L’infiammazione indotta da Helicobacter pylori

Helicobacter pylori è un batterio Gram negativo, presente nello stomaco dell’uomo sin dall’infanzia. La maggior parte degli individui infettati da tale microrganismo presenta una malattia asintomatica; la manifestazione dei sintomi tipici della malattia dipende dalla genetica sia del batterio che dell’ospite. Negli individui affetti da H. pylori l’attivazione del sistema immunitario innato e acquisito recluta, a livello dello stomaco, differenti cellule infiammatorie (cellule dendritiche, mastociti, macrofagi, neutrofili, linfociti T e linfociti B). A loro volta le cellule reclutate rilasciano citochine pro-infiammatorie (TNF, IL-1, IL-17 e IFNc) responsabili della gastrite cronica attiva. La gastrite cronica attiva, a sua volta, può evolvere in ulcera peptica (10-20%) (Fig. 1) o in adenocarcinoma gastrico (0,5-2%).

Figura 1. Illustrazione della mucosa dello stomaco con il batterio Helicobacter pylori responsabile dell’ulcera peptica

La caratteristica di H. pylori è quella di adattarsi all’acidità dello stomaco, riuscendo così a sopravvivere. L’adattamento da parte del batterio è garantito dal fattore di virulenza ureasi (Figura 2). Questo enzima catalizza l’idrolisi dell’urea in ammoniaca e CO₂ e va così a tamponare l’acidità dell’ambiente gastrico. L’ammoniaca, prodotta dall’idrolisi dell’urea, è responsabile del danneggiamento dell’epitelio gastrico in quanto viene distrutta l’integrità delle tight junctions, mentre la CO₂ prodotta protegge dall’attività battericida dell’ossido nitrico e del perossinitrito prodotti dai fagociti al fine di eliminare i batteri fagocitati. Inoltre, l’ureasi è un enzima essenziale per infettare l’ospite,infatti mutanti dell’ureasi di H. pylori sono risultati incapaci di infezione. Diversi studi hanno riportato l’abilità dell’ureasi di legare molecole MHC di classe II sulle cellule epiteliali gastriche, innescandone così l’apoptosi.

 

Figura 2. Struttura dell’enzima ureasi di Helicobacter pylori

 

Gli effetti di H. pylori sulla progressione della sclerosi multipla

Un recente studio ha dimostrato che sul modello murino l’infiammazione indotta da H. pylori può ridurre la progressione della sclerosi multipla, malattia autoimmune che interessa il sistema nervoso centrale. L’infiltrazione di cellule Th1 e Th17 nel sistema nervoso centrale è alla base della patologia, caratterizzata da demielinizzazione, infiammazione e neurodegenerazione (figura 3).

Figura 3. Differenza tra un neurone di un individuo normale e un neurone di un individuo affetto da sclerosi multipla

Il modello maggiormente utilizzato per investigare la sclerosi multipla è EAE (encefalomielite autoimmune sperimentale). Nello studio condotto da Cook e collaboratori è stato utilizzato il topo C57BL/6, il modello sperimentale impiegato per investigare l’infezione da H. pylori. Da tale studio è emerso che il topo infettato da H. pylori presentava una riduzione della severità di EAE; infatti, questo topo aveva una paralisi più lieve dell’arto posteriore e l’infezione di H. pylori era responsabile della riduzione dello sviluppo e della severità dei deficit motori. Inoltre, dopo aver indotto EAE in seguito all’immunizzazione nel topo con il peptide MOG35-55, il topo infettato dal batterio presentava un minor numero di cellule Th1 e Th17 sia nel sistema nervoso centrale che nella milza . dallo  studio emerge quindi che H. pylori riduce la severità di EAE nel topo e ciò ha implicazioni importanti, ma è necessario utilizzare altri modelli animali per valutare gli effetti di H. pylori sulla sclerosi multipla.

 

Irene Magnoli

 

Fonti:

Helicobacter pylori infection reduces disease severity in an experimental model of multiple sclerosis

Helicobacter pylori gene silencing in vivo demonstrates urease is essential for chronic infection

Inflammation, Immunity, and Vaccines for Helicobacter pylori Infection

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