Tumori del sangue e infezioni: rischi per i pazienti oncoematologici

La gestione delle malattie oncoematologiche è decisamente migliorata negli ultimi anni, grazie alle continue scoperte provenienti dal mondo della ricerca e alle nuove strategie adottate dal sistema sanitario. Tuttavia, la gestione delle infezioni batteriche e virali in questa tipologia di pazienti resta piuttosto complessa, gravata da un elevato tasso di morbidità e mortalità.

I pazienti affetti da neoplasie del sangue (si pensi a leucemia linfatica cronica, linfomi e mieloma multiplo ad esempio) sono sottoposti a protocolli chemioterapici intensivi, spesso accompagnati da dosi crescenti dei farmaci somministrati; in aggiunta a ciò, negli ultimi anni, si è largamente diffuso l’utilizzo di terapie immunomodulanti con anticorpi monoclonali che, ad esempio, mirano ad azzerare i B linfociti in circolo (cellule del nostro sistema immunitario deputate alla produzione di anticorpi e pertanto importanti per la difesa dalle infezioni).

I fattori di rischio principali per lo sviluppo di infezioni nei pazienti affetti da malattie ematologiche maligne sono la compromissione dell’immunità cellulare e umorale, la riduzione dei granulociti neutrofili circolanti e infine l’alterazione delle barriere cutaneo-mucose, che rappresentano una prima linea di difesa alle infezioni ma anche riduzione della funzione splenica e l’utilizzo di steroidi. Laddove siano, poi, presenti patologie di base immunitaria di diverso genere, il quadro clinico può ulteriormente aggravarsi e complicarsi. Secondo uno studio svedese presentato al Congresso dell’American Society of Hematology, oltre il 12% dei pazienti con mieloma multiplo (tumore tipico dell’età avanzata che colpisce le plasmacellule, una componente molto importante del sistema immunitario – Fig.1) muore a causa di un’infezione entro un anno dalla diagnosi.

In generale, il rischio di contrarre infezioni sembra essere ben sette volte superiore nei pazienti con mieloma rispetto alla popolazione generale e dodici volte superiore durante il primo anno dopo la diagnosi. Tra il 1988 e il 2004, gli esperti hanno analizzato i dati di 9.610 pazienti con mieloma multiplo provenienti dal registro nazionale tumori svedese. I pazienti analizzati sono stati confrontati con soggetti sani con le stesse caratteristiche di età, sesso e provenienza geografica. In totale sono stati analizzati 37.718 soggetti con età media di 72 anni.

Fig.1: Cos’è il mieloma multiplo

Da un punto di vista eziologico, recenti studi epidemiologici hanno mostrato un significativo incremento dei batteri gram-negativi come causa di batteriemia. Nello specifico, tra il 40 ed il 50% delle batteriemie da batteri Gram-negativi nei pazienti neutropenici e febbrili è causato da Escherichia coli, spesso anche resistente agli antibiotici beta-lattamici con conseguenti difficoltà nel trattamento. Le batteriemie causate da ceppi produttori di beta-lattamasi, infatti, sono associate a circa il 70% dei decessi dei pazienti neoplastici mentre, laddove il trattamento risulti efficace, questa percentuale si riduce a meno del 10%. Tra i Gram-positivi, invece, in cima alla lista sembrano esserci gli stafilococchi coagulasi-negativi che sono responsabili di circa il 40% degli episodi febbrili osservati nella popolazione neoplastica.

Per quanto riguarda le infezioni virali, invece, nonostante i miglioramenti nella profilassi, le terapie e diagnosi delle infezioni da citomegalovirus (CMV), questo virus rimane particolarmente pericoloso e causa di mortalità nei pazienti oncoematologici che si sottopongono ad un trapianto di cellule staminali. Le terapie immunomodulanti, invece, hanno prodotto un incremento del rischio di riattivazione di alcuni virus come i virus herpetici e quelli epatitici. Il rischio di riattivazione di HBV nei pazienti affetti da linfoma e riceventi anticorpi monoclonali, infatti, è più elevato rispetto agli altri pazienti affetti da neoplasie ematologiche maligne riceventi altri schemi di chemioterapia. La riattivazione da HBV può essere documentata nel 50% dei pazienti non-riceventi profilassi anti-HBV e la relativa mortalità è stata osservata nel 4-60% dei casi. Per tale motivo, nei pazienti HBsAg positivi è indicata la somministrazione di una profilassi anti-HBV ed una periodica determinazione di HBV-DNA.

Alla luce di queste considerazioni, data la possibilità che più fattori favorenti le infezioni possono essere presenti nei pazienti affetti da mieloma multiplo e altre neoplasie del sangue, è importante incoraggiare la ricerca in campo farmacologico e adottare adeguate misure preventive nella gestione di questi pazienti, con la speranza che le percentuali riportate dalla letteratura possano ridursi sempre più.

Fabrizio Visino

Fonti: Blimark C, et al “Multiple myeloma and infections: A population-based study based on 9,610 multiple myeloma patients” ASH 2012

Ematologiainprogress.it

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