Sindrome della fermentazione intestinale o auto-brewery syndrome: quando la sbronza arriva a tradimento!

Auto-brewery syndrome: la (poco) piacevole sbronza per astemi!

Quanti etilisti sarebbero più che lieti di sapere che è possibile avvertire gli effetti dell’alcol dopo aver mangiato piatti molto ricchi di zuccheri complessi?  Sicuramente non Martin Hogg, trentaquattrenne inglese con la caratteristica piuttosto peculiare di manifestare sintomi da sbronza ogni volta che ingerisce cibi ricchi di zuccheri, semplici o complessi che siano. È facile immaginare che in prima battuta questa malattia rara susciti qualche pensiero ilare, o addirittura la pazza idea: “e chiamiamola anche malattia”! Ma proviamo a pensare a quello che l’ auto-brewery syndrome o sindrome della fermentazione intestinale significa per chi ne è affetto. Chiunque sarebbe pronto a rinunciare a una notte brava a base di margarita se il giorno dopo avesse un impegno importante o semplicemente se non avesse voglia di sopportare i postumi di una sbronza da manuale. Rinuncereste per lo stesso motivo a una pizza con gli amici? Alle lasagne della mamma o della nonna? Cena cinese da asporto? Pane e crema spalmabile al cioccolato? Minestrina in brodo per stare leggeri? Già, proprio così: tutti questi alimenti possono provocare le stesse conseguenze di qualche bicchiere di troppo in chi è affetto da questa patologia, che porta essenzialmente a produrre alcol etilico a partire da materia prima fermentescibile come gli zuccheri semplici contenuti in frutta e dolciumi, o zuccheri complessi come l’amido. Tutto questo è possibile grazie alla particolare conformazione dell’intestino di questi pazienti, e alla presenza nella microflora intestinale di alcuni lieviti. Le conseguenze sono quelle di un’intossicazione da alcol: disidratazione, ipoglicemia, presenza eccessiva di acetaldeide. Tutto ciò spiega anche che l’alcol in realtà è un alimento accessorio con effetti sul sistema nervoso centrale,che, agendo sull’ipotalamo, incentiva la produzione di urina favorendo la disidratazione. Nel corso del catabolismo dell’alcol il pH delle cellule epatiche si abbassa fino a inibire la gluconeogenesi con conseguente ipoglicemia, e viene liberata acetaldeide che è tossica per il corpo. Come se questo non bastasse, una dieta equilibrata che prevede l’assunzione del 45% almeno delle calorie quotidiane sotto forma di glucidi costituirebbe un rischio concreto di affaticamento epatico: occorre quindi seguire un’alimentazione controllata che sia basata sulla presenza di protidi e lipidi. Considerando che il glucosio rappresenta la principale fonte di nutrimento per il tessuto cerebrale,essere costretti a seguire una dieta povera di zuccheri non sembra certo una condizione invidiabile. L’altro aspetto da tenere in considerazione per la cura di questa  patologia è una terapia antifungina mirata. La sindrome da auto fermentazione intestinale perde completamente il suo appeal dopo aver mostrato i pesanti effetti collaterali.

L’auto-produzione di alcol è stata descritta per la prima volta nel 1948, mentre nel 1976 è stato stabilito che la Sindrome della fermentazione intestinale dipende dalla presenza di Candida albicans in anse dell’intestino nelle quali i carboidrati provenienti dai pasti possono essere fermentati con conseguente produzione di alcol etilico.

Candida albicans.

Negli Anni Ottanta del secolo scorso è stata descritta una casistica di tutto rispetto rappresentata da circa cinquanta pazienti affetti da Sindrome della fermentazione intestinale. Il lavoro ha permesso di mettere in evidenza i punti in comune tra i vari pazienti, mettendo in luce anche una grande eterogeneità demografica, così come clinica: anche se quasi tutti i pazienti avevano subito negli anni interventi chirurgici all’apparato digerente, alcuni non avevano manifestato patologie né tantomeno avevano mostrato malformazioni. È stato possibile accertare che i lieviti responsabili di questa particolare patologia appartengono al genere Candida, e a varie specie tra cui C. albicans e C. kruzei. Entrambe le specie non sono propriamente una novità quando si parla di microbioma nel primo caso, e di patogeni opportunisti nel secondo. Quello che sembra in attesa di una migliore definizione è il motivo per il quale la reazione si inneschi con questa efficienza, considerato che i livelli di auto-produzione di alcol in soggetti non affetti sono assolutamente inferiori a quelli mostrati da soggetti affetti da Sindrome della fermentazione intestinale.

Candida tropicalis, altro appartenente al genere Candida.

Se i nomi degli attori principali sono ormai noti, rimane da definire il ruolo del coro in questa rappresentazione: in parole povere come si inserisce questa patologia nel contesto del microbioma intestinale? In parole povere, il ruolo delle singole specie batteriche o fungine nell’economia dello stato di salute è ormai riconosciuto, anche se spesso è difficile conoscere i rapporti relativi tra specie. In un campo nuovo, investigato grazie agli ultimi ritrovati tecnologici in termini di “omica”: genomica, trascritto mica, metabolomica, è possibile prevedere quale impatto avrebbe una terapia antifungina troppo aggressiva su un paziente affetto da Sindrome della fermentazione intestinale? Le ipotesi spaziano da una variazione della composizione del microbiota che potrebbe favorire le specie responsabili di auto fermentazione, alla cura con antifungini mirati che non destabilizzino l’equilibrio della flora residente. Ad ogni modo, è ancora presto per dirlo con certezza: in questo caso appare chiara la necessità di ulteriori studi volti a chiarire l’evoluzione nel tempo e la composizione del microbiota intestinale di pazienti affetti da auto-brewery syndrome.

Priscilla Cocchi

Sitografia:

www.osservatoriomalattierare.it

www.socialup.it

 

Bibliografia:

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Dahshan A, Donovan K. Auto-brewery syndrome in a child with short gut syndrome: case report and review of the literature. J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2001 Aug;33(2):214-5.

Logan BK, Jones AW. Endogenous ethanol ‘auto-brewery syndrome’ as a drunk-driving defence challenge. Med Sci Law. 2000 Jul;40(3):206-15.

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Kaji H, Asanuma Y, Yahara O, Shibue H, Hisamura M, Saito N, Kawakami Y,  Murao M. Intragastrointestinal Alcohol Fermentation Syndrome: Report of Two Cases and Review of the Literature  Journal of the Forensic Science Society 1984; 24: 461-471

 

Crediti immagini:

 

https://www.fastcompany.com/3057662/how-this-hopped-up-brewery-is-bringing-american-craft-beer-to-germany

 

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Candida_albicans_(optic_microscope).jpg by David Arqueas

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:C_tropicalis_YC466.png by Djspring

 

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