alle cefalosporine, resistente ai fluorochinoloni

Priorità 3: MEDIA 1. Streptococcus pneumoniae, non suscettibile alla penicillina 2. Haemophilus influenzae, resistente all’ampicillina 3. Shigella, resistente ai fluorochinoloni

Come è facile notare, in questo elenco compaiono importanti microrganismi patogeni. Helicobacter pylori, ad esempio, rappresenta la più comune causa di ulcera sia gastrica che duodenale e ha relazione causale con il cancro gastrico; in alcune regioni d’Italia (come la Campania) tocca tassi di prevalenza (circa la resistenza alla claritromicina) pari al 15-20%. Questo ha fatto sì che venissero proposti nuovi protocolli terapeutici, come la cosiddetta “terapia sequenziale”, in sostituzione alla più storica “triplice terapia”. Non deve sorprendere l’assenza di importanti patogeni quali Chlamydia o Streptococcus A/B poiché ad oggi risultano, fortunatamente, avere bassi livelli di resistenza.

Fabrizio Visino

Fonti: quotidiano sanità

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