Influenza spagnola: un cocktail di coincidenze mortali

“Il Fato è un cacciatore paziente. Certe coincidenze sono scritte in anticipo, come cecchini acquattati con un occhio nel mirino e un dito sul grilletto, in attesa del momento adatto.” Arturo Pérez Reverte

La coincidenza (termine derivato da «con» e dal latino «incidere», «cadere insieme») è un fatto accidentale e casuale: oltre ad essere la congiunzione di un evento ad altri, deve avvenire in maniera accidentale e inaspettata. Una coincidenza è anche l’ultimo quadro di Egon Schiele, “La famiglia”, oggi simbolo di una delle più grandi catastrofi sanitarie: l’influenza spagnola.

Tra le braccia di un uomo vigoroso, una donna nuda e un bambino riccioluto rappresentano la moglie di Schiele ed un figlio mai nato. Nell’Ottobre del 1918, la pandemia non solo distrusse la famiglia del pittore, ma anche quella di milioni di persone in tutto il mondo. Il tutto sotto le bombe di un conflitto che non aveva tregua. Coincidenza vuole che questo quadro sia stato dipinto giusto prima della tragedia e rappresenti, ad oggi, l’icona di quest’ultima.

Esattamente come un cecchino attento a sparare solo nel momento giusto, il virus dell’influenza H1N1, generalmente conosciuto come virus dell’influenza spagnola, è esploso con la sua virulenza proprio in presenza di determinate circostanze fatali. Condizioni ambientali, storiche, culturali hanno facilitato la diffusione di una delle maggiori pandemie nella Storia.

Influenza spagnola: solo analizzando l’origine del nome ci facciamo già un’idea dell’importante contesto storico in cui questa pandemia influenzale si sia sviluppata. Siamo nel 1918, nel pieno della Prima Guerra Mondiale. La Spagna è l’unico Stato a rimanere fuori dai combattimenti e pertanto l’unico Stato “legittimato” a lanciare l’allarme, attraverso i mezzi d’informazione. L’influenza si diffonde in maniera letale in tre ondate successive, nella primavera e nell’autunno del 1918 e nell’inverno 1918-1919, facendosi responsabile della morte di circa 50 milioni di persone a livello mondiale.

Nonostante al giorno d’oggi non si conosca il preciso focolaio di dispersione del ceppo mortale del virus, numerosi studi reindirizzano l’impressionante mortalità dell’influenza spagnola ad una serie di fattori genetici, ambientali e storici.

A questa conclusione è giunto un team di ricercatori dell’Universitá di Melbourne in Australia, con la recente pubblicazione di un meta-analisi nella rivista scientifica Frontiers in Cellular and Infection Microbiology.

Immagine: Fattori, interni ed esterni, che hanno influenzato la severità e trasmissibilità dell’influenza virale pandemica.

Gli studiosi hanno cercato di rispondere alle principali questioni ancora aperte riguardo l’impattante di questa pandemia. Diversi studi scientifici hanno attribuito la tempesta infiammatoria generata nelle vittime a determinati fattori virali (segmenti genici virali dell’emoagglutinina e della polimerasi). Allo stesso tempo, però, un rilevanza maggiore è imputabile al debole stato immunitario dei soggetti influenzati. L’assenza di anticorpi virali specifici e/o l’assenza di una reattività anticorpale crociata nei confronti del virus H1N1, ne ha favorito la diffusione tra i bambini e i giovani. Insieme all’affermato ruolo dell’ immunità umorale e cellulare, inoltre, un numero crescente di prove scientifiche suggeriscono l’importanza della differenza genetica individuale nella severità dell’influenza spagnola.

In un contesto sociale come quello del 1918, la compresenza di altre infezioni di origine batterica e parassitosi, come ad esempio la malaria, condizioni di malnutrizione e diverse commorbiditá hanno evidentemente giocato un ruolo determinante.

Al giorno d’oggi, una pandemia influenzale simile, in un quadro demografico ben più grande, causerebbe la morte di circa 21-147 milioni di persone. Ma, fortunatamente, il contesto sociale e culturale nel quale viviamo non è quello della Prima Guerra Mondiale. E sicuramente, l’influenza spagnola, così come la maggior parte delle maggiori epidemie influenzali, rappresentano una grande lezione storica di prevenzione e trattamento.

Al giorno d’oggi, la presenza di programmi globali di sorveglianza ci consente di monitorare e controllare la dispersione di ceppi virali patogeni nella specie umana. Una migliore comprensione dei meccanismi di adattamento del virus all’ospite e l’esistenza di una pre-immunità contribuiscono alla maggiore predicibilità delle influenze virali, molto prima che queste diventino pandemiche. Una maggiore conoscenza dei meccanismi di interazione del virus con l’ospite inoltre ci permetterebbe di sviluppare dei vaccini efficaci contro questi ultimi.

 

Serena Galiè

Fonti:

  • Back to the Future: Lessons Learned From the 1918 Influenza Pandemic (Kirsty R. Short. et al., 2018)
  • http://www.lescienze.it/news/2018/10/09/news/lezione_pandemia_spagnola_1918_anni_versario_riduzione_diffusione-4146511/
  • http://www.lastampa.it/2018/01/23/scienza/il-mistero-dellinfluenza-spagnola-del-la-pandemia-uccise-milioni-di-persone-in-due-anni-wSKabyPALUdbLlunFrEuqO/pagina.html

Laureata in Biotecnologie Mediche con curriculum internazionale in Management in Medical Biotechnology presso l’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Master in Biotechnology of Environment and Health presso l’Università di Oviedo, in Spagna. Attualmente studentessa di un PhD in Nutrizione e Metabolismo presso l’Università Rovira I Virgili, a Tarragona in Spagna.

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Laureata in Biotecnologie Mediche con curriculum internazionale in Management in Medical Biotechnology presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Master in Biotechnology of Environment and Health presso l'Università di Oviedo, in Spagna. Attualmente studentessa di un PhD in Nutrizione e Metabolismo presso l'Università Rovira I Virgili, a Tarragona in Spagna.

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