Finchè c’è vita c’è ansia: il ruolo del microbiota nel controllo dell’ansia

E’ proprio il caso di dire “Che Ansia!”; popolo degli ansiosi nuove notizie in arrivo. Nessuno poteva pensare che i nostri batteri intestinali, il cosiddetto microbiota, potesse giocare un ruolo chiave nella gestione di quest’emozione così negativa che attanaglia moltissimi giovani e che, negli ultimi anni, sembra essere diventata una delle patologie più diffuse. I ricercatori del Microbiome Institute dell’University College Cork in Irlanda hanno, infatti, condotto un interessante studio, pubblicato poi sulla rivista Microbiome, che sembra mettere in relazione microbiota, i microRNA e il controllo dell’ansia. Gerard Clarke, uno degli autori di questo curioso studio, ha dichiarato che i miRNA a livello dell’amigdala, parte del cervello in grado di gestire le nostre emozioni, e della corteccia pre-frontale, sono regolati da batteri del microbioma, dimostrando, così, una correlazione tra batteri e ansia/depressione.

Cosa sono più precisamente questi miRNA? I microRNA (miRNA o miR) costituiscono una famiglia di piccoli RNA endogeni, non codificanti, a singolo filamento, il cui ruolo fondamentale è quello di regolare negativamente l’espressione genica a livello post-trascrizionale. In particolare, i miRNA agiscono mediante il riconoscimento di specifici mRNA target al fine di determinarne la degradazione o la repressione della traduzione. I miRNA possono essere considerati come elementi di controllo di complessi pathways alla base di fenomeni quali la regolazione del ciclo cellulare, differenziamento e apoptosi.

Meccanismo d’azione dei miRNA

Alterazioni nei livelli di espressione dei miRNA sono state ampiamente documentate in diversi tipi di malattie, in modo particolare in quelle oncologiche. Numerosi miRNA, infatti, hanno come bersaglio geni regolatori dello sviluppo del cancro come E2F e RAS. Ma ciò che hanno dimostrato questi ricercatori getta nuova luce anche sul ruolo di questi piccoli RNA. Studiando una popolazione di topi normali e una di topi germ-free (cresciuti in condizioni di assoluta sterilità), questi scienziati irlandesi hanno confrontato i livelli di espressione dei miRNA cerebrali dell’amigdala e della corteccia pre-frontale. I risultati hanno messo in evidenza ben 103 miRNA ad espressione differenziale nell’amigdala e 31 nella corteccia; a dimostrazione di queste differenze d’espressione, “trapiantando” il microbiota dei topi normali in quelli germ-free, si è visto che i livelli di espressione dei miRNA oggetto dello studio si ripristinavano diventando assolutamente comparabili. Trattando con terapie antibiotiche i topi normali, al fine di eliminare il microbiota, i miRNA nelle due regioni cerebrali tornavano ad avere un’espressione simile a quella dei topi germ-free. Questi esperimenti hanno quindi dimostrato che la regolazione dell’espressione di questi miRNA è di fatto dipendente dai batteri intestinali.

Questi risultati non solo consentono alla comunità scientifica di gettare nuova luce sul ruolo del microbiota che, stando a quanto detto, può regolare l’espressione di specifici miRNA in base alla sua composizione e attività ma anche e soprattutto sulle strategie terapeutiche future. Laddove, infatti, un miRNA dovesse risultare sovraespresso, l’introduzione dell’antagomiR (vale a dire una molecolare antagonista del miRNA in grado di inibire la sua azione) porterebbe all’arresto delle funzioni regolate dal miRNA stesso. Ad esempio, se un determinato miRNA inibisce l’apoptosi di cellule tumorali, l’introduzione dell’antagomiR ripristinerebbe l’avvio in apoptosi della cellula tumorale stessa, bloccando così il ruolo oncogenico del miRNA. Lo stesso razionale, quindi, sarebbe applicabile per patologie di tipo psicologico quali il disturbo d’ansia e la depressione, superando i canonici approcci terapeutici che spesso hanno effetti collaterali da non sottovalutare.

Fabrizio Visino

Fonti: https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-017-0321-3

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