Un prebiotico come rimedio per l’obesità infantile

In linea con l’articolo sulle nascite e la modificazione del microbiota intestinale, vi propongo oggi un approfondimento riguardante uno dei disturbi più diffusi nel mondo occidentale, l’obesità infantile.

Alla base dello sviluppo di malattie quali l’obesità e il diabete mellito vi è la correlazione tra il microbiota intestinale e la modulazione del processo infiammatorio, che comporta un aumento della presenza di lipopolisaccaridi nel sangue inducendo lo stato di endotossiemia. Appare evidente, quindi, come intervenire sul microbiota intestinale sia un modo valido per prevenire e/o trattare l’obesità infantile. Di questo si è occupato lo studio condotto dai ricercatori della University of Calgary (Canada) pubblicato su Gastroenterology, che ha preso in considerazione l’effetto di un prebiotico sui bambini obesi o in sovrappeso. Il prebiotico in oggetto è l’inulina arricchita di oligofruttosio (OI), che agirebbe sulla disbiosi e sul cambiamento che queste patologie inducono a livello degli acidi biliari fecali.

I ricercatori canadesi hanno condotto questa ricerca a doppio cieco per 4 mesi su bambini di età compresa tra i 7 e i 12 anni, divisi in due gruppi. Ad un primo gruppo sono stati somministrati 8g/die di OI, al secondo gruppo è stato semplicemente dato un placebo. Successivamente sono stati raccolti i campioni fecali e di sangue ed è stata misurata la massa corporea.

Dai risultati ottenuti, escludendo il fisiologico aumento del peso dovuto alla crescita, è stato evidenziata una diminuzione della massa grassa e del grasso addominale. Inoltre, l’indice di massa corporea è risultato inferiore nel gruppo sopporto al trattamento con OI rispetto al gruppo placebo. Anche i livelli di indice infiammatorio nel sangue e di trigliceridi sono risultati inferiori nel gruppo trattato rispetto al placebo e a confermare la validità del prebiotico in questione è stata l’osservazione di una diminuzione di Clostridium nel gruppo placebo e un aumento di batteri  B. adolescentis e B. longum nel gruppo trattato con OI il quale ha presentato anche una diminuzione  di Faecalibacterium prausnitzii, Bacteroides vulgatus e Ruminococcus gauvreauii.

Questi risultati hanno condotto i ricercatori canadesi a pensare che il batterio Clostridium clastriforme sia correlato al peso corporeo mentre Bacteroides vulgatus alla percentuale di grasso addominale e, ancora, Ruminococcus gauvreauii sia correlato ai livelli dei trigliceridi. E’ stata così fatta più chiarezza per quanto riguarda il ruolo del microbiota intestinale e si conferma l’importanza di una corretta alimentazione per mantenere bassi i livelli infiammatori che alterano il metabolismo.

I ricercatori hanno pubblicato queste ultime scoperte, ma continuano a indagare per ottenere maggiore chiarezza a riguardo, così da migliorare la condizione fisica e patologica di molti bambini.

Alice Marcantonio

Fonte:

http://www.gastrojournal.org/article/S0016-5085(17)35698-6/fulltext

 

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