Storia di una cavalletta e del parassita che la obbligò ad affogare

Il phylum di parassiti che andiamo a trattare oggi è molto probabilmente sconosciuto a più, tuttavia merita sicuramente di essere maggiormente conosciuto, anche per il mero significato scientifico. I Nematomorfi, oltre ad essere dei vermi potenzialmente lunghissimi, hanno infatti la “capacità” di indurre al suicidio i loro ospiti.

Il phylum Nematomorpha è costituito da organismi parassiti di artropodi che, come indica il nome, ricordano morfologicamente i Nematodi, ed è suddiviso in due classi: i Gordioidei e i Nectonematoidei (questi ultimi considerati più affini ai Nematodi).

I Nematomorfi vivono in acqua o in terreni allagati e sono dotati di un corpo vermiforme ben più lungo di quello dei Nematodi: misurano in media 10 cm, ma possono arrivare anche ad 1 m. Questo è privo di muscolatura circolare, perciò questi organismi possono compiere solo movimenti ondulanti o flettenti; gli adulti, inoltre, sono sprovvisti di apparato digerente, apparato respiratorio e sistema circolatorio.

I sessi separati, la fecondazione interna e il fatto che gli adulti siano a vita libera fanno sì che il maschio debba muoversi per cercare la femmina. Una volta trovata, le si annoda letteralmente attorno (come il nodo gordiano, da cui il nome inglese Gordian worms), rilascia gli spermi e subito dopo l’accoppiamento muore. Quando le uova si schiudono, liberano nell’ambiente larve (Fig. 1) provviste di uncini cuticolari, proboscide estrofessibile e stiletti che sono utilizzati per penetrare e aderire all’ospite.

Fig.1: Larva di Nematomorfo

Siccome però stiamo parlando di un intero phylum e non di una sola specie, è bene dire che non tutti i rappresentanti dei Nematomorfi hanno come ospite un organismo acquatico. Infatti, mentre alle specie marine basta “entrare” in un crostaceo, quelle che sono riuscite a colonizzare la terraferma rimangono comunque dipendenti dall’acqua per completare il ciclo e devono fare i salti mortali per penetrare in un ospite. Un esempio è Gordius robustus, un Nematomorfo che può raggiungere anche il metro di lunghezza: questa specie parassita le cavallette in quanto la larva incistata aderisce all’erba di cui si ciba il malcapitato insetto. Una volta dentro l’ospite, la larva esce dalla cisti e si scava la strada fino alla cavità celomatica, dove diverrà adulta.

A questo punto abbiamo un verme adulto (che, ricordo, può essere lungo anche un metro!) all’interno di una cavalletta; come può il verme uscire dall’insetto vicino all’acqua? Il meccanismo con cui ciò avviene non è ancora ben chiaro, ma si presume che il parassita spinga l’ospite a dirigersi nella direzione desiderata tramite il rilascio di sostanze chimiche che influenzano il rilascio di neurotrasmettitori nel “cervello” del povero insetto, che a questo punto, si dirige verso l’acqua. Ciò che accade successivamente è abbastanza prevedibile: appena si “accorge” (tramite un meccanismo non ancora noto) di aver raggiunto l’acqua, il parassita fuoriesce dall’apertura anale (Fig.2), mentre la cavalletta, ancora sotto l’effetto delle sostanze rilasciate dal parassita, annega (Video in fondo all’articolo).

Fig. 2: Nematomorfo fuoriesce dall’apertura anale di un grillo.

Uno degli esperimenti fatti per meglio comprendere questo “controllo mentale” è stato riportato nello studio di F. Thomas e del suo team (di cui vi lascio il link in fondo all’articolo), i quali hanno potuto notare come, nonostante il parassita fosse già fuoriuscito dai grilli e questi ultimi venissero immediatamente recuperati, una volta fuori dall’acqua saltavano nuovamente dentro, proprio perché le sostanze che interferivano con i neurotrasmettitori erano ancora in circolo.

Chiudo con una curiosità: un altro nome anglosassone per i Nematomorfi è Horsehair worms, cioè vermi a crine di cavallo. Questo nome deriva, oltre che dalla forma del parassita, anche da una leggenda secondo la quale se un crine di cavallo cade in una pozza d’acqua diventa, tramite generazione spontanea, un Nematomorfo.

Andrea Borsa

Video:

FONTI:

UK College of Agriculture, Food and Environment,

L’orologiaio miope,

Thomas, F., Schmidt‐Rhaesa, A., Martin, G., Manu, C., Durand, P., & Renaud, F. (2002). Do hairworms (Nematomorpha) manipulate the water seeking behaviour of their terrestrial hosts?. Journal of Evolutionary Biology, 15(3), 356-361.

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