Malattie batteriche gastrointestinali: il caso della campilobatteriosi

Il genere Campylobacter, dal greco kampylos che significa “curvato”, è costituito da batteri Gram-negativi a forma di virgola, ossidasi e catalasi positivi e mobili grazie ad un flagello polare. Il principale antigene è il lipopolisaccaride della membrana esterna. Tale microrganismo cresce meglio in un atmosfera a bassa percentuale d’ossigeno (dal 5 al 7 %, microareofilo) e ad un’elevata percentuale di anidride carbonica (dal 5 al 10 %). Le dimensioni del batterio sono piccolissime da 0,3 a 0,6 μm di diametro, infatti riescono a passare attraverso filtri con pori di 0,45 μm di diametro dove altri batteri invece rimangono trattenuti. La campilobatteriosi è’ la principale malattia che si contrae attraverso la contaminazione alimentare da Campylobacter spp.. (Fig.1).

Fig.1: Campylobacter spp.

Prima del 1972, cioè da quando sono migliorate le pratiche per coltivare questo microrganismo, si riteneva che esso fosse principalmente un batterio patogeno per animali (bovini, ovini) nei quali causa aborti. Oggi si sa che il Campylobacter spp. è probabilmente il principale patogeno veicolato dagli alimenti, che negli USA causa più gastroenteriti di Salmonella spp e Shigella spp messe insieme. Secondo l’organismo di controllo americano Food and Drug Administration (FDA), i meccanismi della patogenesi non sono ancora chiari, ma il batterio sicuramente produce una tossina sensibile al calore e può comportarsi anche da organismo invasivo. Descritta negli anni Cinquanta come rara batteriemia nelle persone immunocompromesse, nel 1972 è stata individuata come causa di malattie diarroiche (Fig.2). La maggior parte delle infezioni (circa il 90%) è provocata dalle specie C. jejuni e C. coli, mentre meno frequenti sono quelle causate dalle specie C. lari, C. fetus e C. upsaliensis.

La campilobatteriosi è una delle malattie batteriche gastrointestinali più diffuse al mondo e il suo tasso di incidenza ha superato in alcuni Paesi europei la percentuale di salmonellosi non tifoidee.

Fig.2: Epidemiologia di Campylobacter

La sua diffusione negli ultimi 10 anni ha, infatti, registrato un notevole incremento e rappresenta un problema di salute pubblica di impatto socio-economico considerevole. L’ Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Authority,EFSA) pubblica regolarmente nel suo rapporto annuale comunitario sulle malattie infettive trasmissibili agli animali all’uomo l’incidenza di cittadini dell’Unione Europea infettati ogni anno. Nel 2005 la campilobatteriosi ha superato la salmonellosi  (Fig.3) come più frequente infezione di origine animale trasmessa all’uomo nell’Unione Europea. Nel 2007 i casi di infezioni da Campylobacter spp denunciati nell’uomo sono aumentati del 14,2% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un totale di 200.507 casi denunciati.

Fig 3: Salmonella enterica

La sorgente primaria delle più comuni infezioni da Campylobacter spp è dovuta a carne di pollo, positiva nel il 66% dei campioni
esaminati. Lo stesso report fornisce anche dati sulle resistenze agli antibiotici di Campylobacter spp provenienti da animali da fattoria e da alimenti di origine animale. Alcuni risultati indicano un aumento costante della percentuale dei batteri resistenti ad antibiotici comunemente usati per trattare le infezioni umane. Questo dato costituisce una preoccupazione crescente per gli specialisti della salute pubblica, in quanto la presenza di questo sostanzioso serbatoio di batteri resistenti agli antibiotici può compromettere il trattamento efficace delle infezioni nell’uomo.

Episodi epidemici di infezione da Campylobacter spp sono stati associati prevalentemente al consumo di alimenti a rischio quali acqua o latte contaminati, consumati crudi e, occasionalmente, a carne di pollo.La trasmissione di Campylobacter spp attraverso il latte può essere facilmente controllata tramite la pastorizzazione e quella attraverso l’acqua con un sicuro sistema di potabilizzazione. Carni di maiale e di ruminanti sono generalmente considerate a basso rischio; tuttavia le frattaglie crude di questi animali sono a rischio piuttosto elevato di trasmissione. Anche i prodotti freschi come ad es. frutta e verdura, se consumati crudi, sono a rischio e quindi, per ridurre al minimo la diffusione di Campylobacter spp, è indispensabile incrementare l’applicazione di misure di prevenzione, come le Buone Pratiche Agricole (Good Agriculture Practices, Gap) e le Buone Pratiche di Manipolazione (Good Handling Practices, Ghp), ed evitare l’impiego di acqua contaminata per l’irrigazione dei campi e il lavaggio degli alimenti. Anche i molluschi bivalvi consumati crudi sono potenzialmente a rischio per il consumatore.

All’interno del genere Campylobacter si riconoscono diversi biotipi e sierotipi, la cui identificazione può essere usata per studi epidemiologici. E’ ancora difficile differenziare ceppi patogeni da non patogeni, tuttavia sembrerebbe che molti degli isolati da pollame siano patogeni. E’ stato riconosciuto un totale di 18 specie di Campylobacter secondo il National Center for Biotechnology Information (NCBI) Taxonomy Database.

L’unico metodo efficace per eliminare Camplylobacter spp dai cibi contaminati è quello di introdurre un trattamento battericida come il riscaldamento (cottura o pastorizzazione) o l’irradiazione (raggi gamma).

Luana Bignozzi

Fonti:

https://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/campylobacter

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