La Peste di Giustiniano: quando un batterio mette in ginocchio un impero

La Peste di Giustiniano è ricordata come una delle epidemie più gravi e devastanti della storia: il numero di decessi, infatti, fu così elevato da provocare ingenti danni economici. Sebbene la letteratura e le opere artistiche del nostro Paese ci abbiano portato a conoscere meglio e ricordare la “Morte Nera” della prima metà del ‘300 e l’epidemia descritta ne I Promessi Sposi, la Peste di Giustiniano fu caratterizzata da un incredibile contagio che mise in ginocchio un intero Impero e, pertanto, si presenta come un importante e triste capitolo della storia europea.

Tutto ebbe inizio nell’estate del 541, in uno dei momenti più delicati per l’Impero Romano d’Oriente. Giustiniano, ultimo Imperatore ad essere di madrelingua latina, aveva intenzione di strappare l’Italia ai Goti, mentre la campagna d’Africa si era già conclusa con l’annientamento del regno dei Vandali. Nessuno però aveva fatto i conti con i topi infetti che portarono la peste bubbonica nel porto egizio di Pelusium, e da lì in quasi tutte le coste mediterranee. Numerosi studi hanno, poi, stabilito che la Peste bubbonica arrivava dall’Etiopia tramite un’imbarcazione che risaliva il corso del Nilo. Dopo aver distrutto la popolazione di un intero villaggio, il contagio si espanse a macchia d’olio sia lungo la costa nordafricana che quella mediorientale. Nel 1542, l’epidemia raggiunse anche Costantinopoli.

Raggiunta Costantinopoli, l’epidemia si diffuse con una rapidità ancora maggiore. Infatti, si racconta che la situazione divenne terribilmente tragica nel giro di poco tempo. A Costantinopoli, che superava i 500.000 abitanti, la Peste trovò un ambiente ideale: anche se l’igiene dei cittadini era migliore rispetto a quella di coloro che affrontarono il morbo nel 1348, la densità abitativa giocò un ruolo fondamentale. Le infezioni, batteriche o virali che siano, si diffondono più rapidamente, infatti, laddove la densità della popolazione è alta e gli abitanti vivono a stretto contatto l’uno con gli altri. Dati storici ci dicono che la media di morti oscillava tra i 5000 e 12000 al giorno: questo ci porta oggi a poter affermare che la popolazione di Costantinopoli si dimezzò per oltre il 10% nell’arco di poco tempo. Per circa quattro mesi, la peste era praticamente incontrollabile: i cadaveri venivano trascinati fuori dalle mura della città e sepolti in fosse comuni e le difficoltà legate alla gestione dei cadaveri stessi erano numerose considerando che nel periodo di maggiore diffusione, il numero di morti sembrava superare quello dei vivi in età da lavoro.

Oggi il profilo dell’infezione killer è più chiaro, grazie al DNA estratto da una delle sue vittime, deceduta nel 570 d.C. Lo scheletro dell’uomo era stato trovato 50 anni fa ad Altenerding, nel sud della Germania. Il genoma estratto da uno dei suoi denti ha ora confermato che il giovane ritrovato fu ucciso dal batterio Yersinia pestis, esattamente la donna sepolta al suo fianco.

Il materiale estratto ha permesso di sequenziare con precisione il genoma di questo ceppo di peste, identificando i geni chiave responsabili della sua virulenza.

A partire dal 541, la Peste Bubbonica si presentò ogni 12-15 anni in varie regioni del Mediterraneo. Nel suo volume, Lester Kittle (utilizzando tutte le cronache dell’epoca) ricostruisce tutte le ondate del morbo fino al 750. Per ritrovare la Peste Bubbonica in Europa dopo questa data, bisognerà aspettare le Morte Nera del 1347.

Ammalati di peste bubbonica (illustrazione del 1411 dalla Bibbia di Toggenburg)

Ma cos’è esattamente la Peste Bubbonica? La peste è una zoonosi il cui agente etiologico è il batterio Yersinia pestis, un piccolo bacillo a colorazione bipolare. Questo microrganismo può infettare una grande varietà di mammiferi. Per esempio, i ratti sono un comune serbatoio nelle aree urbane di alcuni paesi (si parla infatti di peste urbana). Negli Stati Uniti, la peste è presente principalmente nelle aree non abitate, dove i cani delle praterie e gli scoiattoli rappresentano i serbatoi più importanti (peste silvestre). Anche gli animali domestici, specialmente i gatti, che vagano nelle aree enzootiche per la peste, possono essere infettati e trasportare nelle abitazioni pulci di roditori selvatici infette, o trasmettere l’infezione attraverso morsi e graffi. La peste, infatti, è tipicamente trasmessa dalla puntura delle pulci e l’uomo è in genere un ospite accidentale e terminale di Yersinia pestis. Questa infezione può anche essere trasmessa con l’ingestione di tessuto di animali infetti o attraverso le vie respiratorie (peste polmonare). I bubboni che caratterizzano la fase di setticemia di questa infezione sono delle marcate tumefazioni formate da uno o più linfonodi infetti, circondati da una zona di edema, dove i batteri sono inglobati dai fagociti (tuttavia, Yersinia pestis resiste al killing fagocitico).

Sfortunatamente, in alcune aree del globo ci sono ancora oggi dei focolai di Peste Bubbonica, difficili da debellare a causa delle scarse condizioni igieniche o del continuo contatto con roditori infetti, quindi possiamo immaginare che la Costantinopoli del VI secolo fosse del tutto impreparata ad opporsi, tramite quarantene e protocolli di emergenza, all’epidemia.

Fabrizio Visino

Fonti: Zhistorica/centro studi storici

focus.it

Le basi della microbologia (Harvey R.)

 

 

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