Infezioni Correlate alle pratiche Assistenziali (ICA): cosa sono e perché sono importanti

Il controllo delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) rappresenta un tema rilevante con un impatto sulle organizzazioni e sulla salute di coloro che ne sono colpiti. Le persone a maggior rischio di contrarre un’ ICA sono gli assistiti; tuttavia sono esposti e possono essere interessati anche il personale e i visitatori. Un recente studio nazionale di prevalenza, effettuato utilizzando il protocollo dell’ECDC (Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie), ha rilevato una frequenza di pazienti con un’ infezione contratta durante la degenza pari a 6,3 ogni 100 pazienti presenti in ospedale; nell’assistenza domiciliare 1 paziente ogni 100 contrae un’ ICA.

Circa l’80% di tutte le infezioni ospedaliere riguarda il tratto urinario, le ferite chirurgiche, l’apparato respiratorio e le infezioni sistemiche (sepsi, batteriemie). Le più assidue sono le infezioni urinarie, che, da sole, rappresentano il 35-40% di tutte le infezioni ospedaliere. Non tutte le ICA sono prevenibili, ma si stima attualmente che possa esserlo una quota superiore al 50%.

Cosa sono le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) e perché sono importanti?

Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) sono infezioni acquisite in tutti gli ambiti assistenziali, inclusi ospedali per acuti, day-hospital/day-surgery, lungodegenze, ambulatori, assistenza domiciliare, strutture residenziali territoriali. Le ICA sono l’effetto della progressiva introduzione di nuove tecnologie sanitarie, che, se da una parte migliorano le possibilità terapeutiche e l’esito della malattia, dall’altra possono consentire l’ingresso dei microrganismi anche in sedi corporee normalmente sterili. Inoltre, l’emergenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, visto il largo uso di questi farmaci a scopo profilattico o terapeutico, complica ulteriormente il decorso di molte di queste infezioni.

Questi i principali dati epidemiologici sulle infezioni correlate all‘assistenza:

  • la frequenza con cui emerge una complicanza infettiva è mediamente pari al 5-10% in pazienti ricoverati in ospedale, al 5% in pazienti residenti in strutture per anziani e all’ 1% in pazienti assistiti a domicilio;
  • il 5-10% delle complicanze infettive si manifesta in modo epidemico;
  • le infezioni sostenute da microrganismi resistenti agli antibiotici sono sempre più frequenti ;
  • per le sepsi e le polmoniti si stima una mortalità attribuibile pari al 20-30%;
  • su 100 infezioni associate all‘assistenza sanitaria in media il 20% sono prevenibili, con significative differenze secondo il tipo di infezione e il contesto (la frazione prevenibile varia da 10 a 70% nei diversi studi).

I microrganismi coinvolti e le vie di trasmissione

Fino all’inizio degli anni ’80 le ICA erano dovute principalmente a batteri gram-negativi (per esempio, Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae). In seguito, per effetto della pressione antibiotica e del maggiore utilizzo di presidi sanitari in materiale plastico, sono aumentate le infezioni sostenute da gram-positivi (soprattutto Enterococchi e Stafilococcus epidermidis) e quelle da miceti (soprattutto Candida), mentre sono diminuite quelle sostenute da gram-negativi. Recentemente, tuttavia, alcuni gram-negativi, come gli enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE) e Acinetobacter spp., responsabili di gravi infezioni, sono diventati molto frequenti nel contesto assistenziale ospedaliero.

Le principali modalità di trasmissione delle ICA prevedono: il contatto diretto tra una persona sana e una infetta  (soprattutto tramite le mani), il contatto indiretto attraverso un mezzo contaminato (per esempio endoscopi o strumenti chirurgici), il contatto tramite le goccioline emesse nell’atto del tossire o starnutire da una persona infetta a una suscettibile che si trovi a meno di 50 cm di distanza, la trasmissione dell’infezione a più persone contemporaneamente attraverso un veicolo comune contaminato (cibo, sangue, liquidi di infusione, disinfettanti, ecc.), la via aerea. Inoltre, alcuni fattori, quali l‘esposizione a procedure invasive diagnostiche o terapeutiche e la presenza di condizioni o malattie che accrescono la suscettibilità alle infezioni (età, altre infezioni o gravi patologie concomitanti), possono aumentare il rischio di contrarre un‘infezione correlata all‘assistenza.

Sorveglianza

L’obiettivo della sorveglianza delle ICA è rilevare i casi di infezione per poter eseguire adeguati interventi indirizzati alla prevenzione. Ricerche empiriche hanno dimostrato che la partecipazione a sistemi di sorveglianza attiva delle infezioni correlate all’assistenza si associa, nel tempo, alla diminuzione di incidenza delle infezioni. In Italia, dal 2006, l’Agenzia Sanitaria e Sociale della Regione Emilia-Romagna ha coordinato, su mandato e con il sostegno finanziario del Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute, attività inizialmente volte a valutare la fattibilità di un programma di sorveglianza nazionale delle infezioni correlate all’assistenza e, successivamente, a mantenerlo e ampliarlo alle diverse regioni.

Come ridurre l’impatto delle ICA?

Dal momento che le ICA hanno un costo, e non tutte sono prevenibili, è opportuno sorvegliare selettivamente quelle attribuibili a problemi nella qualità dell’assistenza. Da qui nasce l’esigenza di adottare pratiche assistenziali in grado di prevenire o controllare la trasmissione di infezioni sia in ospedale sia in tutte le strutture sanitarie non ospedaliere. Tra le misure chiave si ricordano il corretto lavaggio delle mani (figura 1), la riduzione delle procedure diagnostiche e terapeutiche non necessarie, il corretto uso degli antibiotici e dei disinfettanti, la sterilizzazione dei presidi, il rispetto dell’asepsi nelle procedure invasive, il controllo del rischio di infezione ambientale, la protezione dei pazienti con utilizzo appropriato della profilassi antibiotica e la somministrazione delle vaccinazioni raccomandate, le attività di sorveglianza delle infezioni, l’identificazione e il controllo delle epidemie, la vaccinazioni degli operatori sanitari.

Fig. 1 Fasi per una corretta igiene delle mani (Ministero della Salute)

In caso di ICA, naturalmente, sono fondamentali anche opportuni interventi di controllo, quali la tempestiva identificazione dei casi e della modalità di trasmissione (mediante indagini epidemiologiche), il loro adeguato trattamento, l’eventuale isolamento dagli altri pazienti, il rinforzo delle misure che già di norma devono essere adottate per evitare la trasmissione tra i pazienti.
In questo senso, nel tempo, il Ministero della Salute ha emanato una serie di documenti specifici sul controllo delle ICA (quali il Compendio delle misure per il controllo delle ICA e le Raccomandazioni sul controllo della diffusione nosocomiale dello Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA)) o concernenti la prevenzione di alcune malattie infettive, che possono avere un impatto significativo anche in ambito assistenziale. L’importanza delle malattie infettive e dell’antibiotico resistenza è riportata anche nel Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018.

Angela Chimienti

 

Fonti (contenuti):

http://www.ccm-network.it/pagina.jsp?id=node/401

http://www.epicentro.iss.it/problemi/infezioni_correlate/infezioni.asp

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=648&area=Malattie%20infettive&menu=ica

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2285_allegato.pdf

Fonti (immagini):

http://chepelle.altervista.org/wp-content/uploads/2008/06/igiene-delle-mani-istruzioni-del-ministero-della-salute.jpg

https://es.123rf.com/imagenes-de-archivo/parasitos.html

 

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