Lo strano legame tra EBV e sclerosi multipla

E’ il 1396, siamo in Olanda, una piccola ragazza di appena 16 anni di nome Lidwina, ad oggi conosciuta come Santa Lidwina da Schiedam, dopo una brutta caduta pattinando sul ghiaccio inizia un calvario che purtroppo la accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni, caratterizzato da disordini neurologici sempre più gravi, perdita della sensibilità e della vista. E’ il 1396, e Lidwina rappresenta il primo caso documentato di SCLEROSI MULTIPLA.

Come sappiamo, ancora oggi, questa malattia non ha cessato di colpire. Si stima che nel mondo, ci siano circa 1,3 milioni di persone con Sclerosi Multipla, di cui 400.000 in Europa e 57.000 in Italia. Ebbene sì, il nostro paese è uno tra quelli a più alto rischio di sviluppo della malattia. Ma in cosa consiste la Sclerosi Multipla?

La sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa su base autoimmunitaria del sistema nervoso centrale. Le patologie autoimmunitarie sono quelle nelle quali, a causa di un’alterazione del sistema immunitario (di base genetica, ambientale,microbiologica ecc.), quest’ultimo inizia ad attaccare costituenti propri dell’organismo stesso. In questo caso è la MIELINA, essa non viene più riconosciuta come propria. La mielina è una sostanza di natura lipoproteica che viene prodotta da particolari cellule del sistema nervoso, quali cellule di Schwann (responsabili della sua produzione a livello del sistema nervoso periferico) e oligodendrociti (a livello del sistema nervoso centrale); la sua funzione è quella di rivestire esternamente gli assoni dei neuroni e favorire la corretta conduzione degli impulsi nervosi (Fig.1)

Figura 1: Struttura del neurone con focus sul confronto tra un neurone sano, rivestito da mielina ed uno danneggiato tipico di un paziente affetto da SM.

Nella sclerosi, le cellule T, atte alla difesa contro agenti patogeni esterni, tendono a distruggere la guaina mielinica. Questo comporta un rallentamento, fino al blocco, degli impulsi che viaggiano dal sistema nervoso centrale alla periferia e viceversa. I sintomi principali di questa patologia dipendono dalle aree del cervello e del midollo spinale che vengono interessate dalla demielinizzazione. I pazienti affetti dalla patologia possono avere quadri clinici estremamente differenti tra loro. Tra quelli di maggior riscontro identifichiamo: sintomi visivi, fatica, sintomi sensoriali (parestesie, bruciore ecc), sintomi motori e del coordinamento, disturbi cognitivi e psicologici (es. depressione).

La malattia assume tre forme principali:

  • recidiva e remittente: caratterizzata da episodi di disfunzione neurologica, inframmezzati da periodi di stabilità in cui il paziente non sembra mostrare alcun sintomo;
  • primaria progressiva: caratterizzata da una progressiva disabilità neurologica che si verifica sin dall’inizio;
  • secondaria progressiva: caratterizzata da una progressiva disabilità neurologica che si verifica più tardi nel corso della malattia.

La diagnosi di sclerosi multipla non è semplice, sia perché molto spesso i sintomi sono vaghi, transitori e simili a differenti malattie e sia perché non ci sono delle tecniche diagnostiche estremamente specifiche. Ad oggi le metodiche utilizzate sono propriamente tre: la risonanza magnetica nucleare (Fig.2), i potenziali evocati (test per verificare quanto occorre al cervello del paziente per ricevere ed interpretare i messaggi nervosi,) e l’esame del liquor.

Figura 2: Esempio di risonanza magnetica con evidenti placche di demielinizzazione.

Una volta diagnosticata la patologia, si procede al trattamento. Esso si basa essenzialmente su farmaci immunomodulatori o immunosoppressori; ad esempio, per la prevenzione delle ricadute sono autorizzati due tipi di farmaci: interferon beta e glatiramer acetato. Il problema di queste terapie è che non danno mai dei veri e propri esiti davvero rilevanti ma bensì di una qualità generalmente bassa ed è per questo che la ricerca è ancora estremamente attiva in questo campo.

Il punto cruciale ed incerto di questa patologia sono LE SUE CAUSE.

Ne sono state ipotizzate diverse: Cause ambientali, si è notato che la patologia colpisce maggiormente in aree geografiche distanti dall’ equatore, portando così ad ipotizzare che ci possa essere una correlazione tra VITAMINA D (prodotta dalla pelle in relazione alla luce solare); cause genetiche, cause immunologiche e cause di natura infettiva.

E’ proprio di questa ultima categoria che fa parte il protagonista di questo articolo: IL VIRUS DI EPSTEIN-BARR o più comunemente definito mononucleosi.

Il virus di EPSTEIN BARR (EBV) si trasmette per via orale e solitamente colpisce il 90% della popolazione durante l’infanzia con decorso spesso asintomatico. Dopo la prima infezione, rimangono in circolo nell’organismo le cellule B infettate che, ovviamente, vengono tenute a bada dal nostro sistema immunitario. Queste cellule serviranno da “memoria immunologica” nel momento in cui torneremo a contatto con il virus nel corso della nostra vita. La correlazione tra EBV e SM venne identificata per la prima volta nel 1979, quando alcuni ricercatori scoprirono che pazienti , con SM clinicamente attiva, mostravano una più alta frequenza di sieropositività all’EBV ed un più alto livello di anticorpi anti-EBV in correlazione ai controlli. Oggi questa relazione resta il fulcro attorno al quale ruota la ricerca riguardante questa patologia e come accade quotidianamente nella scienza, le ipotesi sono davvero molte.

Alcuni studi hanno evidenziato la presenza di cellule B infettate nelle lesioni infiammatorie tipiche della sclerosi multipla. Sia il virus che le cellule che esso infetta, secondo questi ricercatori, vengono riconosciute come non-self dal nostro sistema immunitario, che quindi attiva una reazione di difesa contro di esse. La mielina ed i neuroni costituiscono il grande palcoscenico in cui tutto ciò avviene uscendone, però, naturalmente danneggiati e da qui le lesioni.

Ulteriori ricerche mostrano come il virus EBV presenti nella sua struttura, un antigene di superficie simile ad una proteina espressa a livello del liquor e che dunque questo potrebbe determinare, in soggetti predisposti, una risposta aberrante.

Non è finita qua, un’altra ipotesi riguarda una proteina definita αβ- crystallin. Si ritiene che l’esposizione all’infezione da EBV induca l’espressione della suddetta proteina nelle cellule linfoidi e negli oligodendrociti e che il sistema immunitario scambi questa proteina per un agente microbico e generi un attacco che comporta come step finale la demielinizzazione.

Come si può ben capire, il legame tra questi due elementi risulta assolutamente molto intricato e difficile da identificare con chiarezza, ma nella scienza bisogna aver pazienza.

Infatti dopo varie scoperte anche molto spesso contrastanti, un’equipe tutta italiana ha dimostrato per la prima volta, tramite esperimenti svolti su materiale autoptico di pazienti con SM, la presenza del virus nelle placche di demielinizzazione di tutti i casi analizzati e inoltre che questo promuove la risposta infiammatoria alla base del danno cerebrale. Questa innovativa ricerca quindi non mostra solo la concatenazione tra il virus e la patologia neurodegenerativa ma anche il suo meccanismo di azione.

I ricercatori infatti evidenziano come il virus sarebbe trasportato nel sistema nervoso centrale attraverso i linfociti B, queste cellule riescono ad attraversare la barriera emato-encefalica, che circonda e protegge il tessuto nervoso, ed una volta entrate, si espandono, costituendo così una sorta di riserva occulta di virus. La successiva risposta infiammatoria quindi, responsabile delle lesioni e dei consecutivi deficit neurologici, sarebbe generata proprio nel tentativo, da parte del nostro sistema immunitario di eliminare il virus dal sistema nervoso.

Ora, i più attenti lettori, si saranno accorti del fatto che se l’EBV fosse la causa primaria della SM, ad oggi, data la sua percentuale di diffusione, purtroppo quasi tutti saremo affetti da tale patologia neurodegenerativa. Così non è, proprio perché non basta il virus di per sé a provocare la patologia ma hanno un ruolo importante i fattori genetici, di cui ancora si sa davvero poco.

Ciò che è certo è che rispetto a molte altre cause ipotizzate, questa risulta essere quella che sta prendendo più forma e consistenza nella comunità scientifica e che ovviamente potrà aprire vie innovative soprattutto in termini terapeutici. Provate solo ad immaginare di poter prevenire almeno un 20% della malattia solamente attuando una vaccinazione sulla popolazione, il tutto associato ai grandi passi avanti che si stanno attuando, al giorno d’oggi, nel campo della genomica e della genetica ed il gioco è fatto. Più facile a dirsi che a farsi, vero. Ma come dice un vecchio proverbio: “TOLTA LA CAUSA, CESSATO L’EFFETTO.”

Ilaria Bellini 

Bibliografia 

  • “Transcriptional profile and Epstein-Barr virus infection status of laser-cut immune infiltrates from the brain of patients with progressive multiple sclerosis”. Caterina Veroni, Barbara Serafini, Barbara Rosicarelli, Corrado Fagnani and Francesca Aloisi. 2018
  • “Epstein–Barr virus and multiple sclerosis: potential opportunities for immunotherapy” Michael P Pender and Scott R Burrows. 2014.
  • “Epstein-Barr virus cause of multiple scleorisis”. Alex Tselis. 2012
  •   http://www.la-sclerosimultipla.net/EpsteinBarr.php

Commenta per primo

Rispondi