E se la replicazione del Plasmodium falciparum dipendesse da… semplice grasso nel sangue?

La malaria (detta anche “paludismo”) (Fig.1) è una parassitosi provocata da organismi parassiti protozoi unicellulari appartenenti al genere Plasmodium, diffusa soprattutto nelle zone calde e tropicali. Fra le varie specie di parassita del genere Plasmodium, la più pericolosa e letale per l’essere umano è quella del Plasmodium falciparum (Fig.2). Di norma il contagio da parte del parassita avviene attraverso la puntura di una zanzara femmina del genere Anopheles, ma poiché il Plasmodium falciparum trova posto nei globuli rossi di una persona infetta, la malaria può essere trasmessa anche attravero le trasfusioni di sangue, il trapianto di organi, l’uso condiviso di aghi o siringhe contaminate dal sangue di un essere umano infetto e il parto (contagio da madre a figlio, malaria congenita).

Fig.1 Ciclo di trasmissione della malaria.
Fig.2 Plasmodium falciparum.

Pur essendo una malattia infettiva tipica delle regioni tropicali, la malaria rappresenta la parassitosi più diffusa e tra tutte le patologie del genere, presentandosi sporadicamente anche nei paesi industrializzati e negli USA, soprattutto in seguito a spostamenti di soggetti nelle regioni endemiche dell’infezione. Pur essendo in commercio e in uso diverse tipologie di farmaci anti-malarici, il tasso di mortalità per la malattia rimane comunque alto, spingendo i ricercatori verso nuovi possibili merodi di cura.

Uno tra gli studi più recenti, e di forte impatto scientifico in tal senso, riguarda la scoperta da parte di alcuni ricercatori della Harvard Medical School, di una molecola lipidica presente nel sangue umano, la lisofosfatidilcolina (LPC), e identificata come il “mattone” con il quale il parassita costruisce nuove membrane cellulari quando si divide! Quello che gli studiosi hanno evidenziato in un articolo scientifico pubblicato su Cell è che, un esaurimento delle riserve di lisofosfatidilcolina induce un vero e proprio blocco del ciclo replicativo del parassita. E questo cambiamento come infuisce sulla vita del Plasmodium falciparum? Una volta che il ciclo di riproduzione viene interrotto nella fase asessuata, il parassita si differenzia nei gametociti maschili e femminili (che rappresentano le forme sessuate del parassita, le uniche che ne permettono la sopravvivenza nell’ambiente) e viene “prelevato” da una nuova zanzara femmina che, succhiando il sangue di un uomo infetto, ricomincia il ciclo di trasmissione.

Da sempre i tentativi di arginare la malaria si sono concentrati sulla fase di replicazione del parassita nel sangue umano (perché è quella che da i sintomi della malattia). Capire, invece, i meccanismi di funzionamento della trasmissione potrebbe aiutare a organizzare campagne di prevenzione ancora più efficaci, dando nuova speranza anche ai paesi in cui questa malattia continua a mietere ogni anno più di mezzo milione di morti.

Silvia Vallefuoco

Fonti: https://www.focus.it/scienza/salute/composizione-del-sangue-e-parassita-della-malaria

 

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