Sesso tra protozoi: l’ingrediente segreto? I batteri!

I coanoflagellati (Fig.1) sono organismi unicellulari appartenenti alla categoria dei Protozoi, dotati di un prolungamento mobile detto flagello. Alcune di queste specie sono solitarie, ma la maggior parte vive in colonie di acqua marina o dolce. Sono considerati dagli scienziati i parenti più vicini dei Metazoi o Animali.

Fig.1 Struttura del coanoflagellato

Tra le diverse specie di coanoflagellati, Salpingoeca rosetta è caratterizzata da organismi molto pigri nel riprodursi, soprattutto quando la divisione cellulare deve essere indotta in laboratorio. Questo perché nessuno era a conoscenza dell’ “ingrediente magico” scoperto  dalla  ricercatrice Arielle Woznica! Secondo lo studio condotto dalla giovane studiosa dell’Università della California, aggiungere alla coltura di coanoflagellati il comune batterio Vibrio fischeri avrebbe il potere di indurre il rapido raduno (Fig.2) dei protozoi per la divisione cellulare.

Fig.2 Colonia di coanoflagellati

 

Simili osservazioni sono state riportate anche da un gruppo di ricercatori dell’Università di Harward, i cui esperimenti hanno dimostrato come i Protisti siano in grado di generare prole in presenza di una proteina sintetizzata dallo stesso batterio e chiamata per questo EroS. L’azione di questo composto proteico è quella di degradare zuccheri presenti sul glicocalice esterno dei coanoflagellati, innescando l’attivazione degli organismi che si riuniscono e iniziano a riprodursi. Ma che cosa ha di speciale questa scoperta? Essa rappresenta la prima prova scientifica dell’intervento dei batteri per migliorare e stimolare i meccanismi di riproduzione dei Protozoi!

Ma quali sono le possibili implicazioni di questi risulati? In primis, i ricercatori avrebbero a disposizione un metodo rapido e non invasivo di indurre la riproduzione di organismi lenti, velocizzando i protocolli di ricerca. E inoltre, se i batteri possono sintetizzare delle proteine afrodisiache che aumentano la velocità di riproduzione dei Protisti, è probabile che esistano anche delle sostanze in grado di indurre l’effetto opposto… Ricercatori, fatevi avanti!

 

Silvia Vallefuoco

Fonti:

Focus; http://biorxiv.org/content/early/2016/05/10/052399

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