Il parassita che “passeggia” sottopelle: Ancylostoma braziliense

Ancylostoma braziliense è uno di quei parassiti a cui piace fare il giro lungo prima di arrivare a destinazione. Per lo meno questo è quello che accade con i suoi ospiti naturali. Mentre nell’uomo…

Ancylostoma braziliense è un nematode parassita del gruppo che gli inglesi chiamano human hookworms, vermi ad uncino umani, assieme ad Ancylostoma duodenale (di cui abbiamo parlato qui) e Necator americanus. A differenza di questi, però, A. braziliense per l’uomo è un parassita solamente occasionale, in quanto i suoi ospiti sono il cane ed il gatto.

Questo nematode è normalmente presente nell’area centro-meridionale degli Stati Uniti, nell’America Centrale, nel Sud America e nei Caraibi; tuttavia il potenziamento dei mezzi di trasporto a livello globale, che ha portato ad un più esteso movimento di persone, in ultima analisi ha portato ad un ampliamento dell’areale di A. braziliense.

Il ciclo vitale di A. braziliense è molto simile a quello degli altri hookworms: l’ospite espelle tramite le feci le uova ( Fig.1) del parassita e queste, se si presentano le condizioni adatte (terreno umido e caldo) si schiudono in larve. Se in questo stadio A. braziliense viene a contatto con un cane o un gatto, ne penetra la pelle, e si posiziona all’altezza dei follicoli piliferi e delle ghiandole della pelle dove assume una forma a spirale. Successivamente migra prima al cuore e poi ai polmoni attraverso l’apparato circolatorio. Una volta raggiunti i polmoni risale l’albero respiratorio fino a farsi deglutire e raggiungere così l’intestino tenue. In questo organo raggiunge lo stadio adulto a seguito di due mute e quindi si accoppia.

Fig.2: uova di Ancylostoma braziliense

Abbiamo anticipato che tra gli ospiti di A. braziliense si annovera anche l’uomo. Tuttavia, per la nostra specie si tratta di un parassita occasionale, in quanto normalmente questo nematode sceglie come ospiti il cane ed il gatto. Se viene a contatto con l’uomo può però dare origine alla patologia nota come larva migrans cutanea (Fig. 2). Questa patologia, conosciuta anche con il nome di “dermatite serpiginosa” o “eruzione strisciante” si presenta con una papula eritematosa o una dermatite aspecifica, mentre durante la migrazione della larva (da cui il nome larva migrans cutanea) dà origine a sottili linee rosse dall’andamento serpiginoso che si allungano di 1-2 cm al giorno, accompagnate da intenso prurito. Le zone maggiormente colpite da questa patologia sono gli arti e le natiche, ovvero le zone con cui tipicamente si può venire a contatto con il terreno contaminato dalle larve. La malattia tende a risolversi spontaneamente nel giro di alcune settimane, in quanto le larve non riuscendo a penetrare la membrana basale (lo strato che separa l’epidermide dal derma) non possono raggiungere l’intestino e completare il loro sviluppo, e quindi muoiono.

Fig.2: larva migrans cutanea

La terapia è utilizzata soprattutto per diminuire il prurito, evitare le possibili infezioni ed accorciare i tempi di guarigione. Tra i farmaci normalmente prescritti ci sono albendazolo, il mebendazolo e l’ivermectina.

Che precauzioni prendere nei luoghi in cui è presente A. braziliense? La chiave è evitare il contatto diretto tra la pelle e il terreno, indossando sempre le scarpe e sdraiandosi esclusivamente sopra teli o asciugamani.

Andrea Borsa

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