La Sifilide… patologia d’amore!

La sifilide, tornata negli ultimi anni alla ribalta, rientra nelle Malattie Sessualmente Trasmissibili (MST) o STDs (Sexually Transmitted Diseases) di cui fanno parte una varietà di sindromi cliniche causate da patogeni che, con diverse modalità, possono essere acquisiti e trasmessi mediante l’attività sessuale. Nota anche come lue, la sifilide è una complessa infezione sistemica trasmessa sessualmente e causata da una spirocheta, il Treponema pallidum, che si presenta al microscopio come un filamento spiraliforme, identificato nel 1905 da Fritz Schaudinn e Erich Hoffmann (Fig.1).

T. pallidum al microscopio

 

Le epidemie di sifilide sono state e tuttora sono legate, in primo luogo alle migrazioni da aree con elevata prevalenza ed ad una società sempre più multiraziale. Indicazione di presenza di casi di sifilide in grandi metropoli dei paesi sviluppati trova conferma anche in Italia. La sifilide è ugualmente rappresentata nei due sessi con un rapporto tra uomo e donna di 1:1 con un picco di incidenza tra i giovani adulti di età compresa tra 15 ed i 34 anni; tali oscillazioni sono anche legate alle varie strutture sociali e le differenti abitudini comportamentali e sessuali. I più comuni fattori di rischio sono rappresentati dall’abuso di droghe, dall’abbandono dell’uso del condom e dalla prostituzione. La sifilide si trasmette principalmente per contatto sessuale o durante la gravidanza dalla madre al feto in quanto la spirocheta è in grado di passare attraverso le mucose sane o la cute danneggiata ed è pertanto trasmissibile attraverso contatti orali e rapporti sessuali vaginali e anali; altra via di contagio sono le trasfusione di sangue o emoderivati, mentre non si trasmette in modo indiretto attraverso il contatto con oggetti utilizzati da un soggetto infettato.

La sifilide si distingue in acquisita e congenita a seconda del tipo di trasmissione.

La congenita, cioè la forma trasmessa dalla madre al feto, si divide in precoce se compare entro i primi due anni di vita e tardiva se compare dopo i due anni di vita.

La sifilide acquisita, invece, a sua volta si divide in:

  • sifilide primaria (stadio iniziale). Dopo un periodo di incubazione che può variare da 10 a 90 giorni compare nella sede di inoculo il sifiloma, caratterizzato da una papula non dolente, di consistenza dura, di forma ovale/tondeggiante che si disgrega lasciando una superficie a fondo rosso scuro con secrezione di liquido limpido se schiacciata, accompagnandosi a linfoadenopatia satellite con linfonodi duri, mobili, indolenti. Quadri atipici sono rappresentati da ulcere multiple, dolenti, purulente, spesso osservate in soggetti immunodepressi. Le sedi più frequentemente colpite nel maschio sono il solco balano prepuziale, il glande, l’asta, il meato uretrale; nella donna si presenta a livello della cervice, della vulva e in rari casi della vagina. In entrambi i sessi può essere osservato anche in sede perianale (simile ad una ragade) e al cavo orale (lingua, labbra, faringe). Rare sono le localizzazioni extra genitali (capezzoli, ombelico, dita, gluteo, addome).
  • sifilide secondaria. Ha esordio dopo 3-6 settimane dal sifiloma che può essere ancora presente con linfoadenopatia satellite accompagnata da una micro-poli-linfoadenopatia generalizzata indolente. Tipico di questo stadio è uno stato similinfluenzale con febbricola, malessere, astenia, cefalea e le lesioni interessanti cute, mucose, annessi, sono in genere asintomatiche o associate a lieve prurito. Sulla cute compare inizialmente il sifiloderma eritematoso (o roseola) con macule rossastre monomorfe, mentre in seguito compaiono papule polimorfe dure circoscritte a superficie piana ricche di microrganismi. Hanno distribuzione ubiquitaria con localizzazione preferenziale al tronco, cuoio capelluto, superficie palmo-plantare mentre a livello ano genitale le papule appaiono ipertrofiche.
  • Sifilide latente. In questa forma le manifestazioni cliniche sono assenti mentre la sierologia rimane positiva. Un terzo dei pazienti non trattati progredisce verso il terziarismo luetico, mentre due terzi di essi resteranno latenti e asintomatici. La transizione da sifilide precoce a quella tardiva può durare 10-20 anni o più, oppure può avvenire molto più rapidamente ed è caratterizzata dalla comparsa di lesioni granulomatose d’organo o gomme (sistema cardio – vascolare, sistema nervoso centrale, osseo, etc.).

Diagnosi

Da un punto di vista laboratoristico la diagnosi di sifilide include:

  • dimostrazione microscopica in campo oscuro o mediante immunofluorescenza diretta o utilizzando la PCR del pallidum su materiale biologico prelevato dalle lesioni o dai linfonodi infetti della sifilide precoce (primaria o secondaria), eccetto che per lesioni in sede orale o anale;
  • Test sierologici (diagnosi presuntiva) che comprendono:
  • test non specifici per il treponema quali il carbon antigen test/rapid plasma reagin test (RPR) e Venereal Diseases Research Laboratory (VDRL);
  • test specifici per il treponema: Treponema pallidum haemagglutination assay (TPHA), Treponema pallidum particle agglutination assay (TPPA), fluorescent treponemal antibody absorption test (FTA-ABS), treponemal EIA IgG eIgM. I tests IgG rimangono generalmente positivi per tutta la vita (cicatrice immunologica).

Recentemente sono stati introdotti ulteriori test di conferma con metodica in immunoblotting (Western Blot) per la ricerca degli specifici anticorpi diretti verso le strutture antigeniche del Treponema pallidum. Anche se la sifilide è una malattia antica e conosciuta, l’attuale andamento dell’infezione si configura come un fenomeno molto complesso che pone una grande sfida, sia a livello diagnostico che terapeutico, finalizzato al controllo dell’infezione a livello mondiale.

 

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Giusi Balzano

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