Combattere la malaria partendo dalle zanzare

Zanzara Anopheles

La malaria è una malattia che non risparmia i Paesi sviluppati, ma è prevalentemente confinata alle aree tropicali più povere dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina.

È la più diffusa tra tutte le parassitosi: è provocata da un parassita del genere Plasmodium.
Il serbatoio sono le persone infette (che possono anche non manifestare sintomi) mentre il veicolo è appunto la zanzara Anopheles.

Dopo aver punto una persona infetta, infatti, la zanzara ospita il parassita responsabile della malattia, il plasmodio, nel suo tratto digerente. Nel momento in cui la stessa zanzara andrà a pungere un individuo sano, gli trasmetterà la malattia.

Ciclo della malaria

Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) abbia dichiarato, nel 1970, l’Italia libera ufficialmente dalla malattia, proprio il mese scorso (precisamente il 4 settembre) una bambina italiana è morta di malaria a Trento.

Ecco perché sono molto importanti i progressi che la scienza compie ogni giorno per arginare la patologia.

Per questo è opportuno citare due recenti studi, pubblicati su Science, che hanno permesso di ottenere nuovi approcci nella lotta alla malattia, andando ad agire direttamente sull’insetto vettore, cioè la zanzara Anopheles.

Gli studi sono stati condotti da due team di ricerca della John Hopkins University di Baltimora, che hanno pensato di agire direttamente sulla zanzara per ridurne la capacità di trasmettere la malattia attraverso la puntura.

In che modo avviene questo?

Il primo team di ricerca si è occupato di modificare dei batteri, per ottenere delle proteine killer del plasmodio che potessero agire nell’apparato digerente delle zanzare; l’altro ha scoperto che queste zanzare ingegnerizzate avessero un vantaggio riproduttivo sulle altre.

Il primo ostacolo però è stato rappresentato dalla ricerca di batteri capaci non solo di colonizzare il tratto digerente della zanzara, ma anche di diffondersi alle generazioni successive. Questo ha richiesto differenti ricerche. Fino a che, un giorno, quasi casualmente, è stato individuato un nuovo ceppo di batteri del genere Serratia, che riuscivano a diffondersi molto velocemente: infatti, nel momento in cui una femmina di zanzara anofele ingeriva il batterio, quest’ultimo non solo si diffondeva nel suo intestino, ma venive poi ritrovato sulla superficie delle sue uova, sulle larve dopo la schiusa e nei maschi con cui questa si era riprodotta.

Batteri di Serratia marcescens

Una volta trovato il batterio adatto, questo era stato modificato, andandovi ad inserire dei geni anti-plasmodio, che riducevano il numero dei parassiti nelle zanzare infette del 93%.

Questo è quello che si è ottenuto in laboratorio.

L’obiettivo dei ricercatori è testare la trasmissione del batterio in condizioni reali, ad esempio in una gabbia chiusa dello Zambia. Il problema sta nel fatto che in natura questo microrganismo sia molto diffuso anche tra altri insetti e liberarlo potrebbe generare situazioni poco controllabili.

Una risoluzione di questo problema viene dal secondo team di ricerca, che ha operato nella stessa università.

I ricercatori si sono occupati di bloccare la diffusione della malaria nelle zanzare anofeli, andando ad inserire nel loro DNA un gene che aumenta la produzione della proteina Rel2, capace di bloccare l’infezione nell’intestino dell’insetto. Questo gene ha anche un altro aspetto positivo: sembra dare alle femmine un vantaggio riproduttivo sulle altre e aumenta, quindi, la possibilità di trasmettere la mutazione alle generazioni successive.

Zanzara Anopheles

Infatti, quando le femmine ingegnerizzate e i maschi non ingegnerizzati hanno condiviso la stessa gabbia, la mutazione si è diffusa al 90% delle seconde generazioni e ha continuato la sua corsa per 10 generazioni.

Il futuro, quindi, della malattia potrebbe essere legato a queste zanzare OGM!

Emanuela Pasculli

Fonti: Focus

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