Antoni van Leeuwenhoek, il commerciante che scoprì i batteri

“… il mio lavoro, che ho fatto per molto tempo, non è stato perseguito al fine di ottenere il prestigio di cui ora godo, ma soprattutto a causa di un desiderio oltre la conoscenza, che ho notato in me più che nella maggior parte degli altri uomini. Per questo motivo, ogni volta che ho scoperto qualcosa di eccezionale, ho pensato che il mio dovere fosse di mettere su carta la mia scoperta, affinché tutte le persone geniali potessero esserne informate.”
Antoni van Leeuwenhoek, lettera del 12 giugno 1716
View of Delft, Vermeer
Antony van Leeuwenhoek

Era il 1673 quando la Royal Society di Londra e l’intero panorama scientifico dell’epoca, ricevettero notizia delle scoperte di Antoni van Leeuwenhoek e si fermarono ad osservarlo.

Ciò che si presentò alla vista fu un anonimo commerciante tessile olandese, di umili origini (birrai da parte della famiglia materna e fabbricanti di cestini da parte di quella paterna) ed ancora più umili studi, privo di una qualsiasi cultura scientifica ed ignorante di tutti i dibattiti dell’epoca (parlava infatti solo olandese, e non l’inglese od il latino, le lingue scientifiche d’elezione al tempo). Eppure le scoperte che rivelava quest’uomo erano strabilianti: egli raccontava di little animals, così piccoli da essere invisibili all’occhio umano, eppure vivi, in movimento, li aveva chiamati animalcula, ed era in grado di spiarli grazie ad un semplice sistema di lenti.

Ma qual è la storia di un uomo, apparentemente comune, che senza alcun aiuto né conoscenza è riuscito a fare una scoperta fondamentale che l’ha consacrato padre della microbiologia?

Antoni van Leeuwenhoek (nato a Delft il 24 ottobre 1632) era, come abbiamo detto, un uomo comune con una vita comune in una città comune, Delft, non molto grande ed esterna a fermenti scientifici. Eppure, quest’uomo aveva due qualità assolutamente sui generis che gli avrebbero permesso, nonostante la sua vita non facesse presagire nulla di simile, di diventare un punto di riferimento del panorama scientifico dell’epoca, famosissimo, ascoltato e visitato addirittura dallo Zar Pietro il Grande di Russia.

Illustrazioni di Antoni van Leeuwenhoek

Egli aveva infatti un’intelligenza brillante ed una straordinaria curiosità, unite ad un hobby particolare, le lenti, di cui si era innamorato tramite il libro di Robert Hooke Micrographia, in cui erano illustrate le osservazioni di Hooke con il microscopio. A causa di questa spinta Antoni imparò (nel 1688 circa) a levigare le lenti e costruire semplici microscopi con cui iniziò ad osservare il mondo. Egli fu un artigiano notevole, arrivando a costruire nell’arco della sua vita circa 500 microscopi (di cui sfortunatamente meno di dieci sono arrivati ai giorni nostri).
Questi microscopi non avevano nulla di straordinario, se non il fatto di essere potentissime lenti di ingrandimento, molto semplici rispetto ai microscopi moderni dal momento che utilizzavano un solo obiettivo. Esistevano già, da circa 40 anni prima della nascita di Leeuwenhoek, microscopi composti simili a quelli odierni, che erano però molto meno comodi da usare rispetto alla versione tascabile di Antoni, e meno efficienti.

Il microscopio di Antoni van Leeuwenhoek

 

Il quid in più dei microscopi di Antoni era Antoni stesso: la sua abilità nel molare le lenti, la vista naturalmente acuta, la grande cura dell’illuminazione (qualità che gli permisero di costruire microscopi che ingrandivano oltre 200 volte in chiaro, realizzando immagini più luminose rispetto a tutti i suoi colleghi) ed infine, last but non least, la sua infinita curiosità di osservare tutto ciò che poteva essere posto sotto le sue lenti e la cura nel descrivere ciò che vedeva (arrivando ad ingaggiare un illustratore per porre su carta al meglio ciò che osservava). Grazie a questa sua solerzia, la maggior parte delle sue descrizioni di microrganismi sono oggi immediatamente riconoscibili.

Ci ricongiungiamo a questo punto all’inizio del racconto, all’incontro tra il gigante scientifico Royal Society di Londra ed il piccolo commerciante: è il 1673, quando Leeuwenhoek scrive la prima lettera dove descrive ciò che aveva visto con i suoi microscopi.

Tale è la portata della sua scoperta, che la corrispondenza continuerà per i 50 anni successivi e l’importanza della sua attività scientifica porterà ad una prolifica pubblicazione nelle Philosophical Transactions della Royal Society (grazie alla traduzione delle sue lettere dall’olandese all’inglese o al latino).

Nel 1680 Antoni verrà addirittura eletto membro della Royal Society, aggiungendosi a Robert Hooke, Henry Oldenburg, Robert Boyle, Christopher Wren e altri luminari scientifici del suo tempo, ma nonostante questo non parteciperà mai ad una sola riunione né imparerà mai l’inglese o il latino. Egli infatti, per natura schivo, preferì rimanere a casa sua a Delft, continuando ad osservare il mondo attraverso le sue portentose lenti e ricevendo, di volta in volta, i visitatori curiosi e le personalità più importanti dell’epoca che gli si presentavano alla porta, come lo zar Pietro il grande di Russia a cui nel 1698 fece osservare la circolazione nei capillari di un’anguilla.

Illustrazioni di Antoni van Leeuwenhoek

Leeuwenhoek continuò le sue osservazioni fino al giorno in cui morì, a 90 anni, il 30 agosto 1723. La sua curiosità lo spinse ad osservare una miriade di soggetti: pozzanghere, laghi, denti, tessuti animali e vegetali, cristalli minerali e fossili, sangue e sperma, e l’elenco sarebbe ancora lunghissimo.

 

Alcune delle sue più importanti scoperte furono le cellule del sangue, gli spermatozoi (nel 1677), animali microscopici come nematodi e Rotiferi, i protisti (da lui chiamati Infusoria nel 1674), i batteri (nel 1676, il genere Selenomonas che cresce nella bocca umana) e le fibre muscolari.

Un uomo comune, quindi, che ci ha insegnato a vedere l’invisibile, e la cui storia, se non fosse stata per la sua passione e per la vivida curiosità, avrebbe potuto non essere mai scritta.

Antoni van Leeuwenhoek

Fonti:
– Dobell, C. (ed.) 1960. Antony van Leeuwenhoek and his “Little Animals.” Dover Publications, New York.
– Ford, B. J. 1991. The Leeuwenhoek Legacy. Biopress, Bristol, and Farrand Press, London.

Laura Tasca

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