Le alterazioni del ritmo sonno-veglia sono un fattore di rischio per l’obesità: la colpa è dei batteri intestinali e della proteina NFIL3

Il microbioma intestinale contribuisce all’accumulo di tessuto adiposo, sotto l’influenza della proteina NFIL3 che ne regola i cicli circadiani: questo è il risultato della ricerca pubblicata il primo di settembre su Science da Yuhao Wang e il suo team, dell’Università del Texas.

Obesità e sovrappeso sono fattori di rischio per la salute, per questo motivo è importante identificare e studiare tutto ciò che può contribuire all’accumulo di riserve energetiche all’interno dell’organismo. Fattori ambientali e comportamentali che partecipano all’incremento del grasso corporeo devono essere identificati e studiati per far fronte a un problema ormai globale, che riguarda uomini, donne e bambini di ogni provenienza. Infatti in tutto il mondo si stimano 2,1 miliardi di persone obese o sovrappeso e fra questi ne muoiono annualmente 3,4 milioni, oppressi dalle malattie correlate al loro elevato indice di massa corporea.

È ormai noto, che il microbioma intestinale è uno di quei fattori che influenzano la composizione dei tessuti dell’organismo, fondamentalmente perché i batteri e certi lieviti che ne fanno parte hanno l’importante compito di perfezionare la digestione di molti alimenti. Il microbioma intestinale contribuisce all’accumulo di calorie e certi studi condotti in laboratorio lo hanno confermato: i roditori cui era stato rimosso il microbioma intestinale erano più magri del normale.

Un’altra informazione su cui Wang e colleghi hanno basato i proprio studi riguarda certamente il modo in cui varia l’attività del microbioma intestinale durante i cicli circadiani. Infatti pare che i batteri enterici vadano a influenzare determinate vie metaboliche con una certa ritmicità, che siano praticamente sincronizzati con le ore di luce e quelle di buio durante il giorno.

Il gruppo di ricerca di Wang ha scoperto la proteina che riesce a correlare questa sincronizzazione: si tratta esattamente di un fattore di trascrizione chiamato NFIL3, il cui ruolo è quello di regolare l’espressione di un gene ben preciso. Possiamo trovarla attiva a livello dell’epitelio intestinale, dove tiene sotto controllo il ritmo circadiano con cui si verifica l’assorbimento dei lipidi e dove soprattutto sta a stretto contatto con i vari batteri enterici, sono proprio questi i batteri che influenzano l’espressione del gene che codifica per NFIL3.

Questa ricerca non è per niente banale, perché permette di capire che certe persone, i cui ritmi circadiani sono alterati, non sono obese per caso: ad esempio chi per lavoro è costretto a viaggiare e quindi cambia spesso il fuso orario, oppure il caso di chi lavora a turni sia di giorno che di notte. In questo tipo di individui l’insorgenza di malattie metaboliche e obesità è più probabile, e quindi di tutti quei disturbi per cui rappresentano un fattore di rischio, come le malattie a carico del sistema cardiovascolare e il diabete.

 

Chiara Samperi

 

Fonti:

Yuhao Wang et al., “The intestinal microbiota regulates body compositione through NFIL3 and the circadian clock”, Science, DOI: 10.1126/science.aan0677, 1 settembre 2017

“La proteina che media tra microbioma e grasso corporeo”, Le Scienze, 4 settembre 2017

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