Escherichia coli Nissle: potente arma anti-cancro

Cenni storici di Escherichia coli Nissle 1917

L’isolamento del batterio Escherichia coli Nissle (figura 1) risale agli ultimi anni della prima guerra mondiale (il 1917 precisamente) e la sua scoperta venne fatta dal batteriologo Nissle da cui il nome di tale microrganismo. Nissle isolò ceppi di E. coli a partire da campioni fecali di una truppa di soldati. Da tale studio emerse che, rispetto ai suoi compagni, un soldato era stato in grado di “difendersi” dalla diarrea infettiva in quanto albergava nel suo intestino un particolare ceppo di E. coli (Escherichia coli Nissle) in grado di inibire la crescita di enterobatteri quali Salmonella e Shigella. Da qui l’introduzione in commercio  di Mutaflor (il cui componente attivo è Escherichia coli Nissle), un farmaco impiegato per il trattamento di varie disfunzioni del tratto intestinale.

Figura 1. Escherichia coli Nissle

Caratteristiche di E. coli Nissle

Escherichia coli Nissle è un batterio Gram negativo che, rispetto ad altri ceppi di E. coli, non è patogeno in quanto non secerne alcun tipo di tossina o fattori di adesione. Tale microrganismo possiede le isole genomiche sul cromosoma che portano cluster genici codificanti per diversi fattori, come i geni che producono le microcine che servono ad inibire la crescita di batteri enteropatogeni. Inoltre, possiede flagelli (di sierotipo H1) che lo rendono mobile e tre diversi tipi di fimbrie che servono a facilitare la colonizzazione dell’intestino in quanto aderiscono in vivo allo strato di muco della parete intestinale.

Batteri anti-cancro

I risultati di uno studio recentemente pubblicati sulla rivista Nature Biomedical Engeneering e condotti all’Università di Singapore sono stati davvero sorprendenti. I ricercatori hanno dimostrato che l’utilizzo del batterio probiotico ,E. coli Nissle, geneticamente modificato è essenziale per ridurre la progressione del tumore colon-rettale.

Come avviene tutto ciò?

A livello intestinale il batterio geneticamente modificato trasforma il sulforafano (figura 2) (una molecola presente nei broccoli e nelle altre verdure simili) in una potente arma anti-cancro. Infatti, il microrganismo riconosce le cellule tumorali e si lega ad esse e il mix probiotico-broccoli si è rivelato efficace poiché è in grado di uccidere il 95% di cellule tumorali in esperimenti in provetta. Topi a cui veniva fornito tale mix ancora prima di ammalarsi di tumore venivano trattati con una maggiore facilità una volta ammalati. Tale tipo di “trattamento” è però specifico solo per questo tipo di tumore e non per gli altri, ma possiede il vantaggio di uccidere solo le cellule tumorali senza danneggiare le cellule sane. Infine, concludo con le parole di Chang (il coordinatore di tale studio) : “uno degli aspetti più eccitanti della nostra strategia è che è in grado di capitalizzare i nostri stili di vita trasformando potenzialmente la nostra normale dieta in un regime terapeutico low-cost e sostenibile per lungo tempo. Speriamo che la nostra strategia possa divenire un utile complemento alle attuali terapie anticancro”.

Figura 2. Struttura del sulforafano.

 

Irene Magnoli

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