Il mondo dei micobatteri e Mycobacterium chimaera

Figura 1 – Mycobacterium tuberculosis

Il mondo dei batteri è uno dei più vari. Ne esistono di “buoni” come quelli intestinali e ne esistono di “cattivi” come quelli che causano le malattie più disparate. La diversa modalità d’infezione e la provocazione di stati di malattia dipende da vari fattori, tra i quali la struttura del batterio stesso.

I batteri del genere Mycobacterium hanno sicuramente una grandissima resistenza, dovuta alla loro particolare parete cellulare. Mentre altri batteri hanno una parete formata dalla molecola di peptidoglicano, o mureina, i micobatteri hanno uno strato di peptidoglicano sottile ma legato a molecole come arabinogalattano, glicolipidi fenolici e acidi micolici. Tale legame conferisce diversi vantaggi, tra i quali l’impermeabilità a varie sostanze, compresi molti antibiotici.

I micobatteri non sono facilmente colorabili in laboratorio, ma necessitano di una colorazione particolare chiamata Ziehl-Neelsen che prevede l’utilizzo di due componenti: la fucsina e l’acido fenico ed un tocco di blu di metilene. Questi componenti fanno apparire i micobatteri come dei bastoncini rossi su sfondo blu.

I micobatteri sono forse tra i batteri più famosi. per fare solo un paio di esempi, malattie famigerate quali tubercolosi e lebbra, sono dovute proprio a due rappresentanti di questo genere: Mycobacterium tuberculosis e Mycobacterium leprae.

Oltre a questi batteri ce ne sono però molti altri che sono innocui, comportandosi anche da saprofiti , alcuni dei quali si possono trovare anche all’interno del nostro organismo senza che provochino alcuna patologia.

Figura 2 – Mycobacterium tuberculosis

Tra i micobatteri classificati come innocui si annovera ad esempio Mycobacterium chimaeraGeneralmente non è pericoloso per l’uomo, è molto diffuso in natura e si ritrova anche nell’acqua potabile. Nonostante ciò si sono registrati, anche recentemente, casi di infezione invasiva.

Essa è legata a dispositivi chirurgici particolari che si occupano di tenere un’adeguata temperatura del sangue durante gli interventi di cardiochirurgia. Questi sistemi sono chiamati heater-cooler devices. M. chimaera contamina queste strumentazioni e raramente passa dall’apparecchio al paziente creando così un’infezione.

Figura 3 – Reparto chirurgia con medici a lavoro

Il suo tempo d’incubazione è di circa 17 mesi ed i sintomi che si manifestano sono febbre, affaticamento, perdita di peso. Purtroppo non esiste una terapia mirata ed efficace e di conseguenza circa il 50% dei pazienti che ne sono infetti ha gravi complicazioni.

Si sono verificati ed identificati casi di infezione da M. chimaera associati a questi dispositivi nel 2014, ma studi retrodatati hanno fatto emergere casi simili già nel 2011. Attualmente in Italia sono stati registrati 16 casi in Veneto negli ultimi 8 anni, purtroppo con 6 decessi tutti avvenuti in reparti di cardiochirurgia, su 30.000 interventi chirurgici che sono stati eseguiti nella regione. I casi sono davvero esigui rispetto agli altri paesi europei.

L’Europa ha già finanziato diversi studi per identificare più casi possibili e ricavare informazioni rilevanti per poter affrontare i casi futuri. Non si parla certo di epidemia visto che i casi sembrano comunque pochi, ma non va tralasciato il fatto che il periodo d’incubazione del batterio è molto lungo e che i sintomi si manifestano dopo un lasso di tempo esteso, rendendo il microorganismo non immediatamente identificabile.

Maria Luisa Cirillo

Fonti

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Maria Luisa Cirillo, dottoressa in biologia con una grande passione per tutto ciò che è scienza. Aspirante docente, ha una vocazione per la divulgazione scientifica attribuendo ad essa una grandissima importanza. Ha esperienza nel campo delle produzioni alimentari e sicurezza alimentare, in laboratori di microbiologia e di citologia-istologia.

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