Actynomices, un ospite indesiderato per le donne

Gli actinomiceti sono un gruppo di microrganismi Gram-positivi, di aspetto filamentoso ramificato, che si riproducono per frammentazione dei filamenti in elementi più spesso bacillari. Sebbene presentino analogie superficiali con i funghi nella morfologia di base, sono comunque procarioti con dimensioni proprie dei batteri. Tra questi, ricordiamo Actinomyces israelii, spesso responsabile dell’infezione denominata actinomicosi.

Bacilli di Actynomices

L’actinomicosi ,sebbene possa colpire potenzialmente qualsiasi distretto corporeo, si classifica in quattro forme principali:

  1. Actinomicosi cervicofacciale: quando l’infezione si sviluppa all’interno del tessuto del collo, della mascella o della bocca; rappresenta la forma più comune di actinomicosi.
  2. Actinomicosi toracica: spesso dovuta ad accidentali inalazioni di fluidi contaminati, copre il 15-20% dei casi.
  3. Actinomicosi addominale: può svilupparsi come una complicazione secondaria di un’infezione più comune, come l’appendicite, o dopo aver masticato accidentalmente qualcosa che contenga i batteri, come le ossa di pollo. L’actinomicosi addominale copre il 20% dei casi.
  4. Actinomicosi pelvica: ovvero quando l’infezione si sviluppa all’interno della pelvi (la struttura ossea che include le ossa del bacino). L’actinomicosi pelvica generalmente si manifesta nelle donne perché molti casi sono dovuti al diffondersi degli actinomiceti dai genitali femminili alla pelvi. Si pensa che molti casi di actinomicosi pelvica siano associati all’uso del dispositivo intrauterino, un tipo di contraccettivo conosciuto come spirale. La spirale è un dispositivo a forma di T installato all’interno dell’utero. L’actinomicosi pelvica ricopre il 10% dei casi.

 

La presenza occasionale di Actinomyces israelii nel tratto genitale femminile è uno spunto interessante da un punto di vista clinico/diagnostico, specialmente se pensiamo alla loro presenza durante l’analisi microscopica di un preparato citologico del pap-test.

Questi batteri, infatti, tendono a raggrupparsi formando aggregati compatti caratteristici denominati druse o “granuli di zolfo” per il colore giallastro talvolta visibile all’analisi macroscopica.

All’esame microscopico dei preparati citologici cervico-vaginali (pap-test) questi granuli sono costituiti da organismi filamentosi densamente aggrovigliati, talora in disposizione raggiata, basofili, che si colorano positivamente con la colorazione di Gram e con la metenamina argentica. Poiché gli actinomiceti non fanno parte della normale flora vaginale, si ritiene che essi possano colonizzare il tratto genitale femminile a seguito di rapporti sessuali. La loro identificazione in assenza di sintomi non ha tuttavia un significato clinico rilevante e non necessita di un trattamento. È stato infatti stabilito tramite colture batteriche e tecniche di immunofluorescenza su secreti cervico-vaginali che il 3-27% di donne asintomatiche senza ovvi fattori di rischio sono infettate da actinomiceti. Numerose pubblicazioni hanno evidenziato l’associazione d’infezione da actinomiceti con l’uso prolungato di DIU, dispositivi intrauterini interni (di solito più di 3 anni).

Actynomices in un preparato citologico con colorazione Papanicolau

 

Occorre tuttavia ricordare che l’infezione si può anche presentare in donne che non hanno mai portato un DIU. Raramente le infezioni actinomicotiche possono dar luogo a complicazioni quali ascesso tubo-ovarico, malattia infiammatoria addominale pelvica o addirittura disseminazione sistemica. Gli actinomiceti non penetrano la mucosa cervico-vaginale intatta di individui sani.

Un corpo estraneo, quale un DIU, danneggia tuttavia la mucosa e permette a questi microrganismi opportunisti di diventare patogeni. Condizioni che indeboliscono il sistema immunitario locale e sistemico, quali un diabete mellito o una malattia oncologica, possono anche essere fattori predisponenti per un’infezione da actinomiceti.

La sopravvivenza di questi batteri in sede cervico-vaginale è favorita da un microambiente anaerobico, dalla formazione di aggregati molto coesivi (druse) che li protegge dalla fagocitosi e dall’eliminazione da parte dei poliformonucleati neutrofili nonché da una co-infezione di altri batteri. I sintomi più frequenti di un’infezione actinomicotica sono perdite vaginali di colore scuro e maleodoranti, sanguinamento vaginale anomalo e dolori addominali. Il trattamento farmacologico d’elezione è rappresentato dalla penicillina G sebbene anche altri antibiotici come l’eritromicina e le tertracicline si sono dimostrati clinicamente efficienti.

 Fabrizio Visino

Fonti:

Harvey, Le Basi della Microbiologia

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14592592

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