Probabile correlazione tra epatite e Parkinson

Uno studio, pubblicato recentemente su Neurology, evidenzia come individui affetti da epatite B o C abbiano una probabilità maggiore di sviluppare disturbi neurodegenerativi, come il morbo Parkinson.

Che cosa è l’epatite?

L’epatite è una infiammazione del fegato, dovuta a virus, farmaci, alcool, etc. Le epatiti di natura virale sono causate da differenti virus, detti epatotropi, proprio perché hanno come bersaglio primario le cellule epatiche. Alcuni di questi virus, quali HAV e HEV, sono a trasmissione prevalentemente enterale; altri, come HCV, HBV e HDV, sono virus a trasmissione prevalentemente parenterale e possono dare infezione e malattia di carattere cronico.

Le epatiti correlate con il morbo di Parkinson, secondo lo studio, sono l’epatite B e l’epatite C.

L’epatite B si trasmette attraverso il sangue e i fluidi corporei, come lo sperma, e l’epatite C per contatto con sangue infetto. Pertanto possono essere trasmesse mediante condivisione di aghi, rasoi, spazzolini da denti, e, nel primo caso, anche attraverso rapporti sessuali non protetti.

Virus dell’epatite C

Cosa dice lo studio?

Gli autori della ricerca, svoltasi nel Regno Unito, hanno analizzato i registri ospedalieri di pazienti affetti da epatite B o C e di pazienti affetti da morbo di Parkinson. I risultati ottenuti hanno evidenziato come gli individui affetti da epatite B avessero una probabilità superiore al 75% di avere il Parkinson, rispetto agli individui sani. Mentre gli individui con epatite C avevano una probabilità superiore al 51%. Inoltre, è anche emerso che l’epatite autoimmune, l’epatite cronica attiva e l’HIV non siano correlati con il morbo.

Virus dell’epatite B

Come sappiamo, il morbo di Parkinson è un disturbo degenerativo del sistema nervoso centrale, associato a rischi sia genetici che ambientali. Tra questi ultimi ve ne sono due di grande rilevanza: il vivere in una fattoria, quindi a contatto con numerosi pesticidi; il vivere in una zona altamente industrializzata, dove aria e acqua sono contaminate con metalli pesanti, prodotti dall’industria stessa. Di grande importanza è, inoltre, anche lo stile di vita degli individui, in cui un ruolo importante hanno fattori come il fumo o l’abuso di alcolici.

Per tale motivo, nonostante le percentuali che desterebbero qualche preoccupazione, secondo Andrew Feigin, ricercatore e professore di neurologia presso l’istituto Feinstein per la ricerca medica di Manhasset, New York, la ricerca non dovrebbe allarmare. Infatti, come spiega lo studioso, avere l’epatite non indica che si avrà automaticamente il Parkinson, ma questa è solo un altro dei molteplici fattori che portano al morbo, principalmente in persone di età superiore ai 60 anni.

Inoltre, anche l’analisi dei registri ospedalieri susciterebbe alcune incertezze: a volte i pazienti affetti da Parkinson, non hanno il morbo classico, ma altre patologie che ne condividono alcuni dei sintomi maggiormente conosciuti (come tremore a riposo). Lo stesso Feigin afferma che, al giorno d’oggi, circa il 3% della popolazione mondiale, ad un certo punto della propria vita, contrarrà il Parkinson, anche senza essere affetti da epatite.

Al momento, quindi, non ci resta che aspettare ulteriori sviluppi.

 

Emanuela Pasculli

Fonti: Time

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