Epidemie e Social Network: quando la tecnologia supporta la comunicazione

Durante lo scorso anno e in tempi anche più recenti, si è spesso sentito parlare del virus Zika; l’infezione umana da questo virus è trasmessa dalla puntura di zanzare infette di alcune specie appartenenti al genere Aedes. Zika, infatti, è un Flavivirus, simile al virus della febbre gialla, della dengue, dell’encefalite giapponese e dell’encefalite del Nilo occidentale. Il vettore è rappresentato dalle zanzare del genere Aedes, che comprendono Aedes aegypti (vettore originario, nota anche come zanzara della febbre gialla) e Aedes albopictus (più conosciuta come zanzara tigre e diffusa anche in Italia). Queste zanzare sono responsabili anche della trasmissione della dengue, della chikungunya e della febbre gialla. L’ospite serbatoio (reservoir) non è noto, ma è ragionevole ipotizzare che si tratti una scimmia. Si stima che nell’80% dei casi l’infezione sia asintomatica. I sintomi, quando presenti, compaiono a distanza di 3-13 giorni dalla puntura della zanzara vettore, e sono simili a quelli di una sindrome simil influenzale autolimitante, della durata di circa 4-7 giorni, a volte accompagnata da rash maculo papulare, artralgia, mialgia, mal di testa e congiuntivite. Raramente è necessario il ricovero in ospedale.

Nel 2016, a Singapore si è verificata una delle più estese epidemie del Sudest Asiatico da virus Zika; il Ministero della Salute e l’Agenzia della Protezione Ambientale hanno deciso di fare un esperimento singolare ma alquanto significativo per la prevenzione di questa infezione: usare i social network. In modo particolare, attraverso un’intensa campagna di post su Facebook, le autorità del luogo hanno mirato ad informare il più possibile i cittadini sulle modalità di trasmissione del virus, nonché sulle importanti strategie difensive da mettere in atto per evitare il contagio. Oltre 1200 post sono stati condivisi dagli utenti del social network con circa 1300 like in totale; il risultato di questa bizzarra campagna di prevenzione ha messo in evidenza come l’utilizzo di Facebook come piattaforma di “listening” in caso di emergenze sanitarie possa essere un valido strumento per raggiungere un bacino di utenza molto esteso e soprattutto variegato da un punto di vista sociale e culturale. E’ bene anche dire che, oltre il suo importante impatto sociale, Facebook e il suo fondatore Zuckerberg hanno fatto ben di più, donando circa 3 milioni di dollari per finanziare la ricerca biomedica.

Un altro gruppo di ricercatori, guidato da Charles Smith ha sperimentato la formazione di un “social media work group”, composto da ricercatori e non, per valutare l’efficacia comunicativa dei social network in materia di salute pubblica rivolgendosi anche ad un target di persone particolarmente vulnerabili a specifiche malattie. I dati emersi da questa ricerca sono stati piuttosto incoraggianti, poiché la partecipazione degli utenti su tematiche quali malattie infettive e non infettive si è rivelata massiva.

Anche in Italia, in materia di vaccinazioni, si è valutato l’utilizzo di Facebook come “learning tool” per la medicina preventiva: il ricercatore La Torre, nel 2014, ha considerato l’impatto della divulgazione sulle campagne di vaccinazione su un gruppo di 743 utenti mediante analisi di “like” e “share” ovvero “mi piace” e post condivisi. Anche in questo caso, la divulgazione tramite il social di Zuckerberg si è rivelata efficiente con il vantaggio di essere estremamente rapida, low-cost e anche interattiva.

In conclusione, in un’epoca in cui epidemie sono all’ordine del giorno, si possono trarre importanti benefici dall’utilizzo dei tanto criticati social network per costruire una rete di divulgazione importante che possa avere un immediato impatto sulla comunità, specialmente in caso di emergenze.

 

 

 

Fabrizio Visino

 

Fonti: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25483459

 

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28449047

 

http://www.nature.com/news/facebook-couple-commits-3-billion-to-cure-disease-1.20649

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