Il miracolo del sangue dall’ostia consacrata: l’ipotesi microbiologica

Nel 1263 un prete della Boemia, in pellegrinaggio verso Roma, celebrò la messa nella chiesa di S. Cristina a Bolsena, nei pressi di Roma. Il motivo del pellegrinaggio era stato il dubbio relativo alla reale presenza del corpo di Cristo nell’eucarestia, ma tutti i suoi dubbi scomparvero quando vide che l’ostia trasudava sangue. Il prete boemo di conseguenza si recò subito da Papa Urbano IV, che si trovava ad Orvieto, per riportare la singolare notizia. Fu a seguito di questa vicenda che papa Urbano IV stabilì la solennità del Corpus Domini come festività di precetto per tutta la Chiesa, tramite la bolla Transiturus de hoc mundo. Fece inoltre costruire una cattedrale ad Orvieto, per conservare le reliquie che tutt’ora sono presenti in sede. Per circa 600 anni il miracolo di Bolsena restò tale ed il tempo cancellò qualsiasi eventuale dubbio della veridicità dell’evento e della sacralità delle reliquie.

Ma come spesso accade, alcuni eventi miracolosi possono essere spiegati dalla scienza, ed in questo caso ci viene incontro la microbiologia. Un’ispezione del 1950 ha infatti identificato i resti dell’ostia, della seta e di altri oggetti coinvolti nel miracolo, consentendo da quel momento analisi di indagine per capire meglio cos’è accaduto più di 600 anni fa a Bolsena.

Johanna C. Cullen, in un articolo comparso nella rivista American Society of Microbiology, ha fatto il punto della situazione cercando di spiegare dettagliatamente cosa possa essere successo. Per secoli è stata infatti osservato del “sangue” comparire sui cibi, e per circa 80 casi esistono documentazioni al riguardo. Oggi si sa che la maggior parte degli eventi di comparsa di un elemento che può assomigliare moltissimo al sangue negli alimenti deriva da un microrganismo oggi molto studiato, ossia Serratia marcescens. “Serratia” deriva dal nome dello scopritore, il monaco e fisico fiorentino Serafino Serrati, anche inventore della barca a vapore nel 1787, e “marcescens” dal fatto che il microorganismo, dopo aver prodotto un pigmento rosso, assume un aspetto di marcescenza, mucillaginoso.

 

Serratia marcescens su una mollica di pane

Nel 1848 un naturalista tedesco, Christian Ehrenberg, riconobbe che le condizioni necessarie allo sviluppo del pigmento rosso erano un substrato ricco di amido e non troppo acido, condizioni che bene si adattavano al caso di Bolsena. Non è quindi un caso che la maggior parte di eventi miracolosi simili siano avvenuti in estate ed in epoche in cui le scarse condizioni igienico-sanitarie favorissero questo tipo di contaminazioni.

Il pigmento rosso si chiama (non a caso) prodigiosina ed ha proprietà antimicrobiche e citotossiche, che però trascendono dallo scopo di questo articolo. Sarebbe interessante eseguire analisi delle reliquie di Bolsena per capire se il miracolo abbia origine umana o, appunto, microbiologica. Un’analisi scientifica, richiesta dal monsignor Grandoni, il vescovo di Orvieto nel 1978, venne però negata. Rimane il mistero e le scommesse sono quindi ancora aperte. Concludiamo l’articolo con un racconto dell’accaduto sotto un punto di vista più religioso.

 

Francesco Centorrino

 

Fonti:

http://www.casacamporitiro.com/home/index.php/il-miracolo-del-corpus-domini

https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=101350

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