Immunità fetale: una scoperta inattesa

Le nostre conoscenze sull’immunità fetale e neonatale riguardano la trasmissione di immunoglobuline (anticorpi) dalla madre al feto e/o al neonato, in quanto quest’ultimo non è in grado, per i primi mesi di vita, di proteggersi da solo.
Gli anticorpi, che dalla madre passano al feto e, successivamente, al neonato, sono di due tipi:

  • IgG (immunoglobuline G): sono in grado di attraversare la barriera placentare, immettendosi nel sangue del feto;
  • IgA (immunoglobuline A): presenti, assieme alle IgG, nel latte materno, passano, attraverso l’allattamento nell’apparato digerente del neonato;
Una recente scoperta evidenzia l'inattesa attività del sistema immunitario fetale

In questo modo, il neonato acquisisce lo stesso repertorio anticorpale materno ed è, quindi, in grado di difendersi da quei patogeni con cui la madre è entrata in contatto (anche mediante vaccinazione).

Una recente scoperta ha stabilito che l’attività del sistema immunitario umano matura nell’utero molto prima di quanto si pensasse, già dal secondo trimestre di gravidanza, ma ha un’attività differente rispetto a quella del sistema immunitario adulto.

Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori del Singapore Immunology Network ed è stata pubblicata su “Nature” e potrebbe spiegare l’insorgenza di alcune patologie, legate alla gravidanza come il diabete gestazionale e l’aborto spontaneo ricorrente.

Facciamo un passo indietro e analizziamo queste due patologie.

Il diabete gestazionale è una forma di diabete mellito, che si manifesta in gravidanza con l’aumento dei valori di glicemia nel sangue, senza che la donna ne sia mai stata affetta prima. Nonostante questa patologia tenda, solitamente, a scomparire dopo il parto, in alcune donne costituisce un fattore di rischio per la manifestazione del diabete di tipo 2 in futuro.
Perché insorge?
Durante la gravidanza, la placenta secerne diversi tipi di ormoni che contrastano l’effetto dell’insulina, comportando un aumento dei valori di glicemia nel sangue. Nella maggior parte dei casi, l’organismo femminile reagisce aumentando la produzione di insulina, ma, nel caso in cui il pancreas non riesca a secernere maggiori quantità dell’ormone, la glicemia nel sangue aumenta e porta al manifestarsi della patologia.

L’aborto spontaneo è la perdita della gravidanza riconosciuta clinicamente entro il 180° giorno di amenorrea. Viene definito ricorrente in presenza di 3 o più casi clinicamente accertati con o senza una precedente gravidanza con parto vitale. Può essere ricondotto a cause differenti: genetiche, anatomiche, ormonali, immunologiche, ecc.

E’ proprio studiando campioni di tessuti, provenienti da 96 feti giunti al secondo trimestre di gravidanza e, successivamente vittime di un aborto spontaneo, che il team di ricercatori ha riscontrato una attività inattesa del sistema immunitario.

L’analisi dei campioni ha, infatti, messo in evidenza la presenza di cellule del sistema immunitario attivate, in particolare cellule dendritiche, responsabili della cattura degli agenti patogeni, non appena questi superano le barriere epiteliali, e della loro presentazione ai linfociti T che, di conseguenza, si attivano.

                                       Cellula dendritica

La sorprendente scoperta ha, inoltre, messo in luce un aspetto fondamentale; il sistema immunitario fetale è diverso da quello adulto. Sottoponendo, infatti, in provetta, le cellule dendritiche fetali a vari antigeni, si è riscontrato come queste andassero ad attivare un sottogruppo di linfociti T, i linfociti T regolatori, responsabili del controllo della risposta immunitaria nell’adulto. Ancora, queste cellule dendritiche fetali vanno ad inibire la produzione di TNF (fattore di necrosi tumorale) in tutti i linfociti T. Analizzare questo fattore è molto importante, poiché livelli elevati sono correlate con una serie di complicanze della gravidanza, quali le due patologie descritte precedentemente.

Linfociti T (in rosso) che attaccano una cellula infetta (in blu)

Anche dal punto di vista genetico, le cellule dendritiche fetali e quelle adulte sono differenti: con una differenza che riguarda l’attività di circa 3000 geni.

Questo studio potrebbe essere utile, in futuro, per valutare la possibilità di trapianti di cellule staminali intrauterini, probabilmente utili per correggere difetti immunitari e immunologici.

 

Emanuela Pasculli

Fonte: Le Scienze

 

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