Infezione da HPV nelle donne sieropositive: cause, diagnosi precoce e prevenzione

L’infezione da HPV è universalmente riconosciuta come causa scatenante del carcinoma della cervice uterina. L’80% delle donne contrae il virus entro due anni dall’inizio dell’attività sessuale, con un picco maggiore tra 22 e 25 anni, mentre la percentuale si abbassa al 10% per le donne over 35. Tuttavia le ultime segnalazioni in letteratura mostrano un aumento della frequenza e delle lesioni HPV-correlate in pazienti affetti da AIDS. Si è visto infatti che l’infezione da virus dell’Immunodeficienza Umana (HIV-1), l’infezione da HPV e il carcinoma della cervice uterina sono epidemiologicamente correlati.

Modello atomico del capside del Papillomavirus

Come si spiega tutto questo? Innanzitutto HIV-1 e HPV condividono fattori di rischio molto simili, associati alle condizioni socio-economiche, sanitarie e comportamentali dei soggetti immunocompromessi. Inoltre, entrambi i virus sono trasmissibili per via sessuale e possono trovarsi molto vicini sulla mucosa genitale: in questo modo gli effetti di un’infezione hanno maggiori probabilità di influenzare la storia naturale dell’altra. Dal punto di vista biologico, invece, la maggior persistenza e frequenza di HPV nelle donne sieropositive viene ricondotta all’azione del virus HIV-1 sul sistema immunitario. Nello specifico, la risposta infiammatoria indotta da HIV-1 modifica il tipo di risposta mucosale da Th1 (diminuzione dei linfociti CD4+), altamente efficace nell’infezione da HPV e nell’inibire la cancerogenesi, verso un assetto di tipo Th2.

A questo punto sorge spontanea la domanda: esistono diagnosi preventive per le donne affette da HIV-1? Secondo l’US Public Health Service and the Infectious Diseases Society of America, quello che raccomandano gli esperti è di sottoporre le pazienti sieropositive ad un accurato screening citologico e colposcopico, monitorandole ad intervalli di tempo più brevi rispetto alle sieronegative. Nello specifico, le donne immunocompromesse dovrebbero eseguire due PAP-test durante il primo anno successivo alla diagnosi da HIV-1, da ripetersi in caso di negatività ogni anno. Anche le terapie antiretrovirali aggressive o HAART possono fornire un valido supporto alla prevenzione: diminuendo infatti la replicazione di HIV-1 si ottiene una risposta Th1 più attiva. Tuttavia, in alcuni casi il solo trattamento HAART non sembra essere sufficiente a prevenire lo sviluppo del cancro, soprattutto se il processo oncogenico è già attivo. La diagnosi tempestiva diventa quindi la sola arma efficace per identificare le donne sieropositive a più alta incidenza di cancro alla cervice, ed è proprio in questa direzione che si stanno svolgendo le ricerche degli esperti.

Silvia Vallefuoco

Fonti: Roche (www.roche-diagnostics.it)

 

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