Contaminazione fungina in ambienti indoor : quali sono i potenziali rischi per la salute occupazionale?

Le tematiche connesse con l’esposizione ad agenti fungini in ambienti indoor sono ormai da tempo oggetto di numerosi studi. Ciò nonostante, solo di recente si è manifestata la necessità di approfondire le conoscenze riguardanti le fonti di inquinamento ambientale e le patologie ad esse correlate.

Lieviti e muffe, come è noto, sono ampiamente diffusi in natura: le spore riescono a raggiungere facilmente gli ambienti indoor sia attraverso le finestre sia tramite gli impianti di trattamento dell’aria, ma possono essere trasportate anche dagli animali e dall’uomo stesso.

La maggior parte delle specie fungine prolifera velocemente su superfici bagnate o umide. Questi microrganismi, tuttavia, per la loro crescita, hanno bisogno anche di nutrienti presenti in residui vegetali o animali, materiali da costruzione ed elementi d’arredo, sebbene siano in grado di contaminare anche materiali inerti traendo gli elementi nutritivi dalla polvere e da sostanze disciolte in acqua. Anche la temperatura interna può influenzare il tasso di crescita e la produzione di metaboliti e allergeni.

Da un punto di vista prettamente qualitativo, invece, la presenza di determinate specie sulle superfici ambientali interne dipende, in primo luogo, dal contenuto in acqua libera (Water Activity, ovvero l’acqua utilizzata per le reazioni chimiche ed enzimatiche e per la moltiplicazione microbica) di soffitti, pavimenti e pareti, oltre che dal tipo di materiale impiegato per costruire.

Fonti di inquinamento indoor e modalità di diffusione

Di norma, la presenza di agenti fungini è associata ad ambienti lavorativi particolarmente umidi, ma può raggiungere concentrazioni elevate anche in altre tipologie di ambienti indoor, (es. scuole e uffici), dove i materiali usati per strutture e arredi, la polvere e gli alimenti non idoneamente conservati potrebbero rappresentare sorgenti interne di accumulo e rilascio di tali microrganismi. Inoltre, la crescente tendenza a innalzare i livelli di comfort e l’esigenza di limitare i consumi energetici hanno portato sempre più a sigillare gli ambienti e aerarli artificialmente. Di conseguenza, tra le fonti di inquinamento indoor, sono da considerare anche i sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria, nei quali l’accumulo di sporcizia all’interno delle parti costitutive agevola l’insediamento e la moltiplicazione microbica (figura1).

Figura 1: Parete e griglia di immissione aria contaminati da muffe. (Fonte: Documento EPA-402-K-01-001)

Le modalità di aerosolizzazione del materiale fungino non sono attualmente del tutto chiare, ma gli studiosi del settore ritengono che siano principalmente due i meccanismi coinvolti: 1) il rilascio di spore/frammenti a seguito di movimenti dell’aria o disturbi fisici causati da persone o animali; 2) la risospensione della massa fungina sedimentata dovuta alle attività lavorative. La velocità dell’aria, il tempo, la morfologia della colonia e le vibrazioni sono alcuni dei fattori in grado influenzare la velocità di nebulizzazione.

Quali sono i possibili effetti sulla salute?

Ad oggi, molteplici studi epidemiologici hanno verificato che i soggetti occupanti edifici umidi e contaminati da muffe mostrano un rischio maggiore di contrarre patologie respiratorie, acutizzazione di asma e, più raramente, polmonite da ipersensibilità, alveolite allergica, rinosinusite cronica e sinusite allergica, ad opera dei microrganismi e dei loro prodotti e componenti (allergeni, β-glucani, micotossine). Le muffe producono anche una serie di composti organici volatili (mVOCs), i quali possono avere effetti irritanti a carico della cute, delle vie respiratorie (asma), e delle mucose (congiuntivite, rinite). L’intensità con cui si presentano le manifestazioni cliniche è variabile in base alle condizioni fisiche e alla suscettibilità di ciascun individuo.

Controllare e prevenire

La normativa nazionale di riferimento prevede l’eliminazione del rischio di esposizione ad agenti biologici o la sua riduzione al livello più basso. Tuttavia, non essendo possibile rimuovere la presenza di muffe, è certamente plausibile cercare di contenerla con adeguate misure di prevenzione (mantenimento di livelli di umidità interna inferiori al 60%, idonea ventilazione e rispetto di norme igieniche generali). Indispensabili, in questo senso, anche le attività di monitoraggio e ispezione dell’impianto di trattamento aria e dell’edificio.

Indicazioni concrete per la valutazione e gestione dei rischi correlati all’igiene degli impianti HVAC e per la pianificazione degli interventi di manutenzione vengono illustrate e precisate nell’Accordo Conferenza Stato-Regioni (7.02.2013). L’analisi in questione comporta ispezioni visive dell’impianto e ispezioni tecniche. Queste ultime devono includere campionamenti e/o controlli tecnici sui diversi componenti (misurazioni della portata dell’aria, operazioni di drenaggio e pulizia, controllo dei parametri microclimatici, ecc.) con l’obiettivo di valutarne l’efficienza, lo stato igienico e di conservazione, individuare le possibili criticità, le misure da applicare e la tempistica con la quale intervenire. Inoltre, a scopo preventivo e di tutela, risultano di imprescindibile importanza una formazione appropriata e un valido addestramento del personale addetto alla manutenzione, pulizia e bonifica, oltre che l’adozione di dispositivi di protezione individuale (DPI) idonei.

 

 

                                                                                                                                                         Angela Chimienti

 

 

Bibliografia:

  • Mold remediation in schools and commercial buildings. Environmental Protection Agency, EPA 402-K-01-001, September 2008.
  • Procedura operativa per la valutazione e gestione dei rischi correlati all’igiene degli impianti di trattamento aria, Accordo Conferenza Stato-Regioni 7.02.2013.
  • WHO guidelines for indoor air quality: dampness and mould. World health organization, 2009.

Sitografia:

  • https://osha.europa.eu/en/tools-and-publications/publications?publication_type%5B%5D=10
  • https://www.epa.gov/mold
  • https://www.inail.it/cs/internet/docs/alg-pubbl-contaminazione-fungina-in-ambienti-indoor.pdf

Crediti immagini:

  • https://www.inail.it/cs/internet/docs/alg-pubbl-contaminazione-fungina-in-ambienti-indoor.pdfDocumento EPA-402-K-01-001, Settembre 2008
  • https://www.guidaconsumatore.com/casa/frutto-della-ricerca-un-lievito-capace-di-eliminare-la-muffa-definitivamente.html (immagine in evidenza)

 

 

Commenta per primo

Rispondi