I batteri morti per la cura contro il cancro del colon

Nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi anni, il tumore rimane una malattia su cui la ricerca scientifica investe gran parte delle proprie attenzioni.  Il numero dei soggetti che ne sono affetti in Italia è sempre più alto e sebbene ad oggi alcuni tipi di tumori possono essere curati altri risultano ancora un grosso problema. Così come in Italia anche nel resto del mondo, la ricerca oncologica compie passi da gigante e la risposta al problema potrebbe essere del tutto sorprendente.

Tale è la scoperta fatta da un team di scienziati appartenenti all’Università tecnologica di Singapore, un lavoro pubblicato nella rivista Scientific Reports e che ha come protagonisti i “batteri cadavere“. Si tratta di alcuni batteri morti raccolti dalla terra e appartenenti alla specie Clostridium sporogenes.

Risultati immagini per Clostridium sporogenesI batteri sono stati utilizzati come possibile cura del tumore al colon; di fatto essi si sono dimostrati capaci di indurre citotossicità in cellule tumorali “tridimensionali” di cancro del colon, coltivati in laboratorio. Si tratta di indagini in vitro piuttosto inusuali ma dal risultato sorprendente.

Queste cellule imitano la forma naturale del tumore del colon del paziente e su di esse agisce il batterio, esso è risultato molto tossico e capace di indurre la morte delle sole cellule tumorali, inducendo l’arresto della vitalità cellulare del tumore nonostante esso stesso non sia più capace di proliferare. Uno dei meccanismi studiati riguardante questo esperimento è quello dell’attività del batterio che pare riesca a svolgere la sua azione antitumorale proprio sfruttando l’ambiente scarsamente ossigenato del tumore. Questa scoperta risulta molto interessante perchè potrebbe essere la soluzione al grosso problema della farmacoresistenza tipica dei farmaci utilizzati contro il cancro. Di fatto molti farmaci non riescono a funzionare in ambienti ipossidici come quelli del tumore e quindi la terapia convenzionale fallisce e con essa anche il tentativo di bloccare la proliferazione del tumore.

Gli esperti hanno visto che in sole 72 ore di azione i ”batteri cadaveri” riescono ad annientare il 74% delle cellule tumorali nelle colture tridimensionali e che anche solo usando le loro secrezioni si possono annientare fino all’83% delle cellule malate.  Sulla base dei dati ottenuti, i ricercatori stanno cercando di selezionare in queste secrezioni i principi attivi antitumorali da usare in altre sperimentazioni portando avanti questa ipotesi e sperando in un successo futuro.

Alice Marcantonio

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