Alzheimer e infezione batterica: esiste una relazione?

L’Alzheimer è una patologia neurodegenerativa dal grave impatto sia fisico che sociale; per questo motivo negli ultimi anni ha acceso sempre più l’interesse dei ricercatori sul tentare di capirne le cause al fine di poter individuarne una cura.

Negli anni sono state individuate 2 proteine: beta-amiloide e TAU, che nel caso della malattia si accumulano a livello cerebrale, potendole quindi utilizzare come marker. Un fattore di rischio che negli ultimi tempi sembra essere coinvolto è l’infiammazione; secondo un gruppo di ricercatori britannici ciò potrebbe essere dovuto ad infezione batterica.

 

 

Figura 1. Sezione di cervello umano affetto da Alzheimer e sano

 

Il cervello possiede un “sistema di protezione”, detto barriera ematoencefalica, in grado di bloccare tutto ciò che potrebbe essere dannoso, caratterizzata da un’elevata impermeabilità e selettività dei vasi sanguigni cerebrali; alla base dello sviluppo di questa patologia vi è però la perdita di questa barriera che porta ad un’alterata permeabilità permettendo quindi il passaggio anche dei batteri.

Lo studio svolto dai ricercatori britannici del gruppo di Emery e Allen ha quindi analizzato, tramite metodiche di Next Generation Sequencing, le differenze tra le popolazioni batteriche nei cervelli di pazienti affetti da Alzheimer e cervelli di pazienti anziani sani.

I risultati hanno mostrato che i cervelli malati presentavano concentrazioni di batteri come Propionibacterium acnes e Proteobatteri, fino a 10 volte superiori rispetto a quelli normalmente presenti nei cervelli sani.

Propionibacterium acnes è un batterio gram-negativo commensale anaerobico atipico della cute umana, coinvolto nella patogenesi dell’acne. Questa è la malattia della pelle più comune, che compare durante l’età adolescenziale in concomitanza con le variazioni ormonali; si pensa però che P. acnes sia coinvolto nelle infezioni post operatorie, nell’infiammazione dei nervi lombari che porterebbero a quella patologia definita come “sciatica”. La sua localizzazione pressoché del tutto cutanea fa si che la colonizzazione di altri distretti corporei, come l’encefalo, possa essere causa di gravi infezioni e conseguenti infiammazioni. Per questo l’attenzione dei ricercatori si è focalizzata sull’individuazione della presenza di tali batteri nei cervelli dei pazienti affetti da Alzheimer, in quanto lo stato di ipossia della corteccia che caratterizza questa patologia è ben compatibile con la presenza di tali microrganismi.

 

Figura 2. Immagini di Propionibacterium acnes al microscopio elettronico a scansione e a trasmissione

 

Naturalmente, come spiegano pure gli autori dello studio, questi risultati non indicano una correlazione diretta tra la colonizzazione batterica e sviluppo di Alzheimer, infatti sarà necessario analizzare un maggior numero di campioni prima di aver dati significativamente e statisticamente rilevante, ma questo pare sicuramente la strada verso nuovi scenari, nuove prospettive e nuovi spunti di riflessioni, riguardo lo studio di questa patologia.

 

Daniele Lombardo

 

Bibliografia:

 

  • PROPIONIBACTERIUM ACNES AND CHRONIC DISEASES. Ajay Bhatia, Ph.D., Jean-Francoise Maisonneuve, Ph.D., and David H. Persing, M.D., Ph.D. Corixa Corporation, Seattle, WA

 

  • Propionibacterium acnes-Driven Disease Pathology: Current Knowledge and Future Directions. Leheste JR1, Ruvolo KE1, Chrostowski JE1, Rivera K1, Husko C1, Miceli A1, Selig MK2, Brüggemann H3, Torres G1. Front Cell Infect Microbiol. 2017 Mar 14;7:81. doi: 10.3389/fcimb.2017.00081. eCollection 2017.

 

  • Propionibacterium acnes in the cortex of patients with Alzheimer’s disease. Kornhuber HH. Eur Arch Psychiatry Clin Neurosci. 1996;246(2):108-9.

 

Sitografia:

 

  • http://gaianews.it/salute/alzheimer-un-progetto-internazionale-ne-studia-le-origini-genetiche-47288.html

 

  • www.irishtimes.com business ireland-should-focus-research-effort-on-a-single-challenge-dementia-is-the-one-1.2438170

Commenta per primo

Rispondi