Estate: caldo e…zanzare! Come proteggere i nostri amici a quattro zampe

Durante l‘estate, le minacce provenienti da mosche, zanzare e pappataci si moltiplicano; il pericolo non interessa solo gli umani, ma anche i nostri amici animali. A rischio soprattutto tutti quei cani che passano molto tempo in giardino o sul terrazzo. Oltre al fastidio provocato dai ronzii degli insetti, spesso questi possono rivelarsi pericolosi per la salute.

Le mosche, ad esempio, attratte da sostanze in decomposizione, potrebbero depositare all’interno di ferite le loro uova, da cui presto nascerebbero larve in grado di scavare tunnel sottocutanei. Questo fenomeno viene scientificamente definito miasi e l’unico modo per prevenirlo è proteggere, disinfettare e pulire ferite e zone macerate del nostro cane, quali orecchie, coda, zona inguinale, ascelle, perineo e spazi interdigitali. Altro pericolo è rappresentato dagli insetti ematofagi quali zanzare e pappataci, che, dopo aver iniettato con una piccola puntura la loro saliva dalla proprietà anticoagulante, si nutrono del sangue che aspirano dall’animale. Proprio la saliva è il veicolo principale di filariosi (un tempo diffusa soprattutto nelle regioni settentrionali italiane) e  leishmaniosi (un tempo tipica solo delle zone meridionali dell’Italia; con i fenomeni di emigrazione e con la capacità degli insetti di coprire grosse distanze, queste due malattie sono ad oggi ubiquitarie).

La leishmaniosi è molto frequente nel Nord Italia, soprattutto tra i cani che hanno soggiornato nel Sud o nelle regioni costiere del Centro Nord, come Toscana e Liguria. Essa è, però, in aumento anche tra cani che non si sono mai allontanati dalle zone settentrionali, infettati, forse, da un insetto che ha percorso molti chilometri o che aveva precedentemente punto un altro animale contagiato. A differenza della filariosi, combattuta con terapie capaci di bloccare lo sviluppo di larve di filaria iniettate dalla zanzara al cane, al momento non esiste una vaccinazione preventiva contro la leishmaniosi.

Ma quali sono le zanzare pericolose sia per i nostri amici a 4 zampe sia per noi padroni?

Aedes albopictus (appartenente alla famiglia delle Culicidae, comunemente nota come zanzara tigre) è una zanzara introdotta in Italia con carichi di copertoni usati provenienti dagli Stati Uniti. Allo stesso modo si è diffusa in tutto il mondo. La femmina gravida depone le uova all’interno dei copertoni stoccati all’aperto contenenti anche quantità minime d’acqua, in genere di origine piovana. Le uova vengono deposte poco sopra il livello dell’acqua e sono in grado di resistere anche a lunghi periodi di disseccamento. All’interno di container, i copertoni viaggiano in tutto il mondo per essere rigenerati e, una volta giunti a destinazione, vengono nuovamente accatastati all’aperto, dove la prima pioggia permetterà la schiusura della uova adese al loro interno, dando vita ad una nuova colonia della specie. Numerosi studi di laboratorio hanno dimostrato che A. albopictus è capace di trasmettere verticalmente e orizzontalmente il virus della dengue e altri importanti arbovirus agenti di malattie umane. Nel nostro Paese, A. albopictus è rapidamente divenuta l’infestante di maggiore importanza sanitaria e, sebbene sia attualmente da considerarsi solo come un vettore potenziale di agenti patogeni per l’uomo, potrebbe inserirsi nel ciclo di trasmissione di alcuni arbovirus di cui è stata riportata la presenza nel bacino del Mediterraneo.

La zanzara Culex pipiens (o zanzara comune) è, invece, una specie ubiquitaria in Italia, presente in tutti i centri abitati e le zone rurali fino ad oltre 1000 metri di altezza slm. Nelle aree abitate è attiva tutto l’anno, sebbene con densità ridotte in inverno, mentre in zona rurale generalmente sverna in forma ibernante da novembre a marzo, ma questo può variare a seconda delle annate, della latitudine e dell’altitudine. Un solo cane, in una notte, può subire fino ad 81 morsi.

Entrambi i tipi di zanzara possono trasmettere al nostro cane la filariosi (Dirofilaria repens o Dirofilaria immitis); si tratta di filarie del cane, di altri canidi e di felidi, ampiamente diffuse nel mondo, Italia compresa (in Piemonte e Lombardia la loro prevalenza raggiunge l’80%). Gli adulti di D. immitis vivono nel cuore (provocando la morte dell’animale qualora presenti in numero elevato) e quelli di D. repens nel sottocutaneo, producendo micro filarie sanguicole che passano da un animale all’altro utilizzando come vettore proprio le zanzare (tra cui A. albopictus), ospiti intermedi nei quali si sviluppano fino allo stato larvale L3.

Molte tra le specie di zanzare interessate alla trasmissione sono zooantropofile e perciò, dopo aver assunto le microfilarie, pungendo un cane, possono fare un pasto di sangue successivo sull’uomo, infettandolo con le larve L3. Gli adulti in via di sviluppo danno luogo a noduli sottocutanei o polmonari. D. repens è stata reperita spesso in fase di migrazione nel sottocute e sotto la congiuntiva (come Loa loa).

Nell’uomo i parassiti, pur raggiungendo di frequente la maturità sessuale, non sembrano in grado di produrre micro filarie circolanti. Ciò implica la natura delle infezioni spesso asintomatiche o comunque prive di caratteri clinici specifici (si confondono con tumori, polmoniti, cisti sebacee…).

L’esame mediante tecniche molecolari del materiale bioptico consente una diagnosi rapida e specifica; è, inolte, possibile dimostrare nel paziente, tramite immunofluorescenza indiretta, al presenza di anticorpi contro le L3. Sono state documentate anche infezioni umane causate da filarie di altri mammiferi o uccelli (appartenenti ai genere Onchocerca, Brugia, Mansonella…).

Ciclo biologico di Dirofilaria immitis

Un aiuto efficace per i quattro zampe, invece, è rappresentato da prodotti farmaceutici in grado di allontanare questi insetti dai nostri cani: si pensi a lozioni, collari, spot-on, etc. Per quanto riguarda la filariosi cardio-polmonare non si pratica ancora un vero e proprio vaccino per proteggere da questo dannosissimo parassita, ma serve una cura a base farmacologica che riesce a bloccare lo sviluppo delle larve portate dalle zanzare. Nel periodo estivo, dunque, in zone particolarmente colpite dalla presenza di zanzare come quelle lacustri, è bene somministrare il farmaco ogni 30 giorni.

Fabrizio Visino

fonti: Parassitologia e Malattie parassitarie degli animali

 

 

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