Immigrazioni microbiche: dal Sahara alle Alpi

Nel corso degli ultimi 150 anni, l’intervento dell’uomo e l’abuso delle risorse naturali hanno provocato una serie di mutamenti ambientali significativi, alterando l’equilibrio climatico della Terra (Fig.1). Tra questi, i più conosciuti sono il surriscaldamento di mari e oceani e l’aumento dei gas ad effetto serra nell’atmosfera. Quello che gli studiosi hanno scoperto è che tali fenomeni non incidono solo su uomo, animali e piante, ma sono in grado di influenzare anche il microbioma, e nello specifico la migrazione di batteri e funghi.

Figura 1: Anomalie climatiche a livello globale registrate nel Dicembre 2013

Uno studio condotto da un team interdisciplinare, guidato da Tobias Weil (Fem), Duccio Cavalieri (Università di Firenze) e Franco Miglietta (Ibimet-Cnr, Foxlab) con la collaborazione di esperti in geologia, ambiente, meteorologia, microbiologia e bioinformatica di Fondazione Edmund Mach, Consiglio nazionale delle ricerche, Università di Firenze, Innsbruck e Venezia, ha analizzato la carica microbica della polvere sahariana depositata e “sigillata” nella neve delle Alpi nel 2014, pubblicando i risultati sulla prestigiosa rivista Microbiome. Nello specifico, il lavoro si è basato sull’analisi delle popolazioni microbiche presenti nei sedimenti di polvere sahariana depositata in campioni di neve rosa raccolti su Marmolada (Veneto e Trentino-Alto Adige) e Latemar (Trenito-Alto Adige, Fig. 2 e 3), isolati sotto lo zero dagli strati precedenti e successivi.

Grazie all’utilizzo di moderni e sofisticati sistemi di ricerca, come la metagenomica e la biologia computazione di FEM, i ricercatori hanno scoperto che le grandi tempeste di polvere possono muovere non solo singole frazioni, ma intere popolazioni di batteri e funghi dall’Africa all’Europa, e che tali microrganismi possono sopravvivere grazie alle loro caratteristiche morfo-funzionali, che li rendono resistenti in ambienti estremi e diversificati.

Figura 2: Campionamento della neve sulle Alpi
Figura 3: Regione della Marmolada e del Latemar

Quanto scoperto suggerisce che l’insieme dei mutamenti ambientali e l’aumento della frequenza di questi possa alterare la normale distribuzione delle popolazioni microbiche nel suolo, portando a vere e proprie migrazioni transcontinentali di funghi e batteri. Quello che gli autori consigliano al termine dell’articolo è di poter associare al normale monitoraggio delle tempeste di sabbia quello delle specie microbiche che potrebbero risultare potenzialmente dannose per l’ambiente e la salute umana. Anche in questo caso, l’arma più efficace è quella della prevenzione!

Fonte: Le Scienze

Silvia Vallefuoco

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