L’alcol dipendenza, quanta colpa hanno i batteri?

Uno studio condotto da Kshitij S. Jadhav e pubblicato su Neuropharmacology rivela che alla base della dipendenza da alcol vi sia non solo l’alterata espressione dei recettori dopaminergici ma anche la composizione batterica intestinale.

Focalizzare le attenzioni su questi due aspetti potrebbe prevenire lo sviluppo di disordini come l’alcolismo.

L’alcolismo rappresenta ai giorni d’oggi una delle cause più comuni di morte e sempre più persone ne sono affette, forse incapaci di gestire una malattia che non tutti riconoscono come tale.  Per prevenire quanto detto, è opportuno attivare delle procedure alternative che non si limitino alla riduzione dell’apporto di alcol giornaliero.

E se intervenissimo sulla flora batterica?

È ormai noto che un eccessivo consumo di etanolo induca dei cambiamenti negativi sull’espressione batterica, non solo, modifichi la permeabilità intestinale, peggiori gli stati infiammatori.

I batteri comunicano col cervello attraverso l’asse microbiota-intestino-cervello, un eccesso di alcol influenza negativamente la flora inducendo l’aumento dei batteri proinfiammatori che indurrebbero a loro volta uno scompenso a livello cerebrale portando alla perdita della “lucidità” e del “controllo”. 

 

Tuttavia, l’incapacità di controllare l’assunzione dell’alcol dipende anche da aspetti legati alla personalità dell’individuo, che può risultare più o meno predisposto, oltre che dall’espressione dei recettori dopaminergici D1 eccitatori e D2 inibitori. 

Nello studio in questione, i ricercatori hanno monitorato il comportamento impulsivo e il livello d’ansia in 59 ratti Wistar educandoli poi all’auto-somministrazione alcolica giornaliera (0.1 ml di alcol 10%p/v) per un periodo continuativo di 80 giorni. Sono stati poi valutati alcuni loro comportamenti come l’incapacità di astenersi dal bere alcol, l’aumento della motivazione e il persistente bere alcol nonostante lo stimolo doloroso indotto.

Sono stati poi suddivisi i ratti in due gruppi definendo il primo “vulnerabile” perché positivo ad almeno due dei tre parametri, e “resiliente” il secondo perché positivo solo ad uno o nessuno dei parametri.

Successivamente si è testato l’effetto del baclofene (miorilassante) cioè se questo andasse ad alterare il comportamento dei ratti dovuto all’alcol. Utilizzando campioni di microbiota fecale e tessuto cerebrale striato, l’analisi ha evidenziato che su 59 modelli, 26 non hanno espresso alcuna di quelle caratteristiche, 14 sono risultati positivi a un solo parametro, 12 a due e i restanti 7 a tutti e tre.

Analizzando più nel dettaglio i ratti vulnerabili rispetto a quelli resilienti, si è osservato un insieme di comportamenti tipici e differenti tra cui l’aumento di peso, la maggiore risposta al baclofene, l’assenza di comportamento ansiogeno, l’aumentata ricerca, a volte ossessiva, dell’alcol.

Analizzando invece il tessuto cerebrale striato per la funzionalità dopaminergica, è stato evidenziato un aumento dei recettori D1 dopaminergici ed una riduzione D2.

Scendendo nel dettaglio, nel microbiota è stata evidenziata una maggiore espressione dei recettori D2 e una scarsa abbondanza dei batteri appartenenti al phylum Firmicutes.

È stato altresì interessante notare che la tendenza al consumo maggiore di alcol fosse correlata ad una maggiore espressione del genere Gemella. Il carattere impulsivo e ossessivo per il consumo di alcol è stato associato al Lachnospiraceae UCG-005. Invece il livello d’ansia è risultato positivamente correlato al genere Lachnospiraceae UCG-006 e Papillibacter ma negativamente ad Anaerofilium.  

È opportuno sottolineare che confrontando questi due modelli dal punto di vista del profilo batterico e dell’espressione dopaminergica, sono state identificate differenze marcate a seconda dell’esistenza o meno di un disordine come la dipendenza alcolica.  Risulta quindi evidente che per anticipare il disturbo d’alcol vale la pena focalizzare le proprie energie sulla valutazione di questi parametri per prevenirne l’abuso e la dipendenza. 

 

Alice Marcantonio

Fonte:

  • Jadhav KS,  et al. Gut microbiome correlates with altered striatal dopamine receptor expression in a model of compulsive alcohol seeking. Neuropharmacology. 2018 Oct;141:249-259. doi: 10.1016/j.neuropharm.2018.08.026.

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