IL DIATOMISTA: arte, passione e microscopio si incontrano

Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata. (Albert Einstein)

La natura è il più bel spettacolo che ci è dato di apprezzare e la conoscenza della varietà di forme di vita esistenti rappresenta allo stesso tempo un regalo e una scoperta che si concretizzano nella passione di un biologo, che a volte si trasforma anche in un grande artista. E’ il caso di Klaus Kemp, un microscopista appassionato e il guardiano di un’arte ormai in dimenticanza.

Immagine 1: Alcune delle opere d’arte in miniatura di Klaus Kemp

Reduce di una delle arti più eccentriche dell’epoca vittoriana, Kemp ha dedicato una vita intera allo studio ed all’isolamento di una delle maggiori collezioni di diatomee, provenienti dai luoghi più svariati: fiumi, laghi, oceani e pozze d’acqua da tutto il mondo. Avete presente il tipico amico che esige cartoline al ritorno dalle vacanze? Bene, Klaus Kemp si accontenta di un qualsiasi campione d’acqua naturale, fonte di nuove diatomee ancora sconosciute.

Ma cosa sono le diatomee? Si tratta di microalghe unicellulari non flagellate dalle dimensioni comprese tra i 20 e i 500 µm presenti tanto in fonti d’acqua marina come d’acqua dolce. La loro bellezza risiede nella loro grande varietà: più di 100000 specie differenti di diatomee sono state identificate. Ciascuna caratterizzata da una propria e unica forma. Un mondo invisibile, venuto alla luce solo grazie alla devozione e alla pazienza di persone come Kemp, complice dell’ampliata conoscenza del mondo delle diatomee.

Questa curiosa arte si era diffusa durante l’epoca vittoriana ed essenzialmente consisteva nell’assemblaggio, a fini estetici, di complessi mosaici di diatomee. Il tutto con il semplice aiuto di un capello umano montato su di un’ansa di legno, come quelle tipicamente utilizzate in microbiologia. Le diatomeee identificate venivano quindi pazientemente organizzate sul vetrino porta-oggetti in maniera tale da formare dei microscopici collage dai più svariati disegni geometrici. Queste miniature biologiche erano quindi vendute a stravaganti dell’arte e collezionisti.

Ad oggi, purtroppo, l’unico erede in vita di questa forma d’arte rimane Klaus Kemp, del cui lavoro e passione ne sono rimasti affascinati in molti, tra cui Matthew Killip, regista del documentario “The Diatomist” (vedi il video https://vimeo.com/90160649).

Nel documentario, Kemp racconta come la maggior parte della sua giornata sia prevalentemente occupata dalla costruzione di un motivo ripetuto di diatomee al microscopio. Stelle, cerchi e fiori prendono forma sotto l’obiettivo del suo fedele strumento per dare vita ad opere d’arte in miniatura. Il più grande pezzo realizzato, rivela, è costituito niente di meno che da 1200 pezzi.

Il primo passo della sua tecnica consiste nel bollire un campione di acqua fangosa in acido cloridrico e successivamente in acido solforico per rimuovere il materiale organico. A questo punto, rimane un sedimento bianco, che verrà esaminato al microscopio con l’aiuto di un sottile ago di vetro. Gli ci sono voluti 8 anni per ottenere il collante perfetto per il fissaggio delle diatomee in organizzazioni complesse.

Immagine 2: Klaus Kemp in un momento di riposo dall’osservazione microscopica

Il sogno di Kemp sarebbe stato quello di riuscire a tramandare questa preziosa arte, affinché non cadesse nella dimenticanza nei successivi cento anni. Ma la perseveranza, si sa, è una dote rara e i suoi dilettanti non la possedevano. Molti, afferma, erano spinti da una sana passione e devozione ma nessuno aveva la pazienza. Non tutte le diapositive, afferma, sono vincenti e bisogna solo imparare a vivere con la sconfitta per poter ottenere l’opera più bella.

The Diatomist è la testimonianza di una professione, di un’artista, di una vita dedicata alla passione della scoperta. E’ un regalo prezioso per le nostre generazioni, abituate a ricevere la conoscenza impacchettata nelle poche pagine di un libro di testo, ignoranti dell’arduo processo che è stato alla base di una conoscenza acquisita.

L’osservazione dell’invisibile è una delle arti migliori dell’uomo. Perché? Perché è la forza che ci spinge alla conoscenza dell’ignoto, del non trovato, dell’immaginato.

Serena Galiè

Fonti:

  • https://www.wired.co.uk/article/diatoms
  • https://www.thisiscolossal.com/2014/09/diatomist/
  • https://www.mnn.com/lifestyle/arts-culture/stories/inside-the-microscopic-world-of-diatom-art

Laureata in Biotecnologie Mediche con curriculum internazionale in Management in Medical Biotechnology presso l’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Master in Biotechnology of Environment and Health presso l’Università di Oviedo, in Spagna. Attualmente studentessa di un PhD in Nutrizione e Metabolismo presso l’Università Rovira I Virgili, a Tarragona in Spagna.

Informazioni su Serena Galié 25 Articoli
Laureata in Biotecnologie Mediche con curriculum internazionale in Management in Medical Biotechnology presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Master in Biotechnology of Environment and Health presso l'Università di Oviedo, in Spagna. Attualmente studentessa di un PhD in Nutrizione e Metabolismo presso l'Università Rovira I Virgili, a Tarragona in Spagna.

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