I patobionti quali responsabili delle malattie infimmatorie croniche intestinali

Le IBD sono le cosiddette malattie infiammatorie croniche intestinali delle quali soffre un’alta percentuale della popolazione. Un recente studio pubblicato sulla rivista Nature, condotto dal ricercatore Mo Xu,  ha individuato la causa di tale malattia a livello di alcuni batteri denominati patobionti.

L’habitat intestinale è popolato da alcuni commensali e stando alle recenti osservazioni scientifiche la cronicità dell’infiammazione intestinale è correlata proprio a tali batteri che in particolari condizioni inducono una risposta mediata dai linfociti T non fisiologica e prendono di fatto il nome di patobionti.  Uno “scherzo” della natura che “inganna” il sistema immunitario che di fatto non riesce più a riconoscere e distinguere il self dal non-self aggredendo tali commensali e aggravando lo stato infiammatorio.

Lo studio in questione ha utilizzato il sistema immunitario di alcuni modelli murini prodotti appositamente in presenza di Helicobacter hepaticus. I ricercatori hanno osservato che la tolleranza dell’ospite nei confronti di un potenziale patogeno è mediata dall’induzione di cellule regolatorie iTreg (RORγt+FOXP3+ Tcells) attraverso il blocco selettivo dei linfociti helper pro-infiammatori TH17. Hanno inoltre osservato che l’efficienza delle iTreg è a sua volta controllata dal fattore di trascrizione c-MAF.

Nella seconda fase dello studio sono stati utilizzati modelli di topi wild type, cioè non modificati, colonizzati da H. hepaticus. Gli scienziati hanno individuato in tali modelli un comportamento a favore della differenziazione di iTreg a livello dell’ intestino crasso, e nei modelli privati della citochina anti-infiammatoria IL-10 (più suscettibili all’infiammazione) una pronunciata la sintesi di TH17.

Ne segue che, essendo il c-MAF un fattore di controllo, la sua inattivazione compromette la differenziazione e la funzionalità delle cellule iTreg, oltre che la produzione di IL-10, con un conseguente accumulo di TH17 e aggravamento della malattia. Per quanto riguarda invece la componente RORγt, la sua inattivazione non influisce particolarmente sulle iTreg per cui non può essere considerata un fattore saliente nel processo infiammatorio nonostante sia importante nel mantenimento dell’omeostasi batterica intestinale.

Risulta perciò evidente che il c-MAF sia necessario per la corretta funzionalità delle Treg a livello dell’intestino e lo studio rivela che la specie H. hepaticus aumenti la propria popolazione in assenza di IL-10 inducendo la sintesi di TH17 pro-infiammatori. Bisogna confermare il ruolo di questa specie batterica in tale ambito, per questo motivo i ricercatori intendono basare i propri studi futuri su alcuni modelli murini addizionati di batteri appartenenti agli individui affetti da IBD. Questo sarà possibile sfruttando la tecnica del trapianto di microbioma fecale, in questa maniera sarà possibile individuare con più precisione quali siano le specie batteriche di patobionti responsabili di queste patologie infiammatorie.

 

Alice Marcantonio

Fonte:

  • Mo Xu, Maria Pokrovskii, Yi Ding, Ren Yi, Christy Yi, O.J.Harrison, Carolina Galan, Yasmine Belkaid, Richard Bonneau, Dan R.Littman, “c-MAF-dependent regulatory T cells mediate immunological tolerance to a gut pathobiont” Nature volume 554, pags 373-377 (15 Feb 2018); doi:10.1038/nature25500

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