Depressione e disbiosi intestinale, una correlazione in grado di rivoluzionare l’attuale terapia

La depressione è una malattia che colpisce circa 300 milioni di persone al mondo. Ad oggi siamo a conoscenza di terapie farmacologiche e psicologiche che possono aiutare i pazienti ad alleviare questo diffuso disturbo dell’umore, ma siamo continuamente alla ricerca di nuove frontiere per investigare l’argomento e riuscire a superare i limiti delle terapie già esistenti.

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Una delle opzioni più recenti è quella di indagare sul rapporto fra depressione e disbiosi intestinale. La diversità del microbioma intestinale è stata in effetti associata a comportamenti legati all’umore, incluso il disturbo depressivo maggiore (MDD). È stata osservata una correlazione dovuta al sistema di comunicazione bidirezionale tra l’intestino e il cervello, mediato da vie neuronali neuroendocrine, sensoriali e neuroimmuni. La relazione tra il microbioma intestinale e la depressione è già sotto il controllo dei ricercatori che adesso, invece, cercano di prestare più attenzione ad alcuni dettagli prima sottovalutati tra i quali la questione riguardante la causalità d’effetto tra i due che si pensa possa svelare il ruolo che il microbiota gioca nella depressione.

Gal Winter e colleghi hanno voluto trattare all’interno della loro revisione di letteratura pubblicata su Reviews in the Neurosciences alcuni interessanti risultati in risposta a due domande, pilastri della ricerca scientifica in questione: quali sono le alterazioni di alcune particolari specie batteriche coinvolte nel fenomeno della depressione?, quali modifiche microbiche può comportare l’alterazione dell’umore fino a sfociare in uno stato maggiore? Risultati immagini per brain gut microbiome axisI ricercatori stanno lavorando proprio per rispondere a queste domande e attualmente sono in fase di sperimentazione pre-clinica: test sui roditori hanno evidenziato un aumento dello sviluppo della depressione a seguito di trapianti fecali (FMT) da pazienti affetti da MDD.  L’applicazione di specifici batteri nel tratto intestinale è in grado di influenzare i comportamenti ansiosi rimodulano l’eccitabilità dei recettori inibitori GABA, effetti non riscontrati in seguito all’asportazione del nervo vago, principale collegamento con il cervello.

Il team ha inoltre indotto uno stato depressivo sui roditori attraverso stimoli di stress sociale continuativo per 10 giorni. Alla fine del trattamento tali modelli hanno effettivamente mostrato sostanziali differenze di metaboliti fecali riportando l’incremento di OTUs appartenenti alle famiglie Desulfovibrionaceae, Rikenellaceae e Lachnospiraceae e, viceversa, un decremento di quelli dei genera Allobaculum e Mucispirillum.

Rimane comunque ancora molto da scoprire sui meccanismi che stanno alla base del rapporto tra intestino e cervello, nonostante sia da considerarsi confermata la presenza di una loro associazione.

 

Alice Marcantonio

Fonte:

G. Winter, R. Hart, R. Charlesworth, C. Sharpley, “Gut microbiome and depression: what we know and what we need to know”, DeGruiter. DOI: https://doi.org/10.1515/revneuro-2017-0072

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