Vacanze al mare: linee guida per un’estate in salute (parte II)

Alcune località balneari possono potenzialmente esporci a rischi microbiologici

La maggioranza della popolazione considera la spiaggia come prima opzione tra i luoghi di vacanza e di svago estivi sottostimando in alcuni casi i rischi ad essa associati tra i quali quelli di natura microbiologica. Si fa riferimento ad essi generalmente, con il termine di “inquinamento ambientale” intendendo così la contaminazione delle acque e/o della sabbia che costituiscono il litorale, come già discusso nel precedente articolo.

In aggiunta, nell’area-spiaggia possono essere riscontrati un certo numero di microrganismi definiti a vita libera” che non derivano dalla contaminazione con acque inquinate ma sono già presenti nell’ambiente o se introdotti, sono in grado di colonizzarlo. Nelle regioni tropicali e temperate gli organismi delle specie Vibrio sono i naturali abitanti delle acque marine infatti il loro rilevamento non viene tradizionalmente utilizzato per la misura dell’indice fecale batterico fatta eccezione per le aree endemiche soprattutto di colera. Inoltre disposizioni di controllo della qualità delle acque di balneazione come il loro trattamento e la disinfezione non riescono a contenere la diffusione del batterio proprio per la natura ubiquitaria delle specie di Vibrio. Ciò nonostante l’uso ricreativo delle acque non costituisce un motivo di preoccupazione per la trasmissione, in quanto è solo di limitata importanza nell’epidemiologia dell’infezione. Sono necessari infatti, circa un milione di organismi Vibrio cholerae per causare la malattia gastrointestinale per cui è molto improbabile che i bagnanti possano ingerire una tale quantità di batteri. Di contro, risultano più rilevanti le infezioni extra-intestinali associate a specie patogene del genere Vibrio, soprattutto infezioni alle orecchie o a lesioni cutanee che possono verificarsi durante le attività ricreative in acqua, sebbene la dose infettiva per alcune di esse sia tuttora sconosciuta.

Altri casi descritti di infezioni di ferite nella popolazione sana associata all’uso ricreazionale delle acque sono stati riscontrati in acque contaminate con i liquami che possono contenere fino a un milione di organismi per mL del genere Aeromonas. Al contrario, il range di densità nelle acque pulite va da <1 a 1000 particelle/mL. Aeromonas spp sono considerati abitanti autoctoni degli ambienti acquatici e sono ubiquitari sulla superficie delle acque marine con un alto numero soprattutto nei mesi estivi dell’anno. Il ritrovamento clinico di questi organismi presenta la stessa distribuzione stagionale presentandosi soprattutto sotto forma di gastroenterite e polmonite dovute rispettivamente ad ingestione e ad aspirazione di acqua contaminata.

Le Amebe sono protozoi unicellulari comunemente presenti nel suolo e negli ambienti acquatici. Delle molte centinaia di specie di amebe dell’ambiente solo i membri dei generi Acanthamoeba, Naegleria fowleri e Balamuthia mandrillaris sono in grado di infettare l’uomo, spesso con conseguenze fatali. Acanthamoeba sono stati isolati da acque naturali e artificiali. Alcune specie sono patogene per l’uomo e sono responsabili di due malattie clinicamente distinte che interessano il sistema nervoso centrale: l’Encefalite amebica granulomatosa (GAE) e la cheratite (l’infiammazione della cornea). Naegleria fowleri, è stata ritrovata nelle acque termali in tutto il mondo e può provocare la meningoencefalite amebica primaria (PAM), una patologia che può avere esiti infausti per l’uomo. Le infezioni derivano frequentemente dall’immersione in acque contaminate. All’inverso, l’encefalite GAE dovuta a B. mandrillaris si verifica più comunemente in individui con una compromissione del sistema immunitario.

Acque e suolo contaminati possono essere inoltre fonte di infezione indiretta per l’uomo da parte di batteri del genere Leptospira presenti nell’urina di animali infetti. In caso di esposizione ad acque contaminate, il periodo di incubazione varia tra i 2 e i 30 giorni ma generalmente si mantiene tra i 7 e i 14. Organismi virulenti possono penetrare nel corpo umano tramite ferite della pelle oppure attraverso la superficie mucosa della bocca, del naso e della congiuntiva provocando manifestazioni cliniche che variano in base alla forma e all’intensità. Esse oscillano da una semplice influenza a patologie più gravi con compromissione di fegato e reni fino a indurre la morte.

Sebbene le infezioni causate da microrganismi a vita libera o da specie di Leptospira patogene presenti nelle acque possano essere pericolose per la salute, la loro frequenza è molto bassa e spesso limitata a determinate aree geografiche. Non sono indicate specifiche linee guida ma le autorità devono essere consapevoli dei rischi ai quali si espongono i bagnanti per intervenire tempestivamente. A tal riguardo la verifica di probabili pericoli e l’educazione agli utenti delle acque e dei professionisti della salute sono importanti misure di prevenzione e controllo.

 

Roberta Ranieri

 

 

Sitografia:

www.who.int

www.legambiente.it

http://www.iss.it

www.salute.gov.it

(Immagine in evidenza: Eugenio Pieraccini – Le bagnanti . 1956 olio su tela)

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