Antibiotico-resistenza: un aiuto arriva dalla terapia di combinazione

L’aumento nell’utilizzo degli antibiotici durante gli ultimi anni (Fig. 1) ha comportato nei batteri lo sviluppo dell’antibiotico-resistenza (ovvero i microrganismi diventano resistenti all’attività del farmaco antimicrobico). E’ stato quindi necessario sviluppare ulteriori trattamenti al fine di poter combattere l’antibiotico-resistenza.

Una recente strategia adottata è stata la terapia di combinazione che, a differenza della mono-terapia in cui viene utilizzato un solo antibiotico, prevede l’impiego di specifiche combinazioni di antibiotici. In particolar modo è stato condotto uno studio da Paul e collaboratori nel 2014 sui batteri Gram – resistenti al carbapenem. Tali microrganismi sono resistenti alla quasi totalità degli antibiotici, tranne che alla colistina. La colistina è un antibiotico impiegato per ultimo, ovvero quando tutti gli altri antibiotici utilizzati non hanno avuto alcun effetto. Da tale studio è stato dimostrato che il tasso di mortalità era maggiore nel caso della mono-terapia, mentre si riduceva nel caso della terapia di combinazione.

Figura 1. Andamento dell’antibiotico-resistenza durante gli ultimi anni

In uno studio più specifico condotto da Daikos e collaboratori nel 2014 su pazienti con infezioni nel circolo ematico (BSI) è stato mostrato che la terapia di combinazione risultava essere più efficace della mono-terapia per il trattamento di ceppi CPK (carbapenemasi-producing Klebsiella pneumoniae). I carbapenemasi incontrati nei ceppi CPK erano varianti di KPC ed erano β-lattamasi zinco-dipendenti con la funzione di andare ad inattivare molti β-lattamici. I ceppi di CPK rappresentano un serio problema per la salute in quanto sono responsabili di batteriemie e polmonite in pazienti malati criticamente e, perciò, è stato necessario sviluppare un efficace trattamento al fine di ridurre la mortalità di pazienti infettati da CPK.

Da tale studio è emerso che la mono-terapia aumentava il tasso di mortalità di pazienti infetti da CPK BSI, mentre la terapia di combinazione (incluso un carbapenem) ne aumentava la sopravvivenza. Inoltre, la sopravvivenza dipendeva anche dal tempo in cui veniva iniziato il trattamento antibiotico: infatti, il trattamento antibiotico era preferibile iniziarlo durante le prime ore critiche dell’infezione in modo tale da ottenere risultati migliori.

 

Irene Magnoli

Fonti :

Carbapenemase-Producing Klebsiella pneumoniae Bloodstream Infections: Lowering Mortality by Antibiotic Combination Schemes and the Role of Carbapenems

Combination therapy for carbapenem-resistant Gram-negative bacteria

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