Ebolavirus: verso anticorpi “universali”

Dopo la terribile epidemia che ha colpito l’Africa nel 2014, l’ebola aveva fatto molto parlare di sé anche nel mondo occidentale. Tutti avevamo imparato che la malattia si trasmette per contatto diretto, con sangue o secrezioni, e che le percentuali di mortalità oscillano tra il 25% e il 90%. Sebbene oggi non sia più alla ribalta della cronaca, il problema non è scomparso. In Congo, nel biennio 2017-2018, si sono verificate due epidemie e la seconda è finita solo un mese fa. Fortunatamente, neanche la ricerca si è fermata: il vaccino sperimentale rVSV-ZEBOV realizzato grazie al National Institute of Health statunitense e alla farmaceutica Merck, è stato determinante nel contenimento dell’ultima epidemia. Il vaccino, che esprime una glicoproteina del virus, garantisce protezione fino a due anni dopo la somministrazione. Sebbene i dati siano incoraggianti, i vaccini non sono l’unica arma che possiamo sfoderare contro l’ebola e, più in generale, contro gli ebolavirus.

Un anticorpo per domarli tutti

Il virus viene combattuto anche a suon di anticorpi. Un studio pubblicato su Immunity ha identificato un potente anticorpo monoclonale EBOV-520 che neutralizza non solo il virus Ebola, ma anche i virus Sudan e Bundibugyo, sempre appartenenti al genere degli Ebolavirus (famiglia Filoviridae).

Tutti e tre i virus possono causare malattie letali negli esseri umani. Anticorpi contro gli ebolavirus esistono già, ma nella stragrande maggioranza dei casi sono specifici solo per una o al massimo due specie. Non possiamo conoscere in anticipo la natura dei prossimi focolai epidemici, ma con un anticorpo “universale” saremmo pronti in ogni caso.

Anticorpo…contro cosa?

Gli ebolavirus presentano una singola glicoproteina sulle superficie del loro “guscio” proteico. Si chiama GP ed è composta da due subunità, GP1 e GP2. GP1 contiene il sito di legame con il recettore dell’ospite(RBS, “receptor binding site”) e un dominio glicosilato. GP2 contiene anch’essa un dominio di interesse chiamato IFL (internal fusion loop “nodo di fusione interno”) e un “gambo” che la ancora alla membrana virale. GP è un buon bersaglio per chiunque progetti anticorpi o vaccini contro gli ebolavirus, poiché da solo consente al virus di ancorarsi alla membrana della cellula ospite e di entrare. Sono stati generati anticorpi contro varie porzioni della proteina, inclusi RBS, IFL, l’interfaccia GP1/GP2, il “gambo”.

 

Struttura di ebolavirus

EBOV-520

L’anticorpo EBOV-520 è stato identificato nel plasma di individui sopravvissuti all’epidemia di ebola del 2014 e quindi “protetti” dal virus. Il suo bersaglio è un struttura quaternaria situata all’interno di una regione conservata, che si estende tra le subunità GP1 e GP2 ed è vicino a RBS. EBOV-520 è in grado di neutralizzare il virus e di conferire protezione anche in vivo, su animali da laboratorio. Il suo meccanismo d’azione principale è la neutralizzazione diretta del virus, ma gli scienziati pensano che l’anticorpo potrebbe essere un’arma multifunzionale e intendono esplorare tutti i meccanismi che, agendo su più fronti, contribuiscono insieme all’immunità finale. Il legame di EPOV-520 al suo epitopo, in particolare, potrebbe alterare la conformazione di RBS, impedendone il legame con il recettore sulla cellula ospite.

Erika Salvatori

 

Fonte:

Gilchuk, P., et al. (2018) Multifunctional Pan-ebolavirus Antibody Recognizes a Site of Broad Vulnerability on the Ebolavirus Glycoprotein. Immunity 49, 363–374.

Laureata in Biotecnolgie Industriali, mi occupo di ricerca in onco-immunologia e di divulgazione e comunicazione della scienza.

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