La nascita della Batteriologia fitopatologica in Italia

Il primo italiano che ritenne i batteri responsabili di malattie di piante coltivate fu il biologo Orazio Comes, che nel 1880 attribuì a Bacterium gummis la gommosi dei fruttiferi (Fig.1a-1b).

Fig 1a: Emissione di gomma dalla corteccia
Fig 1b: Sintomi del cancro gommoso su foglie

Tuttavia Comes non lavorò con colture pure, anche se era fermamente convinto dell’importanza di tali microrganismi nel causare malattie alle piante. Un anno prima, tuttavia, anche Garovaglio e Cattaneo segnalarono la presenza di cellule batteriche nei vasi xilematici di viti colpite dalla “rogna”; i due autori considerarono i batteri non responsabili delle alterazioni. L’opera più vasta ed approfondita fu, comunque, quella svolta da Luigi Savastano, esperto conoscitore della frutticoltura e della patologia vegetale, che fu il primo italiano e tra i primissimi al mondo a stabilire, nel 1889, con il confronto del postulato di Koch, l’eziologia batterica di una malattia delle piante coltivate. Si deve a lui, infatti, l’aver definitivamente chiarito il ruolo patogenico dei batteri nella “Rogna dell’Olivo” (Fig. 2).

Fig.2: Rogna dell’Olivo (Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi)

Nel 1887, in due ampie memorie sulle “Tubercolosi, iperplasie e tumori dell’Olivo”, passò in rassegna ed aggiornò le conoscenze sul problema, mettendo chiaramente in evidenza il ruolo dei batteri nel fenomeno. Le due memorie contengono inoltre importanti risultati sull’istologia e la formazione dei tubercoli. Tuttavia, fu in una breve nota nel 1889, “il bacillo della tubercolosi dell’olivo” che Savastano descrisse l’agente causale della rogna, dimostrando anche notevole conoscenza sull’ecologia microbica del fenomeno: “Le colture riescono discretamente pure quando si facciano dai tumori incipienti: se son fatti da quelli avanzati bisogna pigliarne la parte interna verso la zona rigeneratrice. Pigliando la parte esterna si trovano i soliti microrganismi dell’aria. Questo microrganismo è un bacillo di mezzana grandezza, lungo 3-4 volte la sua larghezza: è isolato, ma se ne trovano di quelli accoppiati per lungo… La colonia ha forma variabile dalla rotonda all’ovata, con margine netto, dapprincipio uniformemente punteggiata, poi si formano una o due corone periferiche: è di colore bianchiccio se vista per riflessione, cedrino per trasparenza”. Riguardo alla distribuzione in natura scrive: ” Nei diversi materiali provenienti dagli oliveti della Puglia, Calabria, Regione vesuviana e Penisola sorrentina ho constatato nelle colture sempre lo stesso microrganismo”. Ma dove Savastano dimosrta estrema esperienza scientifica di metodo, è nei saggi di inoculazione artificiale. Infatti in una serie di tre prove inoculò:

  • colture pure in piante di Olivo: ” Le piante adoperate erano tutte provenienti da seme…si trascelgono le piante da seme e non da talee, per evitare il fatto dell’eredità diretta della pianta madre, che potrebbe essere infetta. Si può concludere che la malattia della tubercolosi dell’Olivo (volgarmente rogna) sia prodotta da un bacillo speciale patogeno, che denomino Bacillus olea tubercolosis: intendendo il tubercolo nel senso patologico botanico.
  • inoculazione del bacillo in altre piante quali: “pesco, pruno, albicocco, vite, fico, pero, melo, arancio amaro, limone, rosa, Abies excelsa, A. pectinata, Cedrus libani… “in tali piante non si vede il minimo accenno di tubercolo: le ferite si sono completamente richiuse e saldate. Si può dedurre che il suddetto bacillo non può produrre un identico processo patologico nelle specie indicate“.
  • Inoculazione di altri microrganismi in piante di olivo con: 1) un bacillo rinvenuto in piccoli tumori tibercolari del primo; 2) un secondo bacillo rinvenuto con il precedente; 3) uno dei bacilli del marciume degli agrumi; 5) un bacillo del cancro della vite. “Nessuna delle tante inoculazioni ha prodotto un tumore… Questa terza serie di esperimenti specifica maggiormente il potere patogeno del bacillo della tubercolosi dell’olivo“.

Sono stati soprattutto gli studiosi italiani di fine secolo come Savastano a distinguersi per intuizione e metodologia di ricerca e dare un contributo fondamentale alla nascita di una nuova disciplina: quella della batteriologia fitopatologica.

Luana Bignozzi

Fonti:

Malattie batteriche delle colture agrarie. Marco Scortichini Edagricole 1995

 

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