Immunoncologia: quando virus e batteri ci vengono in aiuto

Secondo l’immunoncologia,  il sistema immunitario può essere usato come arma nei pazienti colpiti da neoplasia, realizzando una vera e propria immunoterapia. Attualmente, i ricercatori stanno valutando la possibilità di utilizzare anche virus e batteri, sfruttando l’azione di questi ultimi sul sistema immunitario.

Infatti, quando un virus o un batterio penetra nell’ospite, il sistema immunitario dello stesso, mediante i linfociti T, dà il via ad una risposta generalizzata contro ciò che riconosce come estraneo, mettendo in atto una difesa diretta a tutto l’organismo in modo non settoriale. Un team di ricercatori del Campus IFOM-IEO di Milano, tuttavia, ha ipotizzato di poter indirizzare la risposta immunitaria dell’organismo unicamente verso le cellule tumorali, inserendo direttamente in queste virus o batteri. Lo scopo è quello di ottenere una risposta mirata dei linfociti T contro le cellule neoplastiche e di danneggiarle.

Nello studio, effettuato qualche tempo fa dai ricercatori milanesi, venivano somministrati batteri di genere Salmonella a pazienti affetti da melanoma, ottenendo una risposta anticorpale sistemica. I ricercatori hanno ulteriormente elaborato la terapia inoculando i batteri direttamente nelle cellule tumorali. Il grande limite della tecnica, però, era l’impossibilità di replicarla nello stesso paziente in quanto la risposta immunitaria locale, rivolta contro la Salmonella, generava anticorpi circolanti nel sangue che si attivavano in caso di un secondo contatto con il batterio. Il problema dell’immunità locale, fortunatamente, si è rivelato superabile grazie al nuovo studio dell’équipe, finanziato anche da fondi dell’Associazione Italiana Ricerca sul Cancro e consultabile sulla rivista scientifica Immunity. Gli studiosi, infatti, avrebbero identificato la regione dell’organismo che scatena le risposte immunitarie locali e, grazie a questo, hanno potuto scegliere un ceppo di Salmonella typhimurium mai usato precedentemente e che resta lontano dal sito di partenza della risposta immunitaria locale, localizzato a livello dell’intestino tenue. Questa scoperta aprirebbe la strada al trattamento delle recidive mediante terapia basata sull’immunoncologia.

Parallelamente, un altro gruppo di ricercatori italiani appartenenti ai dipartimenti di Medicina specialistica, Diagnostica sperimentale, Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, è riuscito, come riportato in una ricerca pubblicata su PLoS Pathogens, a realizzare in laboratorio un virus herpetico modificato in grado di attaccare e danneggiare selettivamente le cellule neoplastiche contenenti il marcatore HER-2, in particolare quelle dei tumori di ovaie e seno.

La ricerca nel campo dell’immunoncologia non si ferma qui: attualmente, in molti laboratori del mondo, studiosi e ricercatori si stanno adoperando per sviluppare virus oncolitici che possano distruggere le cellule neoplastiche.

Nel nostro Paese ogni giorno vengono segnalati quasi mille nuovi casi di tumore, ma un altro numero è in continua ascesa: quello delle persone che, a cinque anni dalla diagnosi, possono sostenere di aver superato la malattia. La diagnosi precoce e le terapie sempre più mirate hanno un merito enorme in questa inversione di tendenza che, però, sarebbe impossibile senza il contributo incessante della ricerca scientifica.

Fonti:

www.fondazioneveronesi.it

www.airc.it

Alessia Antonini

Commenta per primo

Rispondi