Trapianto fecale: esistono i “super donatori”?

Sono sempre di più le malattie che scopriamo associate a disbiosi intestinale, una condizione caratterizzata dallo squilibrio della composizione batterica dell’intestino. Numerosi studi suggeriscono che i pazienti potrebbero beneficiare di un trapianto… “particolare”. Il ripristino della flora batterica attraverso trapianto fecale di microbiota si sta consolidando come strategia per il trattamento di infezioni e patologie croniche. Ma quali sono i requisiti per il successo della terapia? Tutte le feci sono uguali o alcune sono meglio di altre? Un articolo pubblicato su Frontiers in Cellular and Infection Microbiology cerca di rispondere a queste domande.

Perché il trapianto fecale?

Le feci non sono proprio il classico argomento di conversazione, anzi, se nominate nel contesto sbagliato, possono suscitare reazioni di disgusto o imbarazzo. Ma sono proprio loro il materiale di partenza per un trapianto di microbiota. Sebbene siano composte per il 74% di acqua, la parte solida contiene massa batterica in una percentuale significativa, che oscilla tra il 25% e 54%. La composizione dei batteri nelle feci ricapitola quella dell’intestino e l’equilibrio della flora batterica intestinale è indispensabile per la nostra salute.

Come si fa?

I campioni di feci vengono trattati con soluzione salina e possono essere usati freschi o congelati. Al bisogno, vengono scongelati e trapiantati il prima possibile (e comunque non oltre le 6 ore dallo scongelo) tramite colonscopia o clistere. Il paziente viene trattato con antibiotici per almeno 3 giorni fino alle 12-48 ore prima del trapianto, per consentire ai batteri di colonizzare l’intestino.

Contro quali malattie?

Il trapianto fecale di microbiota è attualmente raccomandato contro le infezioni da Clostridium difficile, un batterio anaerobico capace di produrre tossine che causano infiammazione al colon e all’intestino. Sebbene manchino studi sistematici su un grande numero di pazienti, si pensa ad un probabile ruolo benefico anche contro disordini gastrointestinali (costipazione, colite allergica), malattie di carattere metabolico, neurologico o a carico del fegato e del sangue, e persino il cancro.

Clostridium difficile

L’ipotesi dei “super donatori”

Nonostante le buone premesse, la percentuale di successo del trapianto fecale è modesta e con una grande variabilità tra i pazienti. Ciò potrebbe dipendere in parte dalla diversità e composizione batterica delle feci utilizzate. Insomma, potrebbero esistere dei “super donatori”, le cui feci garantirebbero una maggiore probabilità di successo. Ma non è ancora chiaro cosa renda un donatore veramente “super”. Gli scienziati hanno cercato risposte esaminando una serie di studi in cui il trapianto fecale è stato usato per curare una varietà di condizioni (colite allergica, sindrome dell’intestino irritabile, obesità, infezioni).

Le caratteristiche delle super feci

I donatori vengono sottoposti ad analisi del sangue e delle feci e selezionati anche sulla base della loro storia medica, un po’ come quando si dona il sangue. Sono controlli fondamentali per tutelare la sicurezza del paziente, ma non garantiscono l’efficacia del trattamento.

Il microbiota intestinale è unico e diverso in ogni individuo. Anche le patologie che causano disbiosi sono diverse tra loro. Le feci di uno, quindi, non possono andare bene per tutti; ma determinate caratteristiche potrebbero essere associate a una maggiore probabilità di successo contro determinate patologie.

Una di quelle che sta emergendo è ad esempio la diversità microbica: più le feci sono ricche di batteri, meglio è!

Ma non è importante solo la quantità. La presenza di determinate “specie chiave” permetterebbe di sopperire a carenze specifiche del paziente, soprattutto di carattere metabolico. Il butirrato è un acido grasso a catena corta prodotto dai batteri intestinali, con funzioni immunomodulatorie e di regolazione del metabolismo energetico. Per alcune patologie infiammatorie, come la sindrome dell’intestino irritabile o la sindrome metabolica e persino per l’obesità, il trapianto di specie che producono il butirrato correla con una maggiore efficacia terapeutica.

E comunque nelle feci non ci sono solo batteri. Il successo di alcuni trapianti fecali potrebbe essere imputato al trasferimento tra donatore e ricevente di virus che infettano altri microbi dell’intestino, eliminando potenziali competitori e garantendo la sopravvivenza dei batteri benefici trapiantati.

Un approccio personalizzato

Anche se azzecchiamo le specie giuste, condizione necessaria per la riuscita del trapianto è il loro attecchimento nel paziente. E a questo punto, le cose si complicano: il successo della colonizzazione non dipende solo dal donatore.

I profili di due pazienti sottoposti a trapianto con feci di uno stesso donatore non sono mai completamente identici. Sebbene il trattamento con antibiotico pre-trapianto aumenti la probabilità di colonizzazione, non possiamo escludere un’influenza da parte del microbiota “originale” . In particolare, l’incompatibilità dei ceppi batterici tra donatore e ricevente potrebbe compromettere l’esito del trattamento.

L’incompatibilità tra donatore e ricevente può anche essere genetica. Il 5-10% della variabilità microbica di ciascun individuo ha una base ereditaria: tra i ceppi ereditabili, la maggior parte sono associati alla maturazione e omeostasi del sistema immunitario. Spesso, l’attecchimento del microbiota trapiantato, fallisce a causa di una reazione del sistema immunitario, quello che comunemente viene chiamato rigetto.

Sul trapianto fecale c’è ancora molto da studiare, così come sull’argomento “super donatori”. Non sappiamo ancora con certezza se esistono e come individuarli, ma sta emergendo chiaramente la necessità di un approccio personalizzato. Le “super feci” da sole non sono sufficienti e non ne esiste un tipo universale che vada bene per tutti. Per massimizzare le probabilità di successo, l’ideale sarebbe abbinare donatori e riceventi con determinate caratteristiche di compatibilità.

Fonte:

Wilson, B. et al. The Super-Donor Phenomenon in Fecal Microbiota Transplantation. Front. Cell. Infect. Microbiol., 2019.

Informazioni su Erika 33 Articoli
Laureata in Biotecnolgie Industriali, mi occupo di ricerca in onco-immunologia e di divulgazione e comunicazione della scienza.

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