Trypanosoma cruzi: il parassita che blocca le trasfusioni.

In Italia il grado di sicurezza degli emocomponenti e dei farmaci derivati del plasma rispetto al rischio di trasmissione di agenti infettivi noti ha raggiunto, negli ultimi anni, livelli estremamente elevati.

Come è noto, gli emocomponenti non possono essere sintetizzati con processi industriali e, pertanto,la loro disponibilità dipende esclusivamente da donazioni volontarie che sono soggette a rigorose normative nazionali ed europee, volte alla tutela del donatore e del ricevente.

Fig.1

Nell’ambito di tali norme la gestione del rischio infettivo trasfusionale si declina con la capacità di intercettare un donatore contagioso attraverso una visita anamnestica e test di laboratorio per i marcatori dei patogeni infettivi più rilevanti in termini epidemiologici.

I mutamenti climatici, la ricomparsa di patologie ormai dimenticate ed il considerevole aumento di  migranti provenienti da aree endemiche sono fattori che aumentano notevolmente il rischio di diffusione di patogeni per mezzo di trasfusioni o trapianti.

A tal proposito, il decreto  02/11/2015 del Ministero della Salute (Disposizioni relative ai requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti) ha stabilito, tra le varie normative, di effettuare esami virologici per la ricerca del Trypanosoma cruzi per tutti i donatori che, nel recente passato, siano stati in paesi dell’America latina e/o dell’America centrale. Il Trypanosoma cruzi è un protozoo del genere Trypanosoma, originario dei Paesi sopramenzionati e responsabile della tripanosomiasi americana, o morbo di Chagas.

Le modalità di trasmissione, oltre a quella vettoriale che avviene tipicamente via eterotteri ematofagi (80%, Fig.2), sono materno-fetale(verticale),alimentare(assunzione di alimenti crudi) e trasfusionale(15%),trasfondendo sangue di un donatore infetto.

Fig.2: Eterottero ematofago.

Alla luce del notevole incremento di flussi migratori dall’America latina verso gli USA e l’Europa,il morbo di Chagas rappresenta un problema di sanità pubblica che non riguarda più solo le aree rurali o i paesi endemici.

Con il decreto del 02/11/2015, il Ministero della Salute ha imposto, proprio per contrastare la diffusione di tale malattia, che le persone nate nei paesi endemici, che siano state trasfuse in tali paesi, o che abbiano viaggiato in zone a rischio, possano essere ammesse alla donazione solo in presenza di un test di laboratorio negativo per la ricerca di T.cruzi.

Con un prelievo venoso si eseguono test sierologici per la ricerca di anticorpi anti-T.cruzi, ed in caso di positività si procede con la PCR (Polymerase chain reaction) per individuare il cinetoplasto di T. cruzi con una sensibilità del 96%.

Alla luce di quanto detto risulta di notevole importanza informare tutti i donatori che volontariamente si recano nei centri di raccolta trasfusionali e formare il personale sanitario che opera nei laboratori o a stretto contatto con i migranti.

 

Andreucci Marco

 

Fonti:

-Decreto 2/11/2015 Ministero della Salute,

-Parassitologia medica illustrata,Gabriella Cancrini,Lombardo editore.

 

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