Batteriosi del kiwi: Diffusione e prevenzione

Il “cancro batterico dell’actinidia” è una malattia che colpisce le piante del genere Actinidia (kiwi) dovuta all’azione del batterio Pseudomonas syringae pv. actinidiae (PSA). La malattia è stata segnalata per la prima volta in Giappone nel 1989 su piante di Actinidia deliciosa e in Italia ha assunto caratteristiche epidemiche solo dalla fine degli anni 2000 nelle principali aree di coltivazione del kiwi.
Dal 2007 infatti i sintomi riconducibili all’agente del cancro batterico dell’Actinidia, in particolar modo a carico di piante di Actinidia chinensis, sono stati ripetutamente osservati in Lazio, Piemonte ed Emilia Romagna. In queste regioni, a maggior vocazione per la produzione di kiwi, la malattia ha causato importanti danni economici al potenziale produttivo e ha messo a rischio l’approvvigionamento dei materiali vivaistici. Nel 2010 e nel 2011 il patogeno è stato rinvenuto anche in Veneto, in Campania e in Calabria. Inizialmente confinata a varietà di kiwi giallo, la malattia è ora diffusa a carico anche dell’Actinidia deliciosa, quindi nelle varietà maggiormente affermate commercialmente. In Friuli Venezia Giulia, invece, le prime conferme della malattia risalgono ad aprile 2011, quando la malattia è stata riscontrata sia su piante di Actinidia deliciosa che di Actinidia chinensis.

I sintomi sono vari, ma i più evidenti si manifestano in pieno inverno-inizio primavera a carico del tronco, dei cordoni principali e dei tralci, in cui si evidenziano fessurazioni della corteccia e cancri con abbondante produzione di essudato, prima di colore ambrato ed in seguito rosso scuro (Fig.1):

Fig.1: Tronco di pianta di kiwi infetta da PSA

Altri sintomi, evidenti soprattutto in primavera, sono l’imbrunimento dei fiori e dei boccioli con conseguente cascola e necrosi fogliari di forma irregolare di colore marrone scuro contornate da un alone giallo (Fig.2). Deve essere evidenziato che le necrosi a carico delle foglie sono sintomi comuni con altre batteriosi dell’Actinidia, le quali però non arrecano danni alla produzione. In presenza di PSA, invece, i frutti possono avvizzire e collassare e nei casi più gravi si può verificare la morte delle piante.

 

Fig.2: Necrosi fogliare causata da Pseudomonas syringae

Il batterio si moltiplica per scissione binaria: ogni venti minuti dà origine a una nuova generazione e dopo solo sette ore, partendo da un singolo batterio se ne originano 2 milioni. Inoltre, nel corso della sua moltiplicazione, è in grado di mutare il genoma a seconda delle condizioni ambientali.

La forma virulenta Psa-V penetra anche all’interno delle pianta attraverso aperture naturali, come stomi fogliari e lenticelle, e da ferite di potature, legature, gelo e grandine. Solamente le elevate temperature estive sono in grado di ostacolarne la diffusione: infatti, pur presente, il batterio non riesce a moltiplicarsi e a diffondersi.

L’Actinidia è interessata da altri batteri fitopatogeni, PSAagente della necrosi fiorale batterica e Pseudomonas viridiflava, agente della maculatura su foglie. Questi batteri, in funzione degli andamenti climatici stagionali e delle pratiche agronomico-colturali adottate, sono in grado di determinare danni di tipo parenchimatico, a volte rilevanti, a carico di foglie, tralci, boccioli e fiori, ma anche di aumentare notevolmente il rischio di danni da gelo.

Il rinvenimento di PSA evidenzia la necessità di adottare opportune strategie di controllo e di prevenzione, anche attraverso l’individuazione delle cause e fonti di infezione. Infatti la batteriosi, come riportato in precedenza, può arrecare gravi danni agli organi vegetativi della pianta con forti ripercussioni economiche, soprattutto a causa del basso livello qualitativo dei frutti, della minore produzione, della mancata commercializzazione, fino alla morte delle piante.

Il batterio può essere veicolato da differenti vettori quali pioggia, vento, insetti, animali e uomo. Pertanto, per contenere una diffusione della batteriosi risulta sostanziale un’azione tempestiva sulle piante colpite. Al fine di prevenire e controllare la fitopatologia, si propone un elenco di misure di prevenzione e di contenimento:

– garantire alle piante adeguato equilibrio vegeto-produttivo;
– utilizzare sistemi di irrigazione diversi da quelli per aspersione sopra chioma;
– garantire il drenaggio e l’eliminazione di ristagni idrici;
– limitare le ferite accidentali al colletto e al tronco;
– nelle operazioni di potatura impiegare utensili disinfettati con ipoclorito di sodio o Sali quaternari d’ammonio, al passaggio da una pianta all’altra;
– non transitare con trattori e altri macchinari da impianti infetti ad altri in apparenza sani;
– evitare di ammassare i tralci di potatura all’interno o in prossimità dell’impianto;
– eliminare con l’abbruciamento o l’interramento profondo tutto il materiale risultato infetto;
– potare gli impianti sospetti per PSA solo dopo aver concluso la potatura degli altri impianti aziendali

La strategia di contenimento non è facile ed è mirata a mantenere la pianta in equilibrio produttivo e a ridurre, per quanto possibile, la presenza del batterio nelle strutture fiorali e legnose. L’adozione di più strategie complementari può migliorare l’efficacia della difesa.
Di fondamentale importanza sono i trattamenti coi rameici durante il periodo della caduta delle foglie al fine di evitare l’ingresso del batterio nella pianta, e dovrebbero essere effettuati subito dopo grandinate e potature. Esistono, inoltre, alcune sperimentazioni effettuate in Spagna che mostrano come il fosetil-alluminio, a 300 g/hL, somministrato in tre trattamenti a distanza di 20 giorni durante Maggio e Giugno, riduca l’incidenza del fenomeno. Il prodotto, a 50 g/hL, può anche essere somministrato da Aprile a Giugno in sei-sette trattamenti. Esperimenti effettuati in Italia hanno invece evidenziato un’azione altrettanto efficace da parte di biostimolanti, a 2,5 L/ha in due trattamenti, ogni 10-12 giorni nel periodo Settembre-Ottobre. Anche l’utilizzazione di composti che innalzano le proteine di difesa della pianta, quali l’acibenzolar-S-metile, manifestano un’azione di contenimento.

Luana Bignozzi

Fonti:

http://www.fupress.net/index.php/pm/article/view/10039

http://www.agricoltura.regione.lazio.it/sfr/57/Organismi%20nocivi%20NON%20DA%20QUARANTENA/74/Cancro-batterico-del-kiwiPseudomonas-syringae-pvactinidiae.html

 

 

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