La zecca e la babesiosi

 

Quando si pensa alle zecche è certamente più immediato pensare alla malattia di Lyme, tuttavia esiste una patologia, la babesiosi, che non ha nulla da “invidiare” alla più famosa borrelliosi.

Il genere Babesia comprende oltre 100 specie di protozoi parassiti di animali selvatici, domestici e dell’uomo. Per quanto riguarda la nostra specie, il maggior numero di casi di babesiosi sono riconducibili a due specie: B. microti negli Stati Uniti e B. divergens in Europa. Da queste due specie recentemente grazie ad indagini molecolari è stato possibile distinguere una terza specie, chiamata momentaneamente WA1, Washington1. Sia B. microti che B. divergens sfruttano le zecche per entrare nel secondo ospite, ma ovviamente le specie di zecche sono diverse, infatti negli Stati Uniti è Ixodes dammini, mentre in Europa è Ixodes ricinus.

Il ciclo vitale (Fig.1) inizia quando una zecca infetta a seguito di un pasto di sangue infetta l’ospite introducendo gli sporozoiti (gli individui infettanti) che prima penetrano negli eritrociti tramite un vacuolo parassitoforo e successivamente, dopo essersi liberati della membrana del vacuolo, si trasformano in trofozoiti. A questo punto una parte di questi si riproduce asessualmente dando origine ai merozoiti che porteranno alla lisi dell’eritrocita, mentre altri s’ingrandiranno e verranno successivamente ingeriti da una nuova zecca. I merozoiti nel frattempo infettano altri globuli rossi e attendo una nuova puntura di zecca per passare nuovamente nel primo ospite, dove, una volta giunti ed liberatisi dell’eritrocita, danno origine allo zigote che successivamente attraversa la parete intestinale e tramite l’emolinfa raggiunge le ghiandole salivari. A questo punto si sviluppa lo sporozoite che verrà iniettato nel nuovo ospite al successivo pasto della zecca.

Fig.1: Ciclo vitale di Babesia spp.

I protozoi parassiti del genere Babesia scatenano una patologia simile alla malaria nota come babesiosi.

La babesiosi nelle persone immunocompetenti può essere asintomatica. Quando si manifesta però i sintomi, causati dalla lisi dei globuli rossi a seguito della formazione dei merozoiti, annoverano febbre molto alta (anche superiore a 40°C), epatosplenomegalia, anemia, brividi, sudorazione, tosse e nausea. Più raramente sono presenti anche vomito, fotofobia, calo ponderale e depressione. Il tutto può risolversi nel giro di qualche settimana, ma l’astenia può permanere più a lungo.

La babesiosi è più grave nei malati di AIDS e negli splenectomizzati (pazienti che hanno subito l’asportazione della milza), in cui si possono manifestare coagulopatia intraventricolare disseminata, sindrome da stress respiratorio, insufficienza epatica, renale o cardiaca. In casi rari la babesiosi evolve fino al coma e al decesso. Nel caso più comune di soggetti immunocompetenti, comunque, la patologia si risolve normalmente.

Il contagio, oltre che tramite la puntura di una zecca, può avvenire anche tramite trasfusioni di sangue infetto e molto più raramente dalla madre al figlio durante la gestazione.

La diagnosi si attua tramite esami di laboratorio quali lo striscio di sangue, andando a ricercare i parassiti all’interno degli eritrociti, a cui segue come conferma l’esame sierologico con immunofluorescenza diretta e la PCR.

La cura farmacologica prevede l’utilizzo di azitromicina e atovaquone, mentre nei casi gravi si utilizzano chinino orale e clindamicina endovena.

La prevenzione consiste nell’evitare le zone in cui è nota la presenza di zecche o, nel caso questo non fosse possibile, utilizzare vestiti che coprano il più possibile il corpo e dei repellenti. Nel malaugurato caso in cui si venisse punti da una zecca, è importante rimuoverla il prima possibile per limitare l’eventuale possibilità di infezione.

I dati epidemiologici mostrano che negli Stati Uniti B. microti è letale nel 5% dei casi. Il primo caso negli Stati Uniti è stato registrato nel 1969, a cui sono seguiti altri 13 casi tra il 1973 e il 1976, e altri 300 casi dal 1982. 

Fig.2: differenze e similitudini tra Babesia microti e Plasmodium falciparum agente eziologico della malaria. Talvolta può essere difficile distinguere i due microrganismi.

In Europa il primo caso è stato registrato nell’ex-Yugoslavia nel 1957, mentre negi anni successivi si è a conoscenza di altri 31 casi. In Italia, ad oggi, è stato registrato un solo caso di babesiosi nel 1998 ai danni di un uomo di 55 anni splenectomizzato.

In Africa sono stati segnalati dei casi, ma il problema principale resta la differenziazione dalla malaria. (Fig.2)

Andrea Borsa

FONTI:

PER APPROFONDIRE: Dipartimento di Scienze Sperimentali Veterinarie dell’Università degli Studi di Padova

 

Commenta per primo

Rispondi